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    Home » Economia » Iran, la BCE: “Timori delle famiglie per redditi reali il vero nodo per le prospettive di crescita”

    Iran, la BCE: “Timori delle famiglie per redditi reali il vero nodo per le prospettive di crescita”

    Gli esperti della Banca centrale europea rilevano che il clima di sfiducia può essere invertito, ma le percezione sulla perdita di potere d'acquisto grava sulla domanda con le ripercussioni sul lato produttivo

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    3 Agosto 2026
    in Economia
    Il caro-bollette intacca i risparmi delle famiglie [foto: European Central Bank]

    [foto: European Central Bank]

    Bruxelles – Il clima di fiducia delle famiglie “è peggiorato notevolmente” a seguito della guerra in Iran e dell’aumento dei prezzi per carburanti ed energia che ne è derivato. Questo implica una minore propensione al consumo che potrebbe anche peggiorare se dovesse farsi strada la convinzione di perdite di reddito persistenti e non recuperabili. E’ quanto emerge da un’analisi della Banca centrale europea, relativa alle dinamiche dei consumi che seguono ai conflitti in Medio Oriente.

    Quello che è già emerso è che per il momento le famiglie ad alto reddito, quelle cioè in grado di poter gestire meglio le risorse e le spese, hanno semplicemente rinviato a un momento successivo consumi cosiddetti ‘discrezionali’ (abbigliamento di lusso e calzature o attrezzature sportive), ridotto i viaggi e i servizi non essenziali (trattamenti di benessere e servizi simili). Le famiglie più a basso redditto hanno invece iniziato a rinunciare alle cene fuori e al caffè al bar.

    Per tutti, sottolineano i tecnici della BCE, di fronte alla guerra in Iran “lo shock è comune e direttamente legato ai rischi per i prezzi dell’energia, l’inflazione e i redditi reali”. Questo shock di fiducia “sembra aver esercitato un effetto smorzante sulla domanda, che potrebbe pesare sullo slancio dei consumi sottostanti”. Vuol dire che “ulteriori rischi al ribasso potrebbero concretizzarsi se le famiglie percepissero le perdite reali di reddito derivanti dal conflitto come persistenti”.

    Detto in altri termini, “se le famiglie dovessero percepire le perdite di reddito reale derivanti dal conflitto come persistenti e associarle a un potere d’acquisto reale inferiore, il rallentamento iniziale guidato dal sentimento di sfiducia potrebbe diventare più radicato“. E’ questo “un rischio importante” per le prospettive economiche e l’andamento delle curve di domanda e offerta: si paventa all’orizzonte una contrazione dei consumi con le conseguenti ripercussioni sulla produzione.

    L’aspetto confortante è che rispetto al “notevole” peggioramento della fiducia delle famiglie seguita ai primi mesi della guerra la percezione generale è leggermente migliorata. Attenzione però: “La stretta relazione tra la fiducia dei consumatori e la crescita dei consumi suggerisce che potrebbero esserci rinnovate sfide ai consumi se la recente ripresa della fiducia dovesse rivelarsi temporanea“. Il perdurare delle ostilità non gioca dunque a favore delle prospettive economiche dell’eurozona.

    Tags: Banca Centrale europeabceconsumienergiafamiglieIranMedio Oriente

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