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    Home » Politica Estera » L’UE contro le minacce di Rubio alla Corte Penale Internazionale: “Inaccettabili”

    L’UE contro le minacce di Rubio alla Corte Penale Internazionale: “Inaccettabili”

    La portavoce per le Sanzioni: "Stiamo già agevolando tutte le misure appropriate, comprese iniziative di natura diplomatica, giuridica e finanziaria, che possano contribuire a garantire la continuità delle attività della Corte"

    Giulia Torbidoni di Giulia Torbidoni
    14 Luglio 2026
    in Politica Estera, Diritti
    Tribunale Corte penale internazionale e crimini contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio, 2022. Crediti: Clemente Marmorino via Imagoeconomica

    Tribunale Corte penale internazionale e crimini contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio, 2022. Crediti: Clemente Marmorino via Imagoeconomica

    Bruxelles – L’Unione europea sta al fianco della Corte Penale internazionale e considera inaccettabile ogni attacco o minaccia contro la CPI, i funzionari e il personale tutto. Lo ha sottolineato, oggi (14 luglio), durante il quotidiano briefing della Commissione europea con la stampa, il portavoce per gli Affari esteri Anouar El Anouni, in risposta a una domanda sulle ultime minacce che arrivano dagli USA di sanzioni alla Corte e di pressioni sugli altri Paesi affinché si ritirino.

    “Come Unione europea, sosteniamo con fermezza la Corte penale internazionale e i principi sanciti dallo Statuto di Roma“ e ne “rispettiamo l’indipendenza e l’imparzialità“, ha risposto El Anouni ricordando che l’UE è “fortemente impegnata a favore della giustizia penale internazionale e della lotta contro l’impunità”, mentre “attacchi o minacce nei confronti della Corte, dei suoi funzionari eletti, del suo personale o di coloro che collaborano con essa sono semplicemente inaccettabili“. Il portavoce ha anche ricordato che “la CPI non prende di mira gli Stati sovrani né costituisce una minaccia alla loro sovranità”, na che, “in base allo Statuto di Roma, esercita la propria giurisdizione sulle persone fisiche responsabili dei crimini più gravi che destano preoccupazione per la comunità internazionale”.

    Anche se gli USA non aderiscono alla Corte Penale Internazionale – così come non ne fanno parte Israele e e Russia -, ieri il segretario di Stato USA, Marco Rubio, ha definito la CPI una “minaccia esistenziale” per gli USA. In un videomessaggio su X e in un articolo pubblicato sul Wall Street Journal, Rubio ha affermato che, “in questo preciso istante, la CPI e i suoi alleati stanno dichiarando guerra al nostro Paese, non con proiettili o missili, ma con statuti, trattati e la forza di cio’ che viene chiamato ‘diritto internazionale'”. Un pericolo che, ai suoi occhi, “non ha fatto che aumentare” tanto che “oggi minaccia ogni aspetto del nostro sistema politico e giuridico”. Di più: “Se rimaniamo passivi, saremo tutti alla mercè di giudici stranieri situati a migliaia di chilometri di distanza, esposti al costante rischio di essere processati, o addirittura incarcerati, per il cosiddetto crimine di difendere il proprio Paese”, ha aggiunto Rubio. Tutto ciò perché la Corte “cerca di diventare l’arbitro che non deve rendere conto a nessuno di una nuova legge globale, con il potere di perseguire e arrestare i nostri cittadini e di minacciare in modo esistenziale la sovranità americana”. Per tutte queste ragioni, “insegneremo loro cosa davvero significa la determinazione americana”, ha minacciato Rubio.

