Bruxelles – Una tempesta perfetta: è quella che il sistema alimentare mondiale si trova davanti. A dirlo, l’Alta rappresentante per la Politica estera e di sicurezza, Kaja Kallas, che oggi (20 ottobre) ha tenuto un dibattito durante la sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo dedicato agli ultimi avvenimenti nella regione. Alle azioni da parte della Russia nel Mar Nero che “rendono più difficile garantire il cibo alle popolazioni di tutto il mondo”, l’Unione europea è chiamata a replicare con “una risposta europea forte e unitaria su più fronti”, spiega l’ex premier estone alla guida della diplomazia a dodici stelle.
La discussione fa seguito agli attacchi condotti dal Cremlino tramite droni contro diverse navi mercantili – che trasportano soprattutto grano e altri cereali – al largo delle coste bulgare e rumene dove, negli ultimi mesi velivoli e droni russi hanno anche ripetutamente violato lo spazio aereo di diversi Stati membri dell’UE. “Negli ultimi dieci giorni si sono verificati sei attacchi” e al momento “i soccorritori sono ancora alla ricerca di sette marinai dispersi dopo l’attacco con droni a due petroliere vicino alla costa romena del Mar Nero”, descrive l’Alta rappresentante secondo cui, per contrastare la Federazione russa, l’azione di risposta UE va costruita su tre fronti.
“In primo luogo, ci impegniamo a mantenere l’Ucraina connessa ai mercati globali e a proteggere la sicurezza alimentare“, afferma, sottolineando il ruolo dell’iniziativa UE Corridoi di solidarietà per l’Ucraina “nel contribuire a trovare rotte alternative”. Secondo le stime fornite dall’Alta rappresentante, da metà luglio “gli attacchi russi hanno provocato la perdita di circa 60 milioni di euro al giorno in entrate da esportazione“. Spesso considerata il “granaio d’Europa”, l’Ucraina “fornisce il 15 per cento delle esportazioni globali di mais, il 10 per cento di grano, dal 15 al 20 per cento di orzo e il 50 per cento degli export globali di olio di girasole. Circa il 90 per cento di queste merci transita attraverso il corridoio del Mar Nero”, precisa. Adesso, “i prezzi globali del grano sono ora al livello più alto da febbraio 2023” e nonostante “le scorte globali di grano sono maggiori rispetto al 2022, quando la Russia bloccò 20 milioni di tonnellate di grano ucraino, ma il sistema alimentare globale si trova ora ad affrontare una tempesta perfetta: un super El Niño, siccità in entrambi gli emisferi e conflitti in Medio Oriente che mettono a dura prova le esportazioni di fertilizzanti”, aggiunge. Nonostante le esportazioni di cereali siano “aumentate di quasi 2 milioni di tonnellate da luglio”, ora “la Russia prende di mira anche i valichi di frontiera con Moldavia, Romania e Polonia”.
Per questo motivo, bisogna lavorare anche su un secondo fronte, cioè il rafforzamento della “sicurezza lungo il Mar Nero e il Danubio“. Nel concreto, ciò significa promuovere “l’individuazione precoce e la condivisione di informazioni in tempo reale attraverso la rete MARSUR delle agenzie di difesa europee” e “l’Hub per la sicurezza marittima del Mar Nero, che Romania e Bulgaria stanno creando congiuntamente”, afferma Kallas. La rete MARSUR è una rete federata promossa dall’Agenzia Europea per la Difesa (EDA) che consente alle marine militari e ai centri di comando dei Paesi UE di scambiare in tempo reale informazioni sulla situazione marittima, mentre l’Hub è un’iniziativa destinata a proteggere infrastrutture critiche, garantire la libertà di navigazione commerciale, neutralizzare le mine navali, combattere attività ostili e rispondere ai rischi ambientali nella regione. Ma, secondo Kallas, le iniziative sono nulle se non vi è “un processo decisionale collettivo più rapido in caso di incidenti gravi”. Pertanto, l’Unione deve attivarsi per “un protocollo di emergenza proposto, che prevede consultazioni politiche immediate e un migliore coordinamento” e, in caso “di gravi crisi ibride, il coordinamento con la NATO”.
Ultimo fronte: lavorare sulla diplomazia. “Stiamo collaborando con partner internazionali come Turchia, India e altri, inclusi i Paesi importatori di prodotti alimentari in Africa e, più in generale, nel Sud del mondo, per promuovere un accordo sulla libertà di navigazione nel Mar Nero”, annuncia Kallas. L’obiettivo è raggiungere “un accordo sul Mar Nero che proteggerebbe vite umane e rifornimenti vitali”. Tuttavia, il Cremlino “l’ha respinto e per questo l’impegno diplomatico deve andare di pari passo con una pressione costante su Mosca e con il sostegno all’Ucraina”, chiarisce l’Alta rappresentante.
Infine, l’Alta rappresentante lanciato un appello: “Dobbiamo sensibilizzare i Paesi africani affinché spingano per accordo di sicurezza nel Mar Nero“. Mentre agli europarlamentari che, durante il dibattito, hanno accusato la Commissione europea di non star facendo abbastanza nel porre fine alla guerra di Russia in Ucraina o per proporre una strategia per la pace, Kallas risponde ribadendo che ad oggi l’Unione non intende “cedere a una pace che non sia giusta e duratura”. Bisogna “essere sicuri che la Russia non ripeta questi attacchi”, osserva scandendo che “le sanzioni funzionano”, altrimenti “Putin non chiederebbe che vengano ritirate”. Di più, per Kallas “è proprio grazie al sostegno europeo che l’Ucraina non si è arresa alle condizioni di Putin, nonostante i negoziatori americani cerchino, ormai da un anno e mezzo, quasi due, di spingerla alla resa”.
Alla discussione di oggi, seguirà il voto su una risoluzione “sull’escalation degli attacchi russi nell’UE, in particolare contro il trasporto marittimo nel Mar Nero” prevista per giovedì (22 ottobre).

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