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    Home » Politica Estera » Allargamento, la Cina nei Balcani occidentali inquieta l’UE che si affida alla buona fede della regione

    Allargamento, la Cina nei Balcani occidentali inquieta l’UE che si affida alla buona fede della regione

    Nel PPE ci si interroga sul peso di Pechino nei Paesi di futura adesione. Kos: "A conoscenza della presenza, allargamento è imperativo geo-strategico. Da regole le relazioni con Stati terzi devono essere trasparenti"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    29 Giugno 2026
    in Politica Estera

    Bruxelles – UE e Balcani occidentali, il futuro comune porta con sé un terzo incomodo potenzialmente scomodo, e molto: la Cina. L’influenza cinese nella regione è già troppo grande, e l’allargamento dell’Unione europea nella regione inizia ad agitare il principale partito europeista del panorama politico a dodici stelle: il PPE. Sebastião Bugalho, membro della commissione Affari esteri del Parlamento europeo, invita la Commissione europea a fare attenzione, richiamando la forte presenza di Pechino nei Paesi candidati.

    “L’influenza cinese potrebbe condizionare il percorso della regione verso l’UE e minare gli standard europei, il mercato unico e la legittimità delle istituzioni necessarie al processo di adesione”, denuncia Bugalho nell’interrogazione parlamentare presentata per chiedere come si intende garantire un’adesione di Montenegro, Albania, Serbia e Bosnia-Erzegovina a prova di Repubblica popolare. La risposta alla domanda è: fiducia nei governi balcanici.

    “La Commissione è consapevole della crescente presenza della Cina e di altri attori globali nei Balcani occidentali”, riconosce la commissaria per l’Allargamento, Marta Kos, che ricorda: “Ai Paesi partner dell’allargamento viene regolarmente ricordato che i loro rapporti con i Paesi terzi devono essere trasparenti, finanziariamente sostenibili e compatibili con le norme e gli standard dell’UE”. In sostanza ci si fida. Si fa affidamento sulle promesse di non passare dalla parte cinese mentre si lavora per entrare nell’UE.
    https://www.eunews.it/2026/05/11/ue-ladesione-dellucraina-induce-a-considerare-linclusione-graduale-dei-balcani-occidentali/
    La linea scelta a Bruxelles risulta superficiale, soprattutto se si considera che la Cina è considerata sempre più una potenza rivale e ostile. Ma da una parte, sottolinea Kos, “l’allargamento è un imperativo geo-strategico” soprattutto in ottica anti-russa e in un momento di relazioni trans-atlantiche insostenibili, e dall’altra parte andare allo scontro aperto con Pechino non è strada percorribile.

    Allargamento, per l’UE i Balcani occidentali ‘cinesi’

    I timori nutriti in seno al PPE però sono tutt’altro che ingiustificati. In Montenegro la Cina è presente già dal 2006, e in vent’anni gli investimenti sono cresciuti al punto che oggi Pechino detiene un quarto del debito pubblico montenegrino. La bilancia commerciale bilaterale pende a favore cinese, con la Repubblica popolare che vende oltre 10 volte il valore delle esportazioni del Montenegro in Cina. Il governo di Podgorica si è esposto al controllo cinese in particolare con l’autostrada A1 che collega la città portuale di Bar a Boljare. Il progetto costa 944 milioni di dollari, ed è finanziata da Exim Bank of China. Ma compagnie cinesi risultano presenti nel settore ferroviario, e Dongfang Electric si prodica per riconvertire in maniera sostenibile la centrale termo-elettrica di Pljevlja, nel nord del Paese. La bilancia commerciale bilaterale pende a favore cinese, con prodotti di telefonia e telecomunicazione a farla da padrone in barba all’UE che ha dichiarato guerra a Huawei e ZTE.
    In Albania, Paese candidato tra i prossimi a diventare membro UE, la Cina mantiene una posizione di predominio commerciale bilaterale con export per circa 1,2 miliardi di dollari, a fronte di import albanese per un valore di 170 milioni. Anche in questo caso un rapporto 1:10 che offre l’idea di quanto il peso cinese giochi un ruolo nel percorso albanese di avvicinamento all’Unione europea. C’è anche una questione geopolitica di non poco conto a pesare sulle relazioni bilaterali: l’Albania riconosce anche in epoca contemporanea la politica della sola Cina. Vuol dire che Tirana riconosce Taiwan come parte integrante della Repubblica popolare, contrariamente al resto dell’UE.
    Per la Bosnia-Erzegovina la situazione ricalca quella del Montenegro: la Cina esporta in Bosnia-Erzegovina prodotti per quasi 1,5 miliardi di dollari, con prodotti di telefonia e telecomunicazioni a farla da padrone. L’export bosniaco verso il Paese asiatico vale ‘appena’ 91 milioni di dollari, segnando uno squilibrio e una penetrazioni senza pari. Investimenti nel settore autostradale e nella realizzazione delle energia rinnovabili stanno consolidando sempre più la presenza cinese e prestiti nei confronti di banche cinesi che finiscono con il legare il Paese balcanico a Pechino.
    E’ però la Serbia il partner principale della Cina nei Balcani occidentali: cooperazione in materia di difesa, trasporti, infrastrutture, energia, e tecnologia fanno dei due Paesi interlocutori attivi al punto da avere voli diretti tra Belgrado e ben quattro destinazioni cinesi (Pechino, Shanghai, Guangzhou e Tianjin).
    La Cina è nei Balcani occidentali decisa a rimanerci, anche quando i Paesi candidati faranno parte dell’UE. Di fronte a un quadro simile “l‘UE monitora attentamente il grado di allineamento alla Politica estera e di sicurezza comune di tutti i partner di allargamento, un indicatore importante dell’orientamento geopolitico della regione” sostiene Kos, convinta che “invitandoli sistematicamente ad allinearsi, l’UE mira a garantire un forte impegno nei confronti dei Balcani occidentali, promuovendo al contempo la stabilità, la sicurezza e la prosperità della regione”.
    Tags: allargamentoBalcani occidentalicinaMarta Kosue

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