Bruxelles – UE e Balcani occidentali, il futuro comune porta con sé un terzo incomodo potenzialmente scomodo, e molto: la Cina. L’influenza cinese nella regione è già troppo grande, e l’allargamento dell’Unione europea nella regione inizia ad agitare il principale partito europeista del panorama politico a dodici stelle: il PPE. Sebastião Bugalho, membro della commissione Affari esteri del Parlamento europeo, invita la Commissione europea a fare attenzione, richiamando la forte presenza di Pechino nei Paesi candidati.
“L’influenza cinese potrebbe condizionare il percorso della regione verso l’UE e minare gli standard europei, il mercato unico e la legittimità delle istituzioni necessarie al processo di adesione”, denuncia Bugalho nell’interrogazione parlamentare presentata per chiedere come si intende garantire un’adesione di Montenegro, Albania, Serbia e Bosnia-Erzegovina a prova di Repubblica popolare. La risposta alla domanda è: fiducia nei governi balcanici.
“La Commissione è consapevole della crescente presenza della Cina e di altri attori globali nei Balcani occidentali”, riconosce la commissaria per l’Allargamento, Marta Kos, che ricorda: “Ai Paesi partner dell’allargamento viene regolarmente ricordato che i loro rapporti con i Paesi terzi devono essere trasparenti, finanziariamente sostenibili e compatibili con le norme e gli standard dell’UE”. In sostanza ci si fida. Si fa affidamento sulle promesse di non passare dalla parte cinese mentre si lavora per entrare nell’UE.
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La linea scelta a Bruxelles risulta superficiale, soprattutto se si considera che la Cina è considerata sempre più una potenza rivale e ostile. Ma da una parte, sottolinea Kos, “l’allargamento è un imperativo geo-strategico” soprattutto in ottica anti-russa e in un momento di relazioni trans-atlantiche insostenibili, e dall’altra parte andare allo scontro aperto con Pechino non è strada percorribile. Allargamento, per l’UE i Balcani occidentali ‘cinesi’
I timori nutriti in seno al PPE però sono tutt’altro che ingiustificati.
In Montenegro la Cina è presente già dal 2006, e in vent’anni gli investimenti sono cresciuti al punto che oggi Pechino detiene un quarto del debito pubblico montenegrino. La bilancia commerciale bilaterale pende a favore cinese, con la
Repubblica popolare che vende oltre 10 volte il valore delle esportazioni del Montenegro in Cina. Il governo di Podgorica si è esposto al controllo cinese in particolare con l’autostrada A1 che collega la città portuale di Bar a Boljare. Il progetto costa 944 milioni di dollari, ed è finanziata da Exim Bank of China. Ma compagnie cinesi risultano presenti nel settore ferroviario, e Dongfang Electric si prodica per riconvertire in maniera sostenibile la centrale termo-elettrica di Pljevlja, nel nord del Paese. La bilancia commerciale bilaterale pende a favore cinese, con prodotti di telefonia e telecomunicazione a farla da padrone in barba all’
UE che ha dichiarato guerra a Huawei e ZTE.
Per la
Bosnia-Erzegovina la situazione ricalca quella del Montenegro:
la Cina esporta in Bosnia-Erzegovina prodotti per quasi 1,5 miliardi di dollari, con prodotti di telefonia e telecomunicazioni a farla da padrone. L’export bosniaco verso il Paese asiatico vale ‘appena’ 91 milioni di dollari, segnando uno squilibrio e una penetrazioni senza pari. Investimenti nel settore autostradale e nella realizzazione delle energia rinnovabili stanno consolidando sempre più la presenza cinese e prestiti nei confronti di banche cinesi che finiscono con il legare il Paese balcanico a Pechino.
E’ però la
Serbia il partner principale della Cina nei Balcani occidentali:
cooperazione in materia di difesa, trasporti, infrastrutture, energia, e tecnologia fanno dei due Paesi interlocutori attivi al punto da avere voli diretti tra Belgrado e ben quattro destinazioni cinesi (Pechino, Shanghai, Guangzhou e Tianjin).La Cina è nei Balcani occidentali decisa a rimanerci, anche quando i Paesi candidati faranno parte dell’UE. Di fronte a un quadro simile “l‘UE monitora attentamente il grado di allineamento alla Politica estera e di sicurezza comune di tutti i partner di allargamento, un indicatore importante dell’orientamento geopolitico della regione” sostiene Kos, convinta che “invitandoli sistematicamente ad allinearsi, l’UE mira a garantire un forte impegno nei confronti dei Balcani occidentali, promuovendo al contempo la stabilità, la sicurezza e la prosperità della regione”.