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    Home » Politica Estera » Egitto, dall’UE 20 milioni di euro all’esercito di al-Sisi: quando la sicurezza viene prima dei diritti umani

    Egitto, dall’UE 20 milioni di euro all’esercito di al-Sisi: quando la sicurezza viene prima dei diritti umani

    Bruxelles prosegue sulla strada della normalizzazione dei rapporti con lo strategico Paese nord-africano, il cui governo è responsabile di numerosi abusi e violazioni di diritti umani. Anche a danno di cittadini europei

    Giorgio Dell'Omodarme di Giorgio Dell'Omodarme
    8 Giugno 2026
    in Politica Estera, Difesa e Sicurezza
    Il presidente dell'Egitto, Abdel Fattah al-Sisi, insieme al presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, e alla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen (Fonte: Imagoeconomica)

    Il presidente dell'Egitto, Abdel Fattah al-Sisi, insieme al presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, e alla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen (Fonte: Imagoeconomica)

    Bruxelles – Venti milioni di euro a supporto delle Forze Armate dell’Egitto. È questa la cifra a cui ammonta il nuovo pacchetto di aiuti ufficialmente approvato oggi (8 giugno) dal Consiglio dell’Unione europea e finalizzato a rafforzare i rapporti tra Bruxelles e l’esercito del Cairo. Il denaro verrà erogato attraverso lo Strumento Europeo per la Pace (European Peace Facility, EPF), il fondo da 17 miliardi di euro che l’UE ha creato nel 2021 per finanziare le proprie attività di politica estera e di sicurezza comune anche attraverso forme di supporto a partner di Paesi terzi.

    In base a quanto si legge nel comunicato ufficiale di Palazzo Europa, l’obiettivo del pacchetto è quello di “rafforzare le capacità dell’esercito egiziano per migliorare la sicurezza nazionale e la stabilità dell’Egitto, nonché la protezione dei civili“. Inoltre – prosegue il documento – “il sostegno aumenterà le capacità delle forze armate di garantire la sicurezza marittima nel Mediterraneo e nel Mar Rosso“.

    La decisione odierna – aggiungendosi ad un’altra tranche di aiuti da 20 milioni erogata due anni fa – fa salire a 40 milioni di euro il contributo complessivo che l’UE ha fornito all’esercito del Cairo a partire dal 2024. Proprio nel 2024, del resto, Bruxelles ha avviato la propria operazione di riavvicinamento allo strategico Paese nord-africano, firmando con il presidente della Repubblica Abdel Fattah al-Sisi la Dichiarazione Congiunta su una Partnership Strategica e Complessiva. Tra i sei pilastri delle relazione tra UE ed Egitto che il documento mira a rafforzare, figura proprio quello relativo alla sicurezza.

    Nella ricerca di una nuova alleanza strategica col Cairo, l’Europa ha accettato di mettere da parte il proprio tradizionale ruolo di ‘sponsor’ internazionale della democrazia e dei diritti umani, decidendo di fare affari e firmare accordi con un regime che – dalla sua instaurazione nel 2014 – ha progressivamente intensificato la propria natura autoritaria. Per questo, la partnership siglata nel 2024 – e le iniziative che le hanno fatto seguito – hanno attirato numerose critiche, soprattutto da parte delle organizzazione non governative attive nel campo della tutela della democrazia e dei diritti umani.

    L’accusa più recente in ordine di tempo è quella mossa dalla ONG Human Rights Watch. In un report pubblicato lo scorso ottobre, l’ente con sede a New York sottolinea come “dalla firma della Partnership Strategica nel 2024 le politiche di repressione sistematica delle autorità egiziane, la persistente intolleranza verso il dissenso pacifico e le violazioni dei diritti economici e sociali degli egiziani sono proseguite senza alcuna significativa inversione di rotta“. Solo per dare alcuni numeri, l’ONG ricorda che “nel 2025 circa 6mila persone sono state rinviate a giudizio per reati legati al terrorismo, molte delle quali esclusivamente per aver esercitato diritti fondamentali” e “sparizioni forzate, torture ed esecuzioni extragiudiziali da parte delle forze di sicurezza continuano a verificarsi in un contesto di quasi totale impunità”.

    Secondi il direttore associato per l’UE di Human Rights Watch, Claudio Francavilla, “i leader europei non dovrebbero ignorare le numerose violazioni dei diritti umani che il popolo egiziano continua a subire“. Al contrario, “dovrebbero utilizzare la propria influenza per ottenere rifome concrete e attese da tempo, affinché il governo egiziano risponda delle proprie azioni davanti ai cittadini e si impegni a rispettarne i diritti”.

    Non solo Bruxelles non ha mai risposto all’appello di Francavilla – e ai numerosi altri esperti che si sono espressi in questi mesi – ma con la decisione odierna ha deciso di fornire ‘linfa vitale’ a uno dei gangli fondamentali del regime di al-Sisi: l’esercito. Da comandante in capo delle forze armate egiziane, al-Sisi è riuscito a prendere il potere proprio attraverso un golpe militare che nel luglio del 2013 ha portato al rovesciamento del primo e (finora) unico presidente eletto democraticamente nella storia del Paese, Mohamed Morsi.

    Inoltre, in questi dodici anni di governo autoritario al-Sisi ha assegnato alle forze armate un ruolo centrale nella gestione del Paese, al punto tale che sempre più esperti hanno cominciato a descrivere il suo regime come militarista. Ne è una dimostrazione tra le tante il coinvolgimento dell’esercito egiziano – in particolare della divisione dedicata all’intelligence – nella vicenda del ricercatore triestino Giulio Regeni, per il cui rapimento e successivo assassinio la Procura di Roma ha rinviato a giudizio quattro alti ufficiali della National Security del Cairo.

    Il regime di al-Sisi ha più volte negato l’estradizione degli imputati, costringendo la Corte costituzionale italiana ad intervenire nel 2023 affinché il processo potesse iniziare in contumacia. Nonostante questo ed altri casi in cui a fare le spese degli abusi compiuti dal governo egiziano siano stati cittadini europei, l’UE non sembra intenzionata a rivedere la sua politica di apertura nei confronti del Cairo.

    Tags: al-Sisiegittoue-egitto

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