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    Home » Politica Estera » Gli europei auspicano la caduta di Netanyahu e temono la possibilità di un conflitto con Mosca, i dati di Polling Europe Euroscope

    Gli europei auspicano la caduta di Netanyahu e temono la possibilità di un conflitto con Mosca, i dati di Polling Europe Euroscope

    I dati del sondaggio periodico condotto dalla società di ricerca nata dalla collaborazione tra SWG e OpinionWay

    Giulia Torbidoni di Giulia Torbidoni
    7 Ottobre 2026
    in Politica Estera, Cronaca
    Photo de Vony Razomsur Unsplash

    Photo de Vony Razomsur Unsplash

    Bruxelles – Europei compatti nel desiderare l’uscita dalla scena politica del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. E temono l’eventualità di un conflitto armato tra Paesi dell’Unione e Russia. È quanto emerge dall’ultima indagine di Polling Europe Euroscope – istituto di ricerche di mercato e sondaggi con sede a Bruxelles, frutto della joint venture tra SWG e OpinionWay – visionato in anteprima esclusiva da Eunews.

    Alla domanda su quale scenario per il primo ministro si speri esca dalle prossime elezioni generali in Israele il 27 ottobre, il 45 per cento degli intervistati sceglie la voce ‘che perda le elezioni e lasci la scena politica’. Il 30 per cento dice di non avere una preferenza particolare, il 14 per cento spera che venga sconfitto ma che resti una figura politica di riferimento e solo l’11 per cento che venga riconfermato alla guida del governo. Questa fotografia, sebbene con alcune sfumature nelle proporzioni, viene confermata non solo nei cinque Paesi su cui l’indagine si sofferma maggiormente, ma anche tra gli schieramenti politici. Gli intervistati che più esprimono il desiderio di un’uscita di scena totale di Netanyahu sono gli italiani, con il 68 per cento (solo il 5 per cento vorrebbe una sua vittoria). Seguono i francesi con il 47 per cento (il 9 per cento lo vorrebbe rieletto, la stessa percentuale vorrebbe che perdesse ma che rimanesse in politica mentre il 35 per cento non ha preferenze); gli spagnoli con il 44 per cento (15 per cento spera in una vittoria; il 18 per cento spera che perda ma che rimanga nella scena politica e il 23 per cento non sa); i tedeschi con il 42 per cento (a favore di una rielezione del premier uscente è il 10 per cento, il 13 per cento vuole che perda ma che resti e il 35 per cento non ha preferenze); i polacchi con il 31 per cento (a sostegno della vittoria il 15 per cento, mentre il 20 per cento spera che perda ma che resti in politica e il 34 per cento non esprime alcuna preferenza).

    A livello di schieramenti, gli elettori di sinistra sostengono maggiormente la sconfitta e l’uscita di scena di Netanyahu. Si va dal 68 per cento dei sostenitori dei Verdi al 60 per cento di quelli de La Sinistra; dal 54 per cento dei Socialisti (S&D) al 50 per cento di Renew Europe. Ma è interessante notare come questa sia la speranza più nutrita, anche se con percentuali più contenute, anche nell’elettorato di destra dove l’unica voce a salire non è la quota dei sostenitori del premier ma di chi dice di non avere una specifica preferenza. Chi vuole che Netanyahu venga sconfitto e lasci la politica è il 43 per cento dei popolari (PPE); il 36 per cento dei conservatori e riformisti europei (ECR); il 34 per cento dei sovranisti (Europa delle Nazioni sovrane, ESN); il 31 per cento dei Patrioti per l’Europa (PfE).

    Gli europei intervistati, però, si dicono preoccupati dall’eventualità che scoppi un conflitto armato tra i Paesi dell’UE e la Russia. Il 21 per cento si dice molto preoccupato e il 48 per cento lo è abbastanza. Non molto preoccupato è il 24 per cento e il 7 per cento non lo è per nulla. La percentuale di agitazione è confermata in tutti i 5 Paesi dettagliati, sebbene con alcune differenze. In Italia, i 56 per cento degli intervistati si dice preoccupato (il 19 per cento molto e il 37 per cento abbastanza). La percentuale cresce considerevolmente negli altri quattro Paesi: al 68 per cento in Francia, al 69 per cento in Germania; al 70 per cento in Polonia e al 74 per cento in Spagna.

    Tale fotografia è trasversale tra gli elettori di tutti gli schieramenti politici. Si dice preoccupato dall’eventualità di un conflitto armato tra Paesi UE e Russia il 64 per cento degli elettori de La Sinistra; il 73 per cento di quelli dei Socialisti (S&D); il 69 per cento dei Verdi; il 71 per cento di Renew Europe; il 72 per cento dei popolari (PPE); il 64 per cento dei conservatori (ECR); il 69 per cento dei patrioti (PfE) e il 61 per cento dei sovranisti (ESN).

    A questo proposito, il sondaggio ha chiesto agli intervistati anche che tipo di atteggiamento ritengono che i Paesi dell’UE dovrebbero tenere nei confronti della Russia. A questo riguardo, gli europei sono divisi tra il ‘Molto duro e senza compromessi’, preferito dal 36 per cento, e il ‘Cercare compromessi e migliorare le relazioni’, anch’esso al 36 per cento, fino al ‘Non troppo duro, per evitare tensioni maggiori’ scelto dal 20 per cento. Italia e Germania prediligono la via del compromesso, con il 43 per cento e il 41 per cento rispettivi; mentre Polonia (55 per cento), Francia (46 per cento) e Spagna (40 per cento) propendono per un atteggiamento molto duro e privo di compromessi.


    A livello di appartenenza politica, la risposta netta e compatta dei Paesi è desiderata dagli elettori che si riconoscono nei gruppi pro-europei, come Renew Europe (48 per cento); Verdi (45 per cento); S&D e PPE (entrambi al 44 per cento), ma anche nella destra di ECR (42 per cento). La linea della ricerca di una mediazione è, invece, scelta tra chi si riconosce nei sovranisti di ESN (63 per cento); ne La Sinistra (42 per cento) e nei Patrioti di PfE (38 per cento).

    Indagine condotta online tramite il metodo CAWI (Computer Assisted Web Interview) su un campione rappresentativo della popolazione dell’Unione europea di età superiore ai 18 anni. La dimensione totale del campione è di 5.067 interviste complete, distribuite proporzionalmente alla popolazione dei 27 paesi dell’UE con una leggera correzione che consente di analizzare i dati a livello paneuropeo, con disaggregazioni per i 5 paesi più grandi (Germania, Francia, Italia, Spagna e Polonia) e per 3 diverse aree: Europa centrale e orientale, Europa settentrionale, Europa meridionale. Per ciascun paese sono state fissate quote proporzionali per età e sesso. Le quote sono state calcolate sulla base dei parametri più recenti forniti da Eurostat. Le interviste sono state raccolte tra il 21 e il 30 settembre 2026. 

    Tags: conflittoelezionieuropeiEuroscopeguerraindagineisraeleNetanyahuPolling Europerussiasconfitta

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