Bruxelles – Una nuova ricerca della Vrije Universiteit Brussel (VUB) mostra che a livello globale fino a 560 milioni di bambini di età compresa tra 0 e 9 anni (il 43 per cento di tutti i bambini in questa fascia d’età) sono esposti ad almeno un mese aggiuntivo (30 o più giorni) di stress da calore all’anno a causa dei cambiamenti climatici di origine antropica. Un quantità di tempo che supera quella di qualsiasi altra fascia d’età ed è quasi il triplo rispetto ai 190 milioni di persone (30 per cento) di età compresa tra 60 e 69 anni che subiscono questa ulteriore minaccia per la salute. I bambini, quindi, sono già sottoposti a livelli sproporzionatamente elevati di caldo umido pericoloso causato dai cambiamenti climatici di origine umana e si prevede che l’esposizione aumenterà con l’ulteriore riscaldamento.
Secondo le proiezioni di scenario climatico di 1,5 °C e 2 °C di riscaldamento globale, che è estremamente probabile vengano superati se i Paesi continueranno con le politiche attuali, si prevede che il numero di bambini tra 0 e 9 anni colpiti da un mese aggiuntivo di caldo pericoloso aumenterà rispettivamente a 620 milioni (49 per cento) e 650 milioni (59 per cento). Lo studio, pubblicato ieri (26 agosto) su Science Advances da un team internazionale di ricercatori guidato dalla VUB, è la prima analisi in assoluto a quantificare come l’esposizione al calore direttamente collegata ai cambiamenti climatici influisca sulle diverse fasce d’età a livello globale, sia nel presente che nel prossimo futuro. I ricercatori hanno combinato dati demografici con modelli climatici all’avanguardia e la scienza dell’attribuzione, che identifica il ruolo dei cambiamenti climatici negli eventi meteorologici estremi.
Questo studio innovativo evidenzia che i rischi per la salute derivanti dai cambiamenti climatici sono già presenti oggi e sono distribuiti in modo diseguale tra generazioni e aree geografiche. Il cambiamento climatico ha quasi triplicato il numero di bambini esposti a stress termico totale per almeno 5 mesi (150 giorni) a livello globale, passando da 120 milioni (il 9 per cento dei bambini di oggi) in un mondo senza cambiamenti climatici a 350 milioni di bambini (il 27 per cento) oggi. Questo numero è quasi tre volte superiore a quello degli adulti di età compresa tra 60 e 69 anni esposti a stress termico totale per almeno 5 mesi (120 milioni, ovvero il 18 per cento).
I maggiori incrementi di calore umido dovuti ai cambiamenti climatici si verificano nelle regioni tropicali e nei Paesi più poveri, dove le popolazioni sono più giovani e, di conseguenza, un numero maggiore di bambini ne è colpito. L’Asia meridionale, il Sud-est asiatico e l’Africa occidentale sono le regioni con il maggior numero di bambini esposti oggi a stress termico pericoloso. I bambini rimarranno esposti in modo sproporzionato rispetto a tutte le altre fasce d’età, indipendentemente dall’invecchiamento della popolazione a livello globale. In un mondo con un aumento di 1,5 °C si prevede che 620 milioni di bambini (49 per cento) di età compresa tra 0 e 9 anni sperimenteranno almeno un mese aggiuntivo di stress da calore all’anno e 390 milioni (31 per cento) almeno 5 mesi totali di stress da calore. In un mondo con un aumento di 2 °C si prevede che 650 milioni di bambini (59 per cento) di età compresa tra 0 e 9 anni sperimenteranno almeno un mese aggiuntivo di stress da calore all’anno e 420 milioni (37 per cento) almeno 5 mesi totali di stress da calore.
Il calore eccessivo altera il normale funzionamento del corpo umano, aggrava patologie preesistenti e può portare a gravi complicazioni come colpo di calore, disidratazione e insufficienza d’organo. Le ondate di calore pericolose stanno diventando più frequenti e intense a causa dei cambiamenti climatici, principalmente dovuti alla combustione di combustibili fossili come petrolio, carbone e gas. Lo studio si concentra sul calore umido, che è più pericoloso del calore secco perché ostacola la capacità del corpo di sudare per raffreddarsi, portando a livelli pericolosi di stress termico. I bambini sono particolarmente vulnerabili al calore estremo perché il loro corpo si riscalda più velocemente rispetto agli adulti, sudano meno efficacemente e dipendono dalle cure degli adulti. Il surriscaldamento può causare gravi rischi per la salute, tra cui disidratazione e pericolosi colpi di calore, nonché ripercussioni sull’apprendimento e sullo sviluppo cognitivo. I risultati arrivano in un momento critico per le politiche climatiche, con l’attuale crisi energetica ha ulteriormente evidenziato i rischi derivanti dalla dipendenza dai combustibili fossili e con il 2026 che ha già visto alcune delle ondate di calore più intense mai registrate, alcune praticamente impossibili senza l’influenza dei cambiamenti climatici.
L’autrice principale dello studio e dottoranda presso la VUB, Rosa Pietroiusti, ha sottolineato che “il cambiamento climatico sta già causando sofferenze a centinaia di milioni di bambini in tutto il mondo a causa del caldo pericoloso, con gravi rischi per la loro salute”, evidenziando che “i bambini nei Paesi in via di sviluppo sono esposti in modo sproporzionato agli eventi climatici estremi, sia ora che in futuro, nonostante contribuiscano in minima parte alle emissioni storiche di gas serra“. Allo stesso tempo, “povertà, alloggi inadeguati, accesso limitato al raffreddamento e sistemi sanitari sovraccarichi lasciano molti bambini con poche possibilità di proteggersi dal caldo”. Pertanto, “i giovani non sono solo i più colpiti dal cambiamento climatico, ma sono anche in prima linea nella lotta contro di esso, dalla guida degli scioperi scolastici di Fridays for Future al portare importanti cause legali sul clima davanti ai tribunali nazionali e internazionali”. Pietroiusti ha infine ribadito che “abbiamo bisogno che i governi si facciano avanti e intraprendano azioni serie e immediate per dare ascolto alle richieste di giustizia climatica dei giovani”.
“La nostra ricerca evidenzia che, per proteggere le generazioni future, i responsabili politici devono urgentemente e drasticamente ridurre le emissioni di combustibili fossili e limitare il riscaldamento globale in linea con l’Accordo di Parigi, al fine di arrestare gli impatti più catastrofici della crisi climatica”, ha affermato l’autore senior dello studio, nonché professore alla VUB, Wim Thiery. Contemporaneamente, “un enorme aumento dei finanziamenti per il clima verso i Paesi in via di sviluppo e misure di adattamento mirate in tutto il mondo, come i piani d’azione contro il caldo e il miglioramento dei sistemi sanitari pubblici, saranno essenziali per proteggere le giovani generazioni in un mondo che si sta riscaldando rapidamente“, ha concluso.
Articolo realizzato in collaborazione con GEA.






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