Bruxelles – Provare a competere con Stati Uniti, Cina e Russia nella corsa allo spazio? Sì, ma senza “razzi” non si ha “accesso allo spazio”, e senza accesso allo spazio “non c’è futuro”. Soprattutto, l’UE “non deve dipendere da razzi stranieri” perché “è in gioco il suo futuro”. A constatare la realtà, è stato il commissario europeo per la Difesa, Andrius Kubilius, dal podio della seconda conferenza dell’UE sull’accesso allo spazio, oggi (23 settembre) a Parigi. Il lituano ha spiegato che “nei prossimi 10 anni, si prevede che in tutto il mondo verranno lanciati nello spazio 50mila satelliti per la difesa, per l’economia e per le mega-costellazioni”. Non solo. “Da qui al 2035 è previsto un aumento esponenziale dei satelliti europei rispetto al periodo 2016-2024: i satelliti per la difesa nazionale passeranno da circa 20 a quasi 300; quelli governativi da quasi 70 a quasi 630; quanto ai satelliti commerciali, il numero attuale di circa 1.000 unità è destinato quasi a raddoppiare”, ha dettagliato Kubilius. Ciò significa che “dal punto di vista europeo, la domanda di lanci aumenterà di quasi 6 volte”, per cui l’Unione avrà bisogno “di 62 lanci entro il 2034” attraverso Galileo e Copernicus – rispettivamente il sistema globale di navigazione satellitare e il programma di osservazione della Terra UE -, di “14 lanci l’anno nel 2031” di Ariane – una serie di razzi vettori di uso civile costruiti e progettati dal consorzio Arianespace per conto dell’Agenzia Spaziale Europea – e di “8 lanci l’anno nel 2030” di razzi Vega.
Per quanto riguarda i numeri dei decolli, l’Unione europea si trova “attualmente al quarto posto”, dopo “gli Stati Uniti, la Cina e persino la Russia“. Il ritardo persiste “anche dal punto di vista tecnologico”, ha sottolineato il commissario. In merito agli investimenti pubblici nel settore spaziale, “il rapporto dell’Agenzia spaziale europea sull’economia dello spazio” mostra che “gli Stati Uniti sono in testa con il 60 per cento della spesa globale, seguiti dalla Cina con il 15 per cento e dall’Europa con l’11 per cento”. Per gli investimenti privati, “il quadro è lo stesso”. Perciò, ha riconosciuto e ammonito il commissario: “Come Europa nel suo insieme, siamo solo al terzo posto in questa classifica”.
L’assenza dei singoli Stati membri “in questa lista” evidenzia “il nostro ostacolo principale: la divisione”, ha chiarito. Per colmare questa lacuna, la sua ricette prevede “ingenti fondi per lo spazio“. In particolare, Kubilius ha riconosciuto “con favore i crescenti investimenti nazionali degli Stati membri nel settore spaziale” e ha spiegato che l’UE sta “incoraggiando maggiori investimenti privati. Dopo il successo del fondo di avviamento Cassini per lo spazio, lanceremo Cassini 2.0. E stiamo promuovendo l’accesso a finanziamenti a rischio in collaborazione con la Banca europea per gli investimenti”, ha dettagliato. La chiave è dunque in “un maggiore accesso agli investimenti, dal debito al capitale di rischio”, ma servono anche “fondi europei”. Come il bilancio pluriennale dell’UE, per il settennato 2028-2034. “L’anno scorso abbiamo proposto di quintuplicare le risorse destinate alla difesa e allo spazio nel prossimo bilancio pluriennale dell’UE”, ha ricordato.
L’UE deve colpare il gap e Kubilius ha annunciato, a tale riguardo, che prenderà parte a un tour in Europa per “partecipare a tavole rotonde e a incontri bilaterali per discutere del percorso da seguire”. L’obiettivo è quello di “presentare un piano d’azione sull’accesso europeo allo spazio“, entro l’anno prossimo, provando a favorire un “ampio dibattito pubblico su come accelerare l’accesso dell’Europa allo spazio”, con “tutti gli attori seduti attorno a un tavolo”, ha concluso. Ma lo scopo è duplice e ha a che fare anche con l’autonomia europea. “Non dobbiamo dipendere da razzi stranieri“, ha affermato. “Il nostro futuro a lungo termine è in gioco, così come la nostra capacità di plasmare e guidare l’economia spaziale, la nostra competitività europea a lungo termine, la nostra sovranità e indipendenza strategica”, ha concluso.


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