Bruxelles – Quando i cittadini dell’Andalusia si recano alle urne, tutta la Spagna li guarda. L’appendice meridionale della Penisola iberica è la comunità autonoma più popolosa del Paese (9 milioni di abitanti, poco meno della Lombardia), ospita città come Siviglia, Granada, Cordoba e Malaga e – soprattutto – è considerata una sorta di ‘Ohio spagnolo‘: come lo Stato del midwest americano, l’Andalusia ha una composizione socio-economica molto simile a quella nazionale e spesso il risultato che i partiti ottengono a livello locale costituisce un antipasto di quanto accadrà alle successive elezioni politiche.
Ecco allora che nella giornata di ieri (17 maggio) – e con in mente il voto nazionale del 2027 – gli occhi dei principali leader politici spagnoli hanno puntato verso sud: l’Andalusia andava al voto per rinnovare il proprio Parlamento regionale e nominare il presidente del governo autonomo. E quello che è emerso – ancora una volta – è una conferma degli equilibri politici registrati dai principali sondaggi nazionali: il Partito Popolare (PP) di centro-destra nel ruolo di prima forza, seguito a distanza dal Partito Socialista (PSOE) del primo ministro Pedro Sanchez in forte calo, e soprattutto la formazione di estrema destra VOX a fare da ago della bilancia.
I risultati: vincono i popolari, ma senza VOX non hanno la maggioranza
Quando manca soltanto una manciata di schede alla conclusione dello scrutinio, i risultati del voto andaluso possono essere considerati definitivi. I popolari – guidati dal presidente uscente Juan Manuel Moreno Bonilla – conquistano il 41,6 per cento dei consensi, mantenendo il ruolo di primo partito regionale nonostante un lieve calo rispetto al 43,1 per cento del 2022. Al secondo posto si piazzano i socialisti di Maria Jesús Montero, che conquistano soltanto il 22,7 per cento delle preferenze, realizzando così il loro peggior risultato elettorale in una regione che hanno controllato ininterrottamente dal 1979 al 2018. Una dinamica diametralmente opposta rispetto a quella registrata da VOX: confermandosi terza forza del Parlamento andaluso, il partito fondato da Santiago Abascal ottiene il 13,5 per cento dei voti e batte così il record di preferenze registrato nel 2022. Infine, superano la soglia di sbarramento anche due forze della sinistra radicale e autonomista: gli anti-capitalisti di Adelante Andalucia mettono a segno un vero e proprio exploit con il 9,6 per cento dei consensi (+4,6 rispetto al 2022), mentre gli avversari interni di Por Andalucia si fermano al 6,3 per cento.
Se – in termini di voti assoluti – la vittoria dei popolari era sostanzialmente data per scontata, la vera battaglia del voto andaluso si combatteva sul numero dei seggi: il PP sarebbe riuscito ad ottenere la maggioranza assoluta in autonomia? Oppure avrebbe avuto bisogno di formare un’alleanza post-elettorale per trovare i numeri necessari a formare un nuovo governo?
Sembra ormai chiaro che la risposta da ‘accendere’ sia la seconda. I popolari dovrebbero ottenere soltanto 53 seggi, esattamente due in meno rispetto ai 55 necessari per raggiungere la maggioranza assoluta. Se Moreno vorrà governare, dunque, dovrà cercare il ‘soccorso esterno’ di qualche altra forza politica.
Escludendo la sinistra radicale e i rivali storici del PSOE, al PP non resta che un’opzione: l’apertura all’estrema destra di Vox. Moreno non si è ancora espresso in merito, ma se si dovesse andare in questa direzione l’Andalusia diventerebbe la quarta regione consecutiva ad essere guidata da una giunta PP-VOX. Lo stesso epilogo si è realizzato in seguito al voto in Extremadura (dicembre 2025), in Aragona (febbraio 2026) e in Castiglia e Leon (marzo 2026).
I risvolti nazionali: il rafforzamento dell’ala destra del PP e la crisi del PSOE
Quella del raggiungimento della maggioranza assoluta e dell’indipendenza da VOX per formare un governo era soprattutto una battaglia interna ai popolari stessi. Da mesi, all’interno del partito è in corso un acceso dibattito sulla posizione da tenere alle prossime elezioni politiche del 2027 e – soprattutto – nelle successive trattative per la formazione di un governo. La corrente più conservatrice ritiene che – se i sondaggi dovessero essere confermati e il PP dovesse classificarsi come primo partito ma senza la maggioranza assoluta – il modello delle alleanze regionali con VOX dovrebbe essere replicato su scala nazionale. L’ala più moderata, invece, esclude questo tipo di opzione.
Moreno – che ha governato l’Andalusia ‘in solitaria’ durante il mandato appena concluso – è il principale esponente di questa seconda fazione e il suo obiettivo era quello di raggiungere la soglia dei 55 seggi proprio per dimostrare ai dirigenti nazionali del PP che il centrismo paga più dell’estremismo e che distanziarsi dall’estrema destra attira più consensi che appiattirsi sulle sue posizioni. In questo, aveva trovato il supporto del leader nazionale del partito, Alberto Nunez Feijoo, che durante un comizio a Malaga aveva affermato sibillino che “in questo momento è più importante che mai avere una politica moderata e centrista“.
Ma la tesi del tandem Moreno-Feijoo esce fortemente indebolita dal voto andaluso, a vantaggio dell’ala destra del partito capitanata dalla presidente della Comunità di Madrid, Isabel Diaz Ayuso.
“Avevamo detto che sarebbe stato complicato e non abbiamo raggiunto l’obiettivo (della maggioranza assoluta, ndr)”, ha ammesso Moreno in un discorso della vittoria inevitabilmente dolceamaro. A questo punto, colui che ha condotto una campagna elettorale tutta improntata a conquistare il voto della Spagna centrista – e persino dei socialisti più riformisti – potrebbe vedersi costretto ad accettare una serie di punti programmatici molto controversi, pur di ottenere il sostegno di VOX. Tra i cavalli di battaglia della formazione di estrema destra, ad esempio, c’è la politica della cosiddetta ‘priorità nazionale’. L’idea di fondo è quella secondo cui i cittadini spagnoli dovrebbero avere la precedenza nell’accesso ai servizi pubblici rispetto agli stranieri, a prescindere dalle reali condizioni di necessità dei singoli. La priorità nazionale ha già trovato spazio negli accordi di governo raggiunti in Estremadura e Aragona e il candidato presidente di VOX in Andalusia, Manuel Gavira, si è affrettato a mettere in chiaro che è su questo punto che si giocheranno le trattative dei prossimi giorni: “Gli andalusi hanno parlato chiaramente e hanno detto che cosa vogliono: la priorità nazionale“, ha avvertito.
Mentre a destra ci si scontra su come e con chi governare, a sinistra ci si continua a leccare le ferite. Con il deludente risultato andaluso, il PSOE allunga a quattro la striscia di sconfitte consecutive nelle elezioni regionali e conferma una situazione di crisi a livello locale che si somma a quanto sta accadendo a livello nazionale: Pedro Sanchez guida un governo che non ha più una maggioranza in Parlamento e che dal 2023 è costretto ad operare con un bilancio provvisorio. “I risultati non sono buoni per noi e prendiamo atto di quanto gli andalusi ci hanno detto nelle urne”, ha commentato a caldo Montero.
A nulla è valso scegliere come candidata proprio lei: uno dei nomi più noti del governo Sanchez, già vicepremier e ministra delle finanze dal 2018 al marzo di quest’anno.

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