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    Home » Energia » UE: crescono i posti di lavoro nell’energia pulita, ma è carente la manodopera qualificata

    UE: crescono i posti di lavoro nell’energia pulita, ma è carente la manodopera qualificata

    I dati del report dell'Agenzia per l'Ambiente che mette in guardia anche rispetto alla sottorappresentanza di donne e giovani nel settore

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    9 Settembre 2026
    in Energia, Ambiente, Economia
    Photo de Markus Spiskesur Unsplash

    Photo de Markus Spiskesur Unsplash

    Bruxelles – Aumentano nell’Unione europea i posti di lavoro legati alle tecnologie per l’energia pulita, ma la persistente carenza di manodopera qualificata rischia di rallentare la crescita futura. Un problema a cui si aggiunge la sfida dell’inclusione posta dalla sottorappresentanza di donne e giovani nel settore delle rinnovabili. A dirlo è il rapporto pubblicato oggi (9 settembre) dall’Agenzia europea dell’ambiente (AEA).

    Nel 2024, l’occupazione nel settore energetico globale è aumentata del 2,2 per cento, a fronte di una crescita occupazionale dell’1,3 per cento nell’economia generale. In questo scenario, l’UE si colloca al secondo posto, con un totale di 1,8 milioni di posti di lavoro direttamente o indirettamente legati alle energie rinnovabili. Al primo posto la Cina, che conta 7 milioni di posti di lavoro nel settore dell’energia pulita.

    Esaminando quattro tecnologie per l’energia pulita, il rapporto spiega che l’energia eolica è il settore che impiega il maggior numero di lavoratori, con una stima di 273.500 posti di lavoro diretti nell’UE nel 2023. Il 77 per cento di questi si concentra nel segmento delle attività a valle (manutenzione, contrattualistica energetica e amministrazione delle vendite), seguito dalla produzione. La tecnologia solare fotovoltaica (FV) impiegava direttamente oltre 227mila persone nel 2023: circa la metà era occupata nelle attività operative e il 36 per cento nel segmento della costruzione (che comprende attività quali opere infrastrutturali, preparazione del sito e connessione alla rete), sebbene la produzione di impianti fotovoltaici nell’UE rimanga limitata. Il settore delle pompe di calore impiegava circa 80.100 lavoratori nel 2023, principalmente nel segmento dell’edilizia (65 per cento), e presenta un notevole potenziale di ulteriore crescita in tutta l’UE. Il settore delle batterie, sebbene più ridotto (circa 33mila lavoratori), ha registrato la crescita occupazionale più rapida tra le quattro tecnologie nel periodo 2018-2023, con la maggior parte dei posti di lavoro concentrata nella produzione.

    A livello geografico, la situazione nell’UE è “disomogenea”. “La Germania detiene il maggior numero assoluto di addetti nell’eolico (125mila posti di lavoro nel 2023), nel solare fotovoltaico (quasi 84mila posti) e nelle batterie (12.300 posti), pur non registrando la quota maggiore rispetto all’occupazione totale”, spiega il rapporto. “Portogallo, Spagna e Italia sono in testa per quanto riguarda i posti di lavoro legati alle pompe di calore, mentre Ungheria e Polonia mostrano la crescita occupazionale più rapida nel settore delle batterie”, aggiunge.

    Me il rapporto evidenzia che l’espansione dell’occupazione nelle energie pulite non si traduce automaticamente in mercati del lavoro inclusivi: la partecipazione femminile varia dal 26 per cento nei settori dell’eolico e delle batterie ad appena il 14 per cento in quello delle pompe di calore; inoltre, nel 2023, i giovani lavoratori (di età compresa tra i 15 e i 24 anni) rappresentavano solo il 6-7 per cento della forza lavoro nei settori dell’eolico, del solare fotovoltaico e delle pompe di calore.

    Per questo, l’allarme dell’AEA è chiaro: “La carenza di competenze minaccia la diffusione delle tecnologie per l’energia pulita e la maggior parte degli Stati membri segnala lacune in ruoli tecnici critici legati all’installazione e alla costruzione”. Dunque, “è necessaria un’azione politica coordinata per potenziare su larga scala la formazione, la riqualificazione professionale e la disponibilità di manodopera”.

    Per l’Agenzia, anche la qualità del lavoro “varia notevolmente” a seconda delle tecnologie e dei segmenti della catena del valore. “Le retribuzioni nel settore delle pompe di calore sono inferiori di circa il 40 per cento rispetto a quelle dell’eolico, che risulta il settore meglio retribuito tra i quattro analizzati”, osserva il rapporto. I ruoli legati a esercizio e manutenzione, più diffusi nell’eolico, tendono a offrire “un’occupazione stabile e maggiori opportunità di formazione”, mentre le mansioni di costruzione e installazione nel solare fotovoltaico e nelle pompe di calore “sono più legate a singoli progetti, espongono maggiormente a rischi fisici (come temperature estreme) e offrono minori occasioni di formazione”. Infine, “l’impatto della produzione di batterie sulla salute e sicurezza dei lavoratori, nonché sulle comunità locali e sull’ambiente, rimane motivo di costante preoccupazione”. Da qui parte l’appello del report per “un’azione politica coordinata per potenziare la formazione e la riqualificazione professionale, unitamente a un miglioramento della qualità del lavoro, al fine di attrarre e trattenere i lavoratori in un settore che deve far fronte a gravi carenze di personale”.

    Tags: aeadonneenergia pulitaeolicofotovoltaicogiovanimanodopera qualificataposti di lavoroue

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