Bruxelles – “Attacchi o minacce contro i funzionari eletti dalla Corte penale internazionale sono inaccettabili“. L’ha dichiarato il portavoce della Commissione europea per gli Affari esteri e politiche di sicurezza, Anouar El Anouni, nel briefing con la stampa di oggi (18 maggio) rispondendo a una domanda sulla sospensione delle sanzioni statunitensi contro Francesca Albanese e sulla possibilità di attivazione dello statuto di blocco – uno strumento normativo per proteggere gli operatori economici UE dalle sanzioni imposte da Paesi terzi – per difendere i giudici della Corte penale internazionale sanzionati dall’amministrazione Trump.
Sul dossier Albanese, la Commissione non commenta: “Non c’è nessun commento da parte nostra, ma vorrei ricordare che noi, come UE, sosteniamo la Corte Penale Internazionale e i principi enunciati nello Statuto di Roma. Rispettiamo l’imparzialità e l’indipendenza della Corte e siamo fortemente impegnati nella giustizia penale internazionale e nella lotta contro l’impunità”. Mentre rispetto alle sanzioni statunitensi ancora in vigore nei confronti dei giudici europei della Corte penale internazionale, lo sloveno Beti Hohler e il francese Nicolas Guillou, per il loro ruolo nell’emissione del mandato di arresto del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e del ministro della difesa israeliano, Yoav Gallant, il portavoce ricorda che “attacchi o minacce contro i tribunali, i funzionari eletti, il personale e coloro che collaborano con la Corte non sono accettabili”. E sottolinea che l’esecutivo UE ha “collaborato direttamente con la Corte e i funzionari interessati per discutere della situazione attuale in cui si trovano” e “continuerà a valutare misure concrete“. Cosa queste misure concrete comportino, non lo ha precisato, ma è entrata più nello specifico la portavoce della Commissione europea per il Mercato interno, politica industriale e servizi finanziari, Siobhan McGarry, evidenziando che la Commissione è “consapevole della necessità di fornire un sostegno costante alla Corte sia dal punto di vista finanziario che diplomatico” e che valuta “soluzioni fattibili per consentire al suo personale di continuare a lavorare quotidianamente“. Aspetto su cui palazzo Berlaymont si dichiara in “costante contatto” con gli Stati membri.










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