Bruxelles – La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, propone un “Patto contro il gold-plating”, cioè contro l’aggiunta nelle normative nazionali, da parte degli Stati membri, di requisiti ulteriori a quelli previsti dal diritto dell’Unione. La proposta è contenuta in una lettera ai capi di Stato e di Governo inviata oggi (12 ottobre), che richiama l’annuncio fatto nel discorso sullo Stato dell’Unione del mese scorso. L’obiettivo, scrive, è “trasformare gli impegni che tutti abbiamo preso in un’azione coordinata a livello europeo e, soprattutto, nazionale”.
Von der Leyen ricorda il lavoro già svolto dalla Commissione: dodici pacchetti Omnibus e altre misure di semplificazione con risparmi potenziali di 22,3 miliardi di euro l’anno, la proposta di EU Inc. per facilitare la vita alle imprese e il Public Procurement Act per snellire gli appalti. “Tuttavia, l’ambizione e lo sforzo devono essere condivisi in ogni Stato membro”, avverte, perché la semplicità “deve essere rispecchiata a livello nazionale, in modo che gli oneri non vengano aggiunti in seguito”.
Il fulcro del Patto è una premessa: “Una norma concordata a livello europeo non può diventare più complessa quando viene recepita o attuata a livello nazionale”. Il primo impegno riguarda lo stop agli oneri superflui. Recependo il diritto UE, gli Stati dovrebbero dichiarare e motivare ciò che aggiungono, indicandone l’impatto su imprese e mercato unico, e dotarsi di politiche nazionali efficaci, che potrebbero includere il principio “rispetta o spiega”, dichiarazioni pubbliche, valutazioni sistematiche dei rischi o un esplicito avallo politico. La Commissione , annuncia la presidente, preferirà regolamenti e maggiore armonizzazione, lasciando meno opzioni nazionali dove possano creare frammentazione, e fornirà linee guida e tabelle di marcia per il recepimento.
Il secondo impegno riguarda gli ostacoli esistenti. La dichiarazione istituirebbe un meccanismo di “revisione e rimozione” nell’ambito del Semestre europeo: la Commissione individuerebbe con gli Stati le aree prioritarie in cui i requisiti nazionali pesano o frenano l’attività transfrontaliera, e i governi si impegnerebbero a semplificarli o eliminarli. Consultazioni mirate darebbero voce diretta alle imprese, in particolare alle PMI. I risultati confluirebbero nelle relazioni per Paese del Semestre e, se opportuno, nelle raccomandazioni specifiche, con verifiche annuali. “Misureremo il successo in base alla burocrazia tagliata e al tempo e al denaro risparmiati dalle imprese”, scrive von der Leyen.
La presidente avverte che “dove i requisiti nazionali violano il diritto dell’Unione, la Commissione agirà con fermezza”, anche con procedure d’infrazione. Per questo propone di avviare i lavori sul Patto già a questo Consiglio europeo e di firmare la dichiarazione in una riunione prima della fine del 2026, perché “le nostre imprese hanno bisogno del pieno potenziale del mercato unico per competere in un mondo che non aspetterà”.













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