Bruxelles – Adesso il caldo inizia a preoccupare sul serio. Le alte temperature che stanno stritolando l’Europa unite alla siccità prodotta da assenza di precipitazioni stanno mettendo ancor più sotto stress il settore agricolo, già al centro di tensioni pre-esistenti alla difficile stagione estiva. Sullo sfondo c’è il timore di rischio per i raccolti e le rese agricole. Tradotto: si rischia di produrre molto meno e doverlo pagare molto di più. L’allarme non arriva dalle organizzazione agricole, sempre pronte a piangere miseria e chiedere misure di sostegno e politiche su misura. L’allarme lo lancia innanzitutto la FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura.
“L’indice dei prezzi alimentari aumenta tra le preoccupazioni meteorologiche, energetiche e geopolitiche”, avverte l’organismo internazionale in un primo bollettino aggiornato a luglio. Pesa anche ma non solo il surriscaldamento globale, ma è indubbio che “le recenti ondate di calore e le dinamiche dei prezzi dell’energia hanno spinto al rialzo le quotazioni per cereali, oli vegetali e zucchero“.
In aumenti cereali e grano
Va tenuto a mente che questo quadro non considera la ‘sparizione’ di fiumi navigabili quali Danubio e Reno, arterie fluviali interne di fatto inutilizzabili per la movimentazione merci, e dunque la situazione potrebbe rivelarsi anche più grave di quello che appare. Gli ultimi dati FAO indicano che l’indice dei prezzi dei cereali è aumentato del 3,4 per cento rispetto a giugno, mentre “i prezzi globali del grano sono aumentati del 5,8 per cento tra le crescenti preoccupazioni per le continue interruzioni dei flussi di esportazione nel Mar Nero e il probabile impatto delle recenti ondate di calore sui rendimenti delle colture in diversi paesi produttori chiave”.
Analogamente, i prezzi mondiali del mais sono aumentati del 3,6 per cento, sostenuti dalle preoccupazioni per il clima caldo e secco in alcune parti degli Stati Uniti d’America e dagli effetti di ricaduta da mercati energetici più solidi in mezzo a crescenti tensioni geopolitiche.
Allarme BCE: “Da siccità e caldo estremo rischi per inflazione e accesso al credito”
Non finisce qui, perché l’indice FAO dei prezzi dello zucchero è aumentato del 5,6 per cento a luglio, “principalmente a causa delle preoccupazioni per i potenziali impatti del tempo caldo e secco persistenti sulle rese delle colture nell’Unione europea” e per effetto delle condizioni meteorologiche legate a El Niño sulle prospettive di produzione nei paesi produttori chiave in Asia.
Preoccupazione per le rese invernali
Se la FAO avverte di aumenti dei prezzi agricoli, con possibile conseguenze e caro-spesa per i consumatori, il Centro comune di ricerca dell’UE (JRC), avverte in uno suo bollettino sulla siccità in Europa aggiornato a luglio 2026 che la fine dell’estate infuocata e asciutta non sarà priva di conseguenze: “La primavera secca e l’ondata di calore di maggio, seguite dalle ondate di calore di giugno, hanno compromesso le prospettive di resa delle colture invernali in alcune zone dell’Europa occidentale, centrale e orientale”.
La situazione prodotta fin qui dalle condizioni meteorologiche estreme è tale che “le colture estive hanno risentito delle temperature eccezionalmente elevate e della carenza di precipitazioni che si sono protratte per tutto giugno e luglio nell’Europa occidentale e in alcune zone dell’Europa centrale”. Questo ha fatto sì che le riserve idriche del suolo “si sono rapidamente esaurite e la domanda di acqua è aumentata, minacciando così il potenziale di resa delle colture estive”. Tra produzione agricola estiva e produzione agricola invernale, dunque, per il settore primario si prospetta uno scenario allarmante.
Anche il ‘made in Italy’ a rischio a causa del caldo
Le aree più critiche a livello regionale includono la Francia centro-occidentale, la Repubblica Ceca meridionale, la Slovacchia occidentale, l’Ungheria e la Romania occidentale, dove la prolungata siccità ha influito negativamente sullo sviluppo delle colture invernali. Inoltre, aree come la Germania sud-occidentale, la Francia orientale, la Spagna settentrionale e l’Italia centro-settentrionale registrano una riduzione delle aspettative di resa a causa del calore e dello stress idrico.
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