Bruxelles – Netflix, serie, sport e musica: per milioni di europei lo streaming è ormai una voce fissa delle spese digitali. Nel 2025, il 32,7 per cento degli utenti internet nell’UE ha pagato un abbonamento a servizi di streaming per film, serie o sport, la quota più alta tra le quattro tipologie di abbonamento rilevate da Eurostat, l’Ufficio statistico dell’Unione europea. Il dato è in crescita rispetto al 30 per cento registrato nel 2024, dove serie tv, film e programmi televisivi venivano principalmente fruiti dal PC.
La musica segue a distanza, con il 23 per cento degli utenti che paga un servizio di streaming musicale. Molto più contenuta, invece, la propensione a mettere mano al portafoglio per l’informazione: appena il 7,2 per cento paga abbonamenti a siti di notizie, quotidiani o riviste online. Ancora più ridotta la quota di chi paga servizi di gaming in streaming, pari al 6,1 per cento.
La vera capitale europea dello streaming è Dublino. L’Irlanda è nettamente in testa alla classifica: nel 2025 il 63,9 per cento degli utenti internet aveva un abbonamento a servizi per film, serie o sport. Seguono la Danimarca, al 61,1 per cento, e i Paesi Bassi, al 59,2 per cento. Anche la Svezia supera la metà, con circa il 54 per cento degli utenti. All’estremo opposto c’è la Bulgaria, dove la quota si ferma al 9,3 per cento. Seguono Slovenia (13,7 per cento), Lettonia (16,7 per cento) e Lituania (17,4 per cento). Il divario è dunque enorme: tra Irlanda e Bulgaria ci sono oltre 54 punti percentuali.
Anche nel Bel Paese lo streaming a pagamento è ormai una realtà consolidata, ma la quota, al 20,1 per cento, resta al di sotto della media europea del 32,7 per cento. Il dato colloca l’Italia nella parte intermedia-bassa della classifica UE, lontana dai livelli di Irlanda e Danimarca. Una distanza che racconta anche differenze nelle abitudini di consumo digitale e, soprattutto, nella disponibilità a pagare per contenuti online.
Il Nord Europa domina anche quando si passa alla musica. La Svezia registra la quota più alta di abbonati ai servizi musicali, al 52 per cento, seguita da Irlanda (51 per cento), Paesi Bassi (50 per cento) e Danimarca (49 per cento). In Bulgaria e Croazia, invece, la percentuale resta sotto il 10 per cento, rispettivamente al 7 per cento e all’8 per cento.











