Bruxelles – Nel 2024 circa 34 milioni di imprese hanno impiegato 164,5 milioni di persone, generando un fatturato netto di oltre 38,7 trilioni di euro e 10,9 trilioni di euro in valore aggiunto – la differenza fra il valore della produzione di beni e servizi e i costi sostenuti da parte delle singole unità produttive per l’acquisto di input produttivi, a essa necessari, presso altre aziende. Sono i dati di Eurostat, l’Agenzia di statistica dell’Unione europea.
Le aziende con più di 249 dipendenti hanno rappresentato solo lo 0,2 per cento del numero totale di imprese, impiegando oltre un terzo della forza lavoro del settore privato (37 per cento) e generando circa la metà (49 per cento) del valore aggiunto totale comunitario. Le imprese medie – con un numero di lavoratori compreso tra 50 e 249 -, hanno costituito lo 0,8 per cento della quota totale, reclutando il 15 per cento della forza lavoro e producendo il 16 per cento in valore aggiunto. Il restante 99 per cento, composto da micro e piccole imprese – da 0 a 49 lavoratori -, ha assunto circa la metà di tutti i lavoratori impiegati nell’economia imprenditoriale dell’UE (48 per cento) e creato il 35 per cento del valore aggiunto totale comunitario.
A primeggiare, il settore dei servizi, fruttando il 51 per cento del valore aggiunto comunitario. In particolare, il 64 per cento delle imprese ha dato lavoro a più della metà della forza lavoro (53 per cento) commerciale comunitaria. Al secondo posto si è attestato il settore industriale, realizzando il 28 per cento del valore aggiunto e occupando il 20 per cento della forza lavoro comunitaria. A seguire, il commercio, in cui rientra solo il 17 per cento delle imprese e il 18 per cento dei dipendenti, che hanno fatturato il 15 per cento in valore aggiunto. Infine, l’edilizia. Il settore ha rilevato un valore pari al 12 per cento per numero di imprese, producendo solo il 7 per cento in valore aggiunto e occupando solo l’8 per cento delle persone.











