Bruxelles – Lungo, corto o macchiato: nell’Unione europea il valore delle importazioni di caffè – cioè il costo monetario complessivo della transazione – è cresciuto notevolmente. Secondo Eurostat, l’Agenzia di statistica UE, nel 2025, l’Unione ha importato 2,9 milioni di tonnellate di caffè da Paesi extra-UE. Rispetto a dieci anni fa, le quantità sono aumentate leggermente – nel 2015 sono state importate 2,7 milioni di tonnellate -, mentre il valore delle transazioni è più che raddoppiato, passando da 8,6 miliardi di euro nel 2015 a 18,7 nel 2025.
La maggior parte del caffè importato nel 2025 è arrivato dal Brasile (1.005.200 tonnellate, per un valore pari al 34 per cento delle importazioni totali extra-UE) e dal Vietnam (587.500 tonnellate, 20 per cento). A seguire, Uganda (262.400 tonnellate, 9 per cento), Colombia (162.900 tonnellate, 6 per cento) e Honduras (136.500 tonnellate, 5 per cento). Circa un terzo dell’import è approdato in Germania (1.010.500 tonnellate importate, il 34 per cento del totale delle importazioni extra-UE), seguita da Italia (608.000 tonnellate, 21 per cento), Spagna (281.600 tonnellate, 10 per cento), Belgio (269.200 tonnellate, 9 per cento) e Paesi Bassi (216.600 tonnellate, 7 per cento).
Nel 2025, nell’UE sono state prodotti oltre 2,2 milioni di tonnellate di caffè, sia decaffeinato che torrefatto. I quantitativi hanno registrato un incremento del 12 per cento rispetto al 2015 (2 milioni di tonnellate), per un costo pari a circa 19 miliardi di euro. Tra gli Stati membri che hanno fornito i dati, la Germania è stata la maggior produttrice (561.200 tonnellate, pari al 25 per cento della produzione totale UE), seguita dall’Italia (514.200 tonnellate, 23 per cento).










