Bruxelles – È scontro tra Bruxelles e Belgrado sui funerali riservati dalla Serbia all’ex generale, soprannominato il ‘macellaio della Bosnia, Ratko Mladić. “Il sostegno ufficiale e la presenza di alcuni alti funzionari serbi ai funerali sono profondamente deplorevoli” in quanto “dimostrano l’incapacità di affrontare un capitolo oscuro della storia recente dell’Europa e contraddicono i valori che sono alla base del percorso della Serbia verso l’Unione europea”. L’hanno dichiarato oggi (8 settembre) il presidente del Consiglio europeo, António Costa, e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in merito al funerale dell’ex generale e criminale di guerra, Ratko Mladić, tenutosi ieri a Belgrado.
Secondo quanto riportato dalle principali agenzie di stampa, ieri Mladić ha ricevuto gli onori militari e di Stato durante una cerimonia a cui ha partecipato una folla di circa 8.000 persone. Le immagini sono state definite dai due leader “sconvolgenti”. Il generale è morto lo scorso 27 agosto in detenzione all’Aia, nei Paesi Bassi, dove, come hanno ricordato i due leader UE, scontava l’ergastolo perchè “responsabile di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità”. Mladić era stato accusato di genocidio in relazione al massacro di Srebrenica del 1995 – quando l’esercito serbo invase la città, uccidendo migliaia di uomini e costringendo circa 25.000 tra donne, bambini e anziani di religione musulmana a lasciare con la forza l’enclave. Le atrocità commesse gli valsero il soprannome di “macellaio della Bosnia” sui media internazionali.
Oltre alla famiglia del defunto, a dare l’ultimo saluto erano presenti persone di tutte le età, vecchi combattenti, famiglie, giovani e militari, nonché tre ministri del governo serbo: il ministro della Giustizia, Nenad Vujić, il ministro della Cultura, Nikola Selaković, e il ministro dei Trasporti, Darko Glišić. Il presidente della Serbia, Aleksandar Vučić, non c’era, però ha presenziato suo figlio, Danilo Vučić. Il motivo ufficiale dell’assenza del presidente è stata la visita di Stato da parte del presidente dell’Uzbekistan, Shavkat Miromonovich Mirziyoyev. Tuttavia, resta la possibilità che non volesse pregiudicare la sua relazione con l’Unione europea.
Ad ottobre von der Leyen dovrebbe partire per il suo tradizionale tour nei Balcani, ma dopo l’evento di ieri non è ancora chiaro se Belgrado resterà una tappa. Ieri la sua portavoce, Paula Pinho, aveva avvertito: “Non c’è posto per la glorificazione dei criminali di guerra, né di coloro che hanno negato il genocidio, né di coloro che contraddicono i valori europei più fondamentali”. Quando ieri era stato fatto notare che si stavano svolgendo i funerali con gli onori di Stato nonostante “gli appelli dell’Unione europea, secondo cui proprio il giorno dei funerali sarebbe stato il banco di prova per la Serbia” – nel contesto più ampio dell’adesione del Paese all’Unione – la portavoce ha risposto: “Ci era stato detto che si prevedevano funerali con gli onori di Stato, cosa che non è avvenuta”.
Nei giorni scorsi, Marta Kos, commissaria all’Allargamento, aveva annunciato sui suoi canali social che non avrebbe visitato la Serbia, perché “la glorificazione che accompagna la morte di Ratko Mladić è incompatibile con i valori su cui si fonda il percorso di integrazione nell’UE”. Il presidente serbo aveva definito tale spiegazione “estremamente breve ma stupida“, affermando che non intendeva vietare alle persone la possibilità di partecipare ai funerali. Dunque, ad oggi, non è ancora chiaro se l’inquilina di Palazzo Berlaymont visiterà la Repubblica. Al momento resta il comunicato di stamattina, dove con Costa si è limitata a ribadire che “il nostro pensiero va a tutte le vittime dei crimini commessi nei Paesi dell’ex Jugoslavia”.








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