Bruxelles – Una petizione che chiede il riconoscimento dell’autodeterminazione nel fine vita – in linea con quanto sancito dall’articolo 1 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea -, una normativa europea che dia attuazione al “diritto dell’individuo di decidere con quali mezzi e a che punto la propria vita finirà”, e il riconoscimento dei testamenti biologici anche negli altri Paesi UE. È quella promossa dal movimento politico paneuropeo di iniziativa popolare e nonviolenta, Eumans, dalla Federazione mondiale delle associazioni per il diritto alla morte (WFRtDS) e dalla coalizione europea “Il mio ultimo diritto” che oggi (4 novembre), insieme all’eurodeputato del PD (S&D), Alessandro Zan, hanno organizzato una tavola rotonda sul tema al Parlamento europeo. Per Zan, quello sul testamento biologico non è “un dibattito astratto” perché dietro “ogni legge, ogni petizione e ogni dibattito parlamentare ci sono persone reali, le cui voci devono essere ascoltate”. Perciò, “il diritto di scegliere sul fine vita deve essere riconosciuto e tutelato in tutta Europa”. Ed è “per questo che oggi al Parlamento europeo abbiamo lanciato la petizione My Last Right, che chiede all’Unione europea di riconoscere il diritto all’autodeterminazione nelle decisioni sul fine vita e sul testamento biologico”, ha aggiunto.
L’ex-eurodeputato e attuale tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, Marco Cappato, ha precisato che la richiesta avanzata dalla petizione non è di chiedere “all’UE di disciplinare le decisioni di fine vita attraverso una normativa a livello europeo”. Invece, “proponiamo il riconoscimento reciproco tra i Paesi che ammettono tale diritto, affinché le informazioni e i dati possano essere condivisi quando un cittadino si trova in un altro Stato membro”.
Poichè nell’Unione europea, le decisioni sul fine vita e l’autonomia del paziente sono ancora disciplinate da norme nazionali eterogenee, la volontà di una persona potrebbe non esser rispettata in un altro Paese. Membro del consiglio direttivo di Eumans e membro di giunta dell’Associazione Luca Coscioni, Alice Spaccini ha spiegato che “le situazioni legate alla fine della vita variano notevolmente: in Paesi come Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo e Spagna, l’eutanasia è legale a determinate condizioni. In altri, come Italia, Germania e Austria, è consentito il suicidio assistito, mentre nella maggior parte degli altri Paesi dell’UE, tali pratiche rimangono limitate”.
Per il direttore esecutivo della WFRtDS, Peter Warren, “ciò che oggi manca è, per ogni individuo, la possibilità di redigere un testamento biologico in cui specificare cosa desidera – o non desidera – che accada nell’avvicinarsi alla fine della propria vita, oppure nel caso in cui, a seguito di un evento drammatico, non fosse più in grado di esprimere personalmente la propria volontà”. Una ricerca presentata da Spaccini e condotta dall’avvocata e presidente della fondazione Dániel Karsai, Evelyn Frank, presente anche lei all’evento, rivela “che 20 dei 27 Stati membri dell’Unione europea dispongono già di una qualche forma di regolamentazione in materia di testamenti biologici”. Ciò “dimostra che la maggior parte dei Paesi dell’UE riconosce già il diritto dei cittadini di esprimere in anticipo le proprie volontà in ambito medico; una questione che, andando ben oltre l’eutanasia o il suicidio assistito, riguarda milioni di persone”, ha aggiunto Spaccini.
Durante la tavola rotonda sono state messe a confronto esperienze nazionali, prospettive giuridiche e voci della società civile, con l’obiettivo di individuare le sfide comuni e creare lo slancio politico necessario per un’azione concreta dell’UE.
Tra le testimonianze ed esperienze di attivismo, quella dell’ungherese Dániel Kartsai che è co-fondatore di una Fondazione dedicata al fratello, Péter Kartsai: avvocato ungherese che ha deciso di combattere pubblicamente il divieto totale dell’eutanasia attiva e del suicidio assistito previsto dalla legge magiara, portando il suo caso dinanzi la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. “Dániel è morto due anni fa, e quando si presentò in pubblico mostrando la sua sofferenza, non avremmo mai pensato che nel 2026 saremmo stati qui a discutere di questo argomento al Parlamento europeo”, ha ricordato, mentre Frank ha precisato che nel Paese ancora oggi “molte persone non sono a conoscenza dei testamenti biologici, e spesso nemmeno i medici ne sono informati”.
Il presidente dell’associazione francese La scelta- Cittadini per una morte scelta, Keith Lund, ha riportato dei nuovi risultati raggiunti in Francia, dove “il diritto al fine vita assistito è stato recentemente introdotto al termine di un intenso iter legislativo durato oltre un anno, con il voto definitivo del Parlamento il 15 luglio”. La presidente dell’associazione Fine Vita Irlanda, Janie Lazar, ha invece raccontato che la sua è “un’organizzazione di volontariato nata dal basso, che dà voce ai pazienti e a chi ha vissuto direttamente queste esperienze” in un Paese in cui “il 76 per cento della popolazione irlandese è favorevole a una normativa sul fine vita assistito”.
Infine, la situazione in Paesi dove questi sono ormai diritti acquisiti. “Ascoltare le testimonianze provenienti da Ungheria, Irlanda e Francia fa capire quanto siamo fortunati in Belgio e nei Paesi Bassi, dove le leggi sull’eutanasia sono state approvate quasi 25 anni fa, nel 2002”, ha commentato la presidente dell’Associazione per il diritto di morire con dignità, Jacqueline Herremans.
In un punto stampa a margine della tavola rotonda, Zan ha osservato che “il governo Meloni continua a trattare questo tema con ideologia“. Nonostante “le ripetute sollecitazioni della Corte Costituzionale, manca ancora una legge nazionale” e mentre “alcune Regioni hanno provato a colmare questo vuoto normativo con proprie leggi,il governo le ha addirittura impugnate, mostrando tutta la sua crudeltà verso quelle persone che vivono atroci sofferenze”. Invece, “sul fine vita non servono altri rinvii o battaglie ideologiche: serve una legge e serve il rispetto della libertà, dell’autodeterminazione e della dignità di ogni persona”, ha concluso l’eurodeputato.










