Bruxelles – È sempre più forte l’attacco di Washington alla Corte penale internazionale (CPI) alla quale l’Unione europea fa arrivare via social il proprio sostegno in una tentata difesa dell’ordine internazionale basato sulle regole e del diritto internazionale. Dopo le nuove sanzioni annunciate dagli Stati Uniti contro la presidente della Corte, la giapponese Tomoko Akane, e il viceprocuratore Abdoulaye Seye, del Senegal, Bruxelles prende posizione a difesa dell’istituzione con sede all’Aia. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa hanno espresso il loro sostegno alla Corte, ad Akane e ai “funzionari che ne difendono la missione”.
“La CPI aiuta a rendere giustizia alle vittime di alcuni dei crimini più orribili al mondo”, hanno scritto i due leader in un post congiunto su X. “Per svolgere questo lavoro essenziale, i suoi giudici e funzionari devono poter agire in modo indipendente e senza pressioni esterne”, hanno aggiunto.
Rubio: “La CPI è una minaccia alla sovranità degli Stati Uniti”
Il messaggio arriva all’indomani dell’ultima stretta dell’amministrazione di Donald Trump contro il tribunale internazionale. Ad annunciare le sanzioni è stato il segretario di Stato americano Marco Rubio, figura centrale della nuova campagna diplomatica di Washington per indebolire e, nelle intenzioni dichiarate dagli Stati Uniti, “smantellare” la Corte penale internazionale.
Rubio ha definito la Corte “un tribunale sovranazionale corrotto e irrimediabilmente politicizzato”, accusandola di avere “abusato deliberatamente della propria autorità” e di avere oltrepassato il proprio mandato. Secondo il segretario di Stato, la CPI avrebbe inoltre tentato di esercitare la propria giurisdizione su cittadini americani e di altri Paesi che non hanno ratificato lo Statuto di Roma.
È sulla base dell’Ordine esecutivo 14203, firmato dall’amministrazione Trump per imporre sanzioni alla CPI, che Rubio ha designato Akane e Seye. “Questi individui hanno partecipato direttamente agli sforzi della CPI volti a indagare, arrestare, detenere o perseguire funzionari di governi che non hanno acconsentito alla giurisdizione della Corte”, ha sostenuto.
La scelta di Washington rappresenta l’ultima escalation di una campagna che Rubio ha condotto in prima persona. A luglio il segretario di Stato aveva annunciato l’avvio di un’offensiva diplomatica per “smantellare” quella che considera una minaccia alla sovranità americana, promettendo di fare pressione anche sugli altri Paesi affinché interrompano i finanziamenti e la partecipazione alla Corte. Tra le misure prospettate figurano ulteriori sanzioni, restrizioni sui visti e pressioni diplomatiche sugli Stati che continuano a collaborare con l’istituzione.
Già a luglio, i portavoce dell’esecutivo comunitario avevano esplicitato la posizione dell’UE sulla questione, spiegando che la Commissione era al fianco della Corte penale internazionale e considerava “inaccettabile” qualsiasi attacco o minaccia nei confronti della CPI, dei suoi funzionari e del suo personale.
La CPI: “Minato l’ordine giuridico internazionale”
Gli Stati Uniti contestano da tempo la legittimità dell’azione della CPI nei confronti di cittadini americani e hanno intensificato il conflitto soprattutto dopo i procedimenti relativi a Israele. La Corte ha emesso nel novembre 2024 un mandato di arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dell’allora ministro della Difesa Yoav Gallant, alimentando le accuse di Washington di un’azione politicizzata. Con le nuove misure, il numero dei componenti e dei funzionari della CPI colpiti dalle sanzioni americane sale ulteriormente: secondo la stessa Corte, sono ora nove dei 18 giudici, entrambi i viceprocuratori, l’ex procuratore e un membro dello staff.
La risposta dell’Aia è netta. Le sanzioni contro giudici, procuratori e personale che operano per adempiere al mandato affidato alla Corte dagli Stati che hanno aderito allo Statuto di Roma “minano lo stato di diritto”. “Quando gli operatori giudiziari vengono minacciati per aver applicato la legge, è l’ordine giuridico internazionale stesso a essere messo a rischio”, ha affermato la CPI in un comunicato stampa.
Per la Corte, le pressioni americane non colpiscono soltanto l’istituzione, ma anche le vittime dei crimini internazionali, che si rivolgono alla CPI quando le altre vie per ottenere giustizia sono state esaurite. L’istituzione ha quindi assicurato che continuerà a svolgere il proprio mandato “con indipendenza e imparzialità”, nel rispetto dello Statuto di Roma.
Bruxelles si schiera con la Corte
In questo quadro si inserisce la presa di posizione dei vertici dell’Unione europea. Von der Leyen e Costa hanno scelto di esprimere un sostegno congiunto alla CPI e alla sua presidente – pur senza menzionare da chi arrivano le minacce, cioè gli USA –, sottolineando la necessità che giudici e funzionari possano operare senza interferenze. “La CPI aiuta a rendere giustizia alle vittime di alcuni dei crimini più orribili al mondo”, hanno ribadito i due leader, difendendo il ruolo della Corte proprio mentre Washington ne contesta la legittimità e invita gli altri Paesi a prendere le distanze dall’istituzione.
Il sostegno europeo arriva dunque mentre l’attacco degli Stati Uniti di Trump alla Corte dell’Aia entra in una nuova fase. Da una parte Washington, con Rubio in prima linea, punta a isolare la CPI attraverso sanzioni e pressioni diplomatiche. Dall’altra, l’Unione europea ribadisce la necessità di tutelarne l’indipendenza e il ruolo nell’ordinamento internazionale.



![[Foto: Unsplash]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/06/jakob-rubner-oqCRCYUiJpw-unsplash-350x250.jpg)







![Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu (sinistra) e il presidente russo, Vladimir Putin [foto: imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/08/putin-netanyahu-120x86.png)