Bruxelles – “I prezzi dell’energia sono di nuovo in aumento, spingendo verso l’alto l’inflazione nell’area dell’euro”. Su questo gli esperti della Banca centrale europea vogliono mettere le cose in chiaro. Ma l’aumento dei prezzi e il conseguente caro-vita sfugge al controllo della BCE. E’ quanto emerge dall’analisi sulle aspettative delle imprese e la ricerca su come le imprese leggono l’inflazione, e pubblicata sul blog della BCE. Qui si ricorda che c’è un differenza tra l’inflazione trainata dalla domanda o l’inflazione dipendente dall’offerta. La principale di queste differenze è che un’inflazione trainata dall’offerta “è spesso causata da sviluppi che sono in gran parte al di fuori del controllo di una banca centrale“, che quindi ha margini di manovra più limitati.
Le aspettative dei prezzi delle aziende del settore manifatturiero, dei servizi e delle costruzioni, rileva la BCE, sono “aumentate notevolmente” dopo lo scoppio della guerra in Iran, e da allora “è rimasto al di sopra del suo livello pre-guerra”. Nel caso specifico, le imprese leggono la situazione come “pressioni ampiamente stabili sulla domanda“, riconducendo quindi il problema dell’aumento dei prezzi al lato dell’offerta. In particolare, si sottolinea, “gli shock della spinta ai costi hanno fatto salire le aspettative sui prezzi all’inizio della guerra”.
Ciò che spaventa le imprese, sostiene ancora la BCE, è “principalmente la carenza di fornitura di materiali, legata all’aumento dei prezzi dell’energia”, con le conseguenti ripercussioni nella produzione, in particolare nei sotto-settori ad alta intensità energetica come prodotti chimici, petrolio raffinato e prodotti di carta.
Rispetto all’inizio della guerra in Ucraina e alla situazione che ne è scaturita nel 2022, “l’attuale aumento dell’inflazione è stato guidato, in primo luogo, da uno shock dell’offerta“, sottolineano gli esperti della banca centrale europea. La nuova spirale inflattiva “è stata alimentato dall’aumento dei prezzi dell’energia che passa attraverso la catena di produzione, piuttosto che da un’ampia impennata della domanda”. Le aziende lo capiscono. Hanno prestato sempre maggiore attenzione ai rischi di inflazione e all’inflazione, e le loro aspettative di domanda sono rimaste piatte.
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