Bruxelles – Sulla direttiva per la prestazione energetica nell’edilizia – nota come direttiva ‘case green’ – non c’è alcun ammutinamento da parte degli Stati membri. Lo assicura il commissario per l’Energia, Dan Jørgensen, rispondendo a un‘interrogazione della delegazione della Lega in Parlamento europeo utile all’esecutivo comunitario per chiarimenti su un tema che comunque agita il partito popolare europeo (PPE).
Il 15 luglio scorso l’esecutivo comunitario ha messo sotto procedura d’infrazione tutti i 27 Stati membri per il mancato recepimento della direttiva voluta per un’edilizia sostenibile, motivo che porta gli eurodeputati della Lega (gruppo Patrioti per l’Europa, PfE) Anna Maria Cisint, Susanna Ceccardi, Silvia Sardone, Isabella Tovaglieri, Raffaele Stancanelli, Paolo Borchia e Aldo Patriciello a chiedere marcia indietro sul provvedimento. “Ritiene che il mancato recepimento della direttiva da parte di tutti gli Stati membri renda opportuna una revisione sostanziale della direttiva stessa o la valutazione della sua abrogazione?”, la domanda rivolta dagli europarlamentari del Carroccio.
È qui che Jørgensen chiarisce e smentisce: “Con oltre la metà degli Stati membri che ha auto-dichiarato un recepimento parziale della direttiva, la Commissione non concorda sul fatto che vi sia stato un ‘mancato recepimento da parte di tutti gli Stati membri‘”.
Il commissario per l’Energia dunque fa sapere che c’è un problema di ritardi, e non di resistenze da parte degli Stati membri. Non entra nel dettaglio, e non fornisce la lista di quanti hanno iniziato a lavorare per rendere operative le disposizioni in materia di case a prova di sostenibilità, ma offre un quadro diverso da quanto offerto dalla destra sovranista del Parlamento europeo, a cui ribadisce che per il momento di ritarare il provvedimento non se ne parla: “La Commissione procederà alla valutazione del testo e al relativo riesame entro la fine del 2028”.
Sulla base di questi calendari e intenzioni i governi nazionali devono dunque dare seguito alla lettera di messa in mora per evitare che la procedura possa essere portata avanti. La direttiva ‘case green’ procede, e con essa l’invito a incorporarla nei diritti nazionali.
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