Bruxelles – L’uguaglianza economica in tutta l’Unione europea è un miraggio, ma c’è qualche spiraglio. Secondo Eurostat, l’Agenzia di statistica UE, le disuguaglianze nella distribuzione dei redditi nell’Unione si sono ridotte leggermente. Nel dettaglio, è calato il coefficiente di Gini passando da 29,4 nel 2024 a 29,2 nel 2025. Il coefficiente di Gini misura il livello di disuguaglianza nella distribuzione del reddito: più è basso, più la distribuzione è equa. Un valore pari a 0 rappresenta la perfetta uguaglianza, in cui tutti hanno lo stesso reddito, mentre un valore pari a 100 indica la completa disuguaglianza, in cui una sola persona percepisce l’intero reddito. Nel 2025, il valore tra gli Stati membri variava da 23 in Slovacchia a 37,7 in Bulgaria. I Paesi che hanno rilevato una distribuzione del reddito più equa sono stati il Belgio (23,4), la Repubblica Ceca (24,0), la Slovenia (24,6) e la Polonia (24,9). Per l’Italia è emerso un valore pari a 31.
L’Agenzia ha anche analizzato la percentuale di persone a rischio di povertà a livello regionale, classificandole secondo il livello 2 della nomenclatura delle unità territoriali per la statistica (NUTS). Si tratta di una nomenclatura geografica che suddivide il territorio economico dell’Unione in tre livelli diversi di regioni – rispettivamente NUTS 1, 2 e 3 -, passando da unità territoriali più grandi a unità territoriali più piccole. Al di sopra della NUTS 1 vi è il livello “nazionale” degli Stati membri. In generale, il tasso di rischio di povertà, calcolato sulla base dei dati del 2019, è diminuito in tutta l’UE, attestandosi al 13,0 per cento nel 2025, rispetto al 16,5 per cento del 2019.
Tra tutte le regioni dell’UE, una regione d’oltremare francese, la Guyana, ha registrato la percentuale più elevata di persone a rischio di povertà (50,7 per cento). In tutta l’Unione, otto regioni presentavano una percentuale di persone a rischio di povertà compresa tra il 30,1 e il 39,3 per cento. Queste comprendono: due dei dipartimenti francesi d’oltremare (La Réunion e la Guadalupa); due delle città autonome spagnole (Ceuta e Melilla); tre regioni in Italia (Calabria, Campania e Sicilia); una regione in Grecia (il Peloponneso).
Ventotto regioni di livello 2 NUTS nell’UE hanno registrato percentuali di persone a rischio di povertà inferiori al 10 per cento. Tra queste figurano: sei regioni in Italia (Valle d’Aosta, Lombardia, la Provincia Autonoma di Bolzano, la Provincia Autonoma di Trento, il Friuli-Venezia Giulia e l’Emilia-Romagna); cinque regioni in Belgio (la Provincia di Limburgo (BE), di Oost-Vlaanderen, del Brabante Fiammingo, la del West-Vlaanderen e la provincia del Brabante Vallone); quattro regioni nella Repubblica Ceca (Praga, Boemia Centrale, Sud-Est e Moravia Centrale) e in Ungheria (Budapest, Pest, Közép-Dunántúl e Nyugat-Dunántúl); tre regioni in Polonia (Slesia, Bassa Slesia e Regione di Varsavia) due regioni in Slovacchia (Regione di Bratislava e Slovacchia occidentale); rispettivamente una regione in Spagna (Paesi Baschi), Danimarca (Zelanda), Austria (Burgenland) e Romania (Bucarest-Ilfov).



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