    L’Ue dura contro le sanzioni di Trump a L’Aia. Ma la Corte è sotto attacco anche in Europa

    In un comunicato stampa ufficiale, il dipartimento che Rubio guida è stato più esplicito rispetto ai mezzi che verranno utilizzati per “smantellare la minaccia” e “per neutralizzare sistematicamente la capacità della CPI di operare, di prendere di mira militari o funzionari americani o di minacciare in qualsiasi altro modo la sovranità americana”. Tra le azioni in fase di valutazione – che parlano di ingerenze e influenze sui Paesi terzi -, ci sono “chiamate diplomatiche del segretario di Stato, del vice segretario, degli ambasciatori e di altri membri di alto livello ai Paesi stranieri, al fine di evidenziare gli abusi della Corte penale internazionale (CPI) e i rischi che essa comporta per i cittadini americani, e sollecitare altri paesi a ritirarsi dalla CPI”; “i Paesi che collaborano con le forze dell’ordine e l’esercito statunitensi, o che beneficiano della protezione offerta dagli Stati Uniti, sono invitati a respingere la presunta autorità della CPI di perseguire funzionari e militari americani“; “maggiore controllo sui Paesi che si rifiutano di respingere la falsa autorità della CPI pur continuando a contare sull’assistenza degli Stati Uniti“; “chiamate diplomatiche che esortano altri Paesi che, come gli Stati Uniti, non aderiscono allo Statuto di Roma, a sfruttare le proprie reti diplomatiche per intraprendere azioni simili al nostro fianco”; “revoca dei visti e divieti di viaggio per il personale della CPI” e “aumento delle sanzioni contro la CPI e le organizzazioni affiliate“.

    L’amministrazione USA targata Donald Trump ha lanciato la sua offensiva contro la Corte – che ha sede all’Aja, nei Paesi Bassi – soprattutto dopo le indagini della Corte nei confronti di Israele e l’emissione di mandati di arresto, nel novembre 2024, per il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e il ministro della Difesa, Yoav Gallant, per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Washington ha messo in piedi sanzioni contro diversi giudici della Corte, incluso il procuratore capo, che vietano ai colpiti di poter entrare negli Stati Uniti e di svolgere qualsiasi transazione immobiliare o finanziaria.

    Istituita nel 2002, la CPI persegue gli individui accusati delle atrocità più efferate, tra cui crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio. Sono 125 gli Stati Parte dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale: 33 sono Stati africani, 19 sono Stati dell’Asia-Pacifico, 20 provengono dall’Europa orientale, 28 sono Stati dell’America Latina e dei Caraibi e 25 sono Stati dell’Europa occidentale e di altre regioni. Non ci sono USA, Israele e Russia, il cui presidente, Vladimir Putin, è oggetto di un mandato di arresto dal marzo 2023.

    Davanti a questi attacchi più recenti, “la Commissione continua a sostenere l’operato della Corte penale internazionale (CPI), comprese le sue indagini sui crimini di guerra e sui crimini contro l’umanità. E stiamo già agevolando tutte le misure appropriate, comprese iniziative di natura diplomatica, giuridica e finanziaria, che possano contribuire a garantire la continuità delle attività della Corte“, ha specificato la portavoce della Commissione europea per le Sanzioni, Siobhan McGarry. “Per ciascuna misura, la Commissione, in stretto contatto naturalmente con la stessa CPI, con gli Stati membri e con le parti interessate, sta valutando attentamente la necessità, la proporzionalità, l’efficacia e le pertinenti implicazioni giuridiche e pratiche”, ha sottolineato. Infine, “vorrei ricordare che, per quanto riguarda i conti di pagamento, c’è stata una recente sentenza che presenta una certa rilevanza in questo contesto: il tribunale ha ribadito che, ai sensi del diritto dell’Unione europea, tutti i consumatori che risiedono legalmente nell’UE, in base alla direttiva sui pagamenti di base e sui conti di pagamento, hanno il diritto di aprire un conto di pagamento con caratteristiche di base”. Ciò “significa che una banca non può rifiutarsi di aprire, né può chiudere un conto di pagamento di base se non per una serie limitata di motivi, quali il sospetto di riciclaggio di denaro o di finanziamento del terrorismo o in caso di inattività. Quindi, ribadiamo ancora una volta che il personale, come qualsiasi altro cittadino, ha diritto a un conto di pagamento di base”, ha concluso la portavoce.

    Tags: commissionecorte penale internazionaleminacceRubiosanzioniueusa

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