Bruxelles – È “il più vasto pacchetto di sanzioni dal 2022” per mole di persone fisiche e imprese colpite, per misure contro un settore, quello dei fornitori di livello intermedio dell’industria militare russa, che genera un fatturato annuo di almeno 20 miliardi di euro. L’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE, Kaja Kallas, presenta così il principale risultato politico raggiunto al termine della riunione dei ministri degli Esteri. Un totale di 1.569 persone ed entità appartenenti al complesso militare-industriale russe finiscono nella lista nera a dodici stelle, per una mossa che intende continuare porre pressione su Mosca e segnare la presa di distanze da Washington e il suo presidente, fresco di accordi col Cremlino.
“Non è il momento di allentare la pressione su Mosca, bensì di aumentarla“, scandisce l’Alta rappresentante nell’annunciare le nuove misure restrittive. La decisione adottata a Lussemburgo fa scattare divieto di ingresso su suolo UE e congelamento di beni per 826 aziende russe e 743 persone che ricoprono la carica di amministratore delegato (CEO) di tali società. Di tutti questi soggetti, sottolinea Kallas, “oltre la metà riguarda la filiera produttiva dei missili balistici che la Russia utilizza ogni giorno per uccidere civili ucraini”.
Le aziende incluse nella lista di sanzioni, spiega, forniscono “componenti chiave” per alcuni dei sistemi d’arma russi più avanzati, tra cui missili, aeromobili, e velivoli a pilotaggio remoto, e dunque droni. Tali componenti chiave comprendono elettronica (inclusi semiconduttori, microcircuiti e computer), apparecchiature di comunicazione (radar, antenne e ricetrasmettitori), sistemi aeronautici, satellitari e missilistici, oltre ad esplosivi, munizioni e sistemi ottici e di navigazione.
L’Ue e gli Stati Uniti sono in disaccordo sulla questione delle sanzioni alla Russia
Viene così colpito “il cuore dell’industria militare russa”, sostiene ancora l’Alta rappresentante al termine dei lavori, considerato un successo: “È stato un incontro molto produttivo“. Dal punto di vista politico, evidenzia, “oggi abbiamo mostrato unità”. Dopo i messaggi per gli Stati Uniti e il suo presidente, Donald Trump, Kallas invia quindi un messaggio alla Russia e il suo zar, Vladimir Putin: “Pressione e nessuna concessione sono l’unico modo per far terminare il conflitto” con l’Ucraina.
In tal senso i ministri degli Esteri si dicono d’accordo a lavorare al fine di isolare la Russia anche in ambito sportivo e culturale, per non concedere alla narrativa russa alcun canale utile per diffondere la narrativa della Federazione russa e della suo governo. “Non dobbiamo mandare segnali di attenuazione, perché non vediamo alcuna intenzione di fermarsi”, insiste Kallas, che precisa: “La questione degli asset russi congelati è tornata sul tavolo“.
La questione delle risorse collegate agli oligarchi russi vicini al Cremlino detenute in Europa è stata posta per trovare il modo di far pagare alla Russia i danni di guerra in Ucraina e aiutare Kiev a far fronte alle esigenze finanziarie immediate. Sul tema, tutt’altro che semplice da tradurre in pratica, l’UE si è già impantanata, ma a quanto pare si torna a ragionare anche in funzione di restrizioni di bilancio comune all’orizzonte.
Kallas non entra in dettaglio, non dice nulla di più di quanto annuncia sul tema degli asset russi congelati, che comunque continuano a rappresentare uno strumento funzionale agli impegni assunti per continuare a fornire all’Ucraina un sostegno globale, vale a dire politico, finanziario, economico, umanitario, militare e diplomatico.
![L'Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'UE, Kaja Kallas [Lussemburgo, 12 ottobre 2026. Foto: European Council]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/10/kallas-261012-750x375.jpg)

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