Bruxelles – Industria della difesa da rilanciare, anche in barba all’ambiente e con procedura fin troppo accelerate. L’Aula del Parlamento europea è chiamata ad esprimersi sulla proposta di semplificazione della Commissione europea per tutto ciò che permette un rilancio del settore della difesa, più noto come quinto pacchetto Omnibus, che incardina in sé elementi controversi su cui c’è comunque una convergenza trasversarle. Il testo approda nell’Emiciclo in versione consolidata e blindata, vale a dire concordata con il Consiglio, e per questo con ogni probabilità già accolto.
Il calendario prevede dibattito (martedì 15 settembre) e voto (16 settembre). La procedure di voto non si prevede lunga. Al contrario ci saranno due emendamenti appena: il primo chiede di approvare il testo, il secondo di respingerlo. A chiedere di cassare la proposta è il gruppo de La Sinistra, a riprova di una maggioranza garantita per un provvedimento che rischia di sconfessare gli impegni e i proclami su sostenibilità e transizione pulita.
Il considerando numero 8 stabilisce che “i progetti di prontezza alla difesa, comprese le relative attività industriali e governative, possono, ove applicabile, rientrare nell’ambito di applicazione delle disposizioni vigenti del diritto dell’Unione, anche in materia di diritto ambientale dell’Unione, che consentono deroghe per motivi di interesse pubblico prevalente, sicurezza pubblica o in risposta a una crisi“. In tal senso “gli Stati membri possono avvalersi di tali esenzioni, ove opportuno, ai fini delle attività e degli investimenti di prontezza alla difesa”.
Si apre dunque al principio di agire in deroga alle norme di tutela ambientale, dando uno schiaffo al Green Deal e alle normative pre-esistenti. Il dispositivo conferma l’impostazione offerta dalla commissione Sicurezza e difesa e dalla commissione Mercato interno, che avevano presentato emendamenti della stessa natura e che restano dunque nella versione finale, anche se in modo meno netto. Così come in modo più diluito risulta la possibilità di approvazioni tacite di appalti e progetti industriali, sulla base del principio del ‘silenzio-assenso’.
Al fine di accelerare e snellire ulteriormente il processo di rilascio delle autorizzazioni, gli europarlamentari hanno pensato di introdurre il principio dell’approvazione tacita per le domande di autorizzazione. In pratica, una domanda di autorizzazione dovrebbe considerarsi accolta se il promotore del progetto non è stato informato entro i termini previsti. Una formulazione resa meno esplicita, con riferimenti a “meccanismo di approvazione tacita” delle richieste di autorizzazione, e la specifica per cui “tale approvazione tacita non pregiudica gli obblighi degli Stati membri di effettuare esami caso per caso, procedure di valutazione o consultazioni pubbliche, da svolgersi conformemente al diritto dell’Unione o a quello nazionale”.



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