Bruxelles – Lavorare, trasferirsi e far riconoscere le proprie competenze in un altro Paese dell’Unione europea dovrebbe diventare più semplice. È l’obiettivo del nuovo pacchetto sulla mobilità equa dei lavoratori adottato oggi (15 settembre) dalla Commissione europea, che punta a “rendere più facilmente trasferibili oltre frontiera diritti sociali, qualifiche professionali e competenze”, riducendo al tempo stesso gli oneri amministrativi per lavoratori, imprese e autorità nazionali. “Ovunque voi lavoriate in UE, le vostre competenze e i vostri diritti sociali devono essere con voi“, ha riassunto così il senso del pacchetto la vicepresidente esecutiva per i diritti sociali, Roxana Mînzatu, in conferenza stampa a Strasburgo a margine della riunione del collegio dei commissari.
“Il mercato unico deve diventare anche un vero mercato delle competenze”, ha giustificato la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Il pacchetto interviene su due delle dieci principali barriere individuate da Bruxelles al funzionamento del mercato unico. L’obiettivo è fare in modo che competenze, riconoscimento delle qualifiche e protezione sociale possano “attraversare le frontiere in modo più semplice e sicuro”.
Il pacchetto comprende una comunicazione e cinque proposte legislative. Tra queste c’è il nuovo European Social Security Pass (ESSPASS), che consentirà ai cittadini di richiedere e ricevere online i documenti relativi alla sicurezza sociale, tra cui la tessera europea di assicurazione malattia e il documento portatile A1 per i lavoratori distaccati.
I documenti potranno essere conservati e presentati attraverso il portafoglio europeo di identità digitale, mentre le amministrazioni potranno verificarli rapidamente. La digitalizzazione, secondo le stime della Commissione, “potrebbe generare nei prossimi dodici anni risparmi fino a 64 milioni di euro per le imprese, 69 milioni per i fornitori di servizi sanitari e 72 milioni per gli ispettorati del lavoro”. Le firme digitali potrebbero inoltre contribuire a evitare fino a 277 milioni di euro di frodi.
Una volta pienamente attuato, “il pacchetto dovrebbe generare benefici stimati in 6 miliardi di euro entro il 2040, grazie al riconoscimento più rapido delle qualifiche professionali, alla verifica in tempo reale dei documenti di sicurezza sociale e ad altri risparmi per imprese, lavoratori e autorità, oltre alla riduzione delle frodi”, chiarisce la Commissione europea nel comunicato stampa.
Qualifiche più facili da riconoscere
Un altro pilastro riguarda la possibilità di far “viaggiare” più facilmente titoli di studio e qualifiche professionali. Le qualifiche saranno emesse in un formato digitale standardizzato e rese disponibili nel portafoglio europeo di identità digitale. L’esecutivo europeo propone, inoltre, uno strumento europeo gratuito per confrontare le qualifiche ottenute nei diversi Stati membri. Per le professioni regolamentate, come medici, infermieri, ingegneri e insegnanti, il riconoscimento transfrontaliero dovrebbe diventare più rapido grazie a una procedura digitale obbligatoria: secondo Bruxelles, i tempi potrebbero scendere da circa tre mesi a cinque settimane.
La Commissione UE punta anche ad ampliare il riconoscimento automatico delle qualifiche attraverso quadri comuni di formazione. Il primo è stato adottato oggi per i fisioterapisti, una delle professioni più mobili nell’UE. Novità anche per le qualifiche ottenute fuori dall’Unione. Le nuove regole dovrebbero portare i tempi medi per il riconoscimento da 14 a quattro mesi, con standard comuni per le procedure rivolte sia ai cittadini europei sia ai professionisti di Paesi terzi.
Più poteri all’Autorità europea del lavoro
Il pacchetto rafforza infine il ruolo dell’European Labour Authority (ELA), che avrà strumenti più incisivi per aiutare gli Stati membri a far rispettare le norme europee. L’autorità potrà contribuire a individuare meglio i rischi per le ispezioni, rafforzare la cooperazione transfrontaliera e intervenire anche contro il lavoro illegale e gli abusi ai danni dei cittadini di Paesi terzi.
Nel 2024 circa 14 milioni di europei vivevano in uno Stato membro diverso da quello di cittadinanza, oltre dieci milioni dei quali in età lavorativa. E la domanda potenziale di mobilità resta significativa: il 18 per cento degli intervistati in un recente Eurobarometro ha dichiarato che vorrebbe lavorare all’estero.
Le misure dovranno ora essere esaminate da Parlamento europeo e Consiglio. I primi documenti di sicurezza sociale dovrebbero essere digitalizzati gradualmente, mentre le nuove regole su qualifiche e competenze entreranno in vigore per fasi nei prossimi anni.








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