Bruxelles – Fino a dove può spingersi l’intelligenza artificiale nella sorveglianza dei cittadini? È la domanda che riaccende il dibattito europeo sul riconoscimento facciale dopo il richiamo della Commissione europea all’Italia. “L’AI Act vieta l’identificazione biometrica in tempo reale negli spazi pubblici, salvo eccezioni rigorosamente circoscritte”, ha spiegato un portavoce dell’esecutivo UE durante il consueto incontro quotidiano con la stampa a Palazzo Berlaymont. “Non vogliamo che l’intelligenza artificiale venga utilizzata per creare un controllo pubblico sugli spostamenti quotidiani delle persone negli spazi pubblici accessibili: questo è un divieto chiaro”, ha aggiunto. Un principio che torna al centro dell’attenzione mentre il governo Meloni porta avanti l’iter del decreto nazionale chiamato a dare attuazione alle nuove regole europee sull’intelligenza artificiale.
Il riconoscimento facciale è stato uno dei dossier più divisivi dell’AI Act, il primo quadro normativo al mondo dedicato all’intelligenza artificiale. Durante i negoziati, il Parlamento europeo aveva chiesto un divieto totale dell’identificazione biometrica negli spazi pubblici, mentre diversi Stati membri spingevano per garantire maggiori margini di intervento alle forze dell’ordine. Il compromesso finale ha mantenuto il divieto come regola generale, introducendo però alcune deroghe strettamente limitate.
Dal 2 febbraio 2025, giorno di recepimento dell’AI Act le autorità possono ricorrere al riconoscimento biometrico in tempo reale soltanto in tre circostanze: per cercare persone scomparse o vittime di sequestro e tratta, per prevenire una minaccia terroristica imminente oppure per individuare gli autori di un elenco ristretto di reati particolarmente gravi, come terrorismo, omicidio o traffico di esseri umani. Anche in questi casi è richiesta, salvo situazioni di urgenza debitamente motivate, un’autorizzazione preventiva dell’autorità giudiziaria o di un’autorità indipendente. L’AI Act vieta inoltre la creazione di banche dati biometriche ottenute raccogliendo indiscriminatamente immagini da internet o dai sistemi di videosorveglianza.
È proprio sul confine tra queste eccezioni e il divieto generale che si è acceso il confronto con l’Italia. Il decreto legislativo con cui il governo intende adeguare l’ordinamento nazionale all’AI Act è ora all’esame delle commissioni parlamentari, ma alcuni passaggi hanno sollevato dubbi sulla loro compatibilità con il regolamento europeo. Le opposizioni hanno manifestato davanti a Palazzo Chigi con lo slogan “No al Grande Fratello d’Italia”, accusando l’esecutivo di voler introdurre un sistema di sorveglianza incompatibile con le garanzie fissate dall’Unione europea.
L’articolo 8 del decreto riprende sostanzialmente le deroghe previste dall’AI Act, consentendo il riconoscimento facciale in tempo reale solo in casi eccezionali e previa autorizzazione del pubblico ministero, con una procedura accelerata nelle situazioni di urgenza. Più controverso è invece l’articolo 10, che disciplina l’impiego dell’intelligenza artificiale nei sistemi di videosorveglianza già installati. Il testo prevede che, dopo la commissione di un reato, i software possano essere utilizzati per identificare persone già indiziate. Ma introduce anche la possibilità di raccogliere e conservare per sette giorni i dati biometrici delle persone che transitano in luoghi ritenuti sensibili, come piazze, stadi o manifestazioni pubbliche, così da poterli confrontare successivamente nel caso in cui venga commesso un reato.
È proprio quest’ultimo passaggio ad aver acceso il dibattito. Secondo il governo, la raccolta dei dati e il loro riconoscimento rappresentano due fasi distinte: il trattamento biometrico scatterebbe soltanto dopo un illecito. Una lettura che però non convince il Garante della privacy, che ha chiesto di chiarire espressamente nel testo che l’analisi dei dati possa avvenire esclusivamente dopo la commissione di un reato e ha giudicato troppo ampia la definizione dei luoghi in cui la raccolta preventiva sarebbe consentita, paventando il rischio di una sorveglianza di massa. Per l’eurodeputato Brando Benifei (PD/S&D), relatore dell’AI Act, il decreto rischia di “consentire una raccolta massiva di dati biometrici negli spazi pubblici, in contrasto con lo spirito della normativa europea”. Benifei ha annunciato un’interrogazione urgente alla Commissione europea per chiedere quali iniziative intende prendere nei confronti del governo italiano per far rispettare i diritti dei cittadini.
Dopo aver fissato limiti e divieti all’uso dell’intelligenza artificiale, Bruxelles dovrà vigilare affinché il delicato equilibrio tra sicurezza e diritti fondamentali venga rispettato anche nelle legislazioni nazionali. Una linea condivisa anche dal capodelegazione del Pd al Parlamento europeo, Nicola Zingaretti, secondo cui “la sicurezza non può diventare il pretesto per comprimere libertà e diritti fondamentali. L’Europa e’ stata chiara: il riconoscimento facciale indiscriminato nei luoghi pubblici è vietato. La vera sfida è usare l’intelligenza artificiale per proteggere le persone, non per trasformarle in soggetti costantemente monitorati”.

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