Bruxelles – Bruxelles vuole andare spedita verso l’adozione della Legge europea sui bambini contro i rischi online e la Commissione europea, dunque, “sollecita vivamente i colegislatori”, Parlamento e Consiglio UE, “ad accelerare i lavori, poiché non c’è tempo da perdere quando si tratta di tutelare i ragazzi”. Questo il commento espresso oggi (23 ottobre) dal portavoce della Commissione europea, Thomas Regnier, durante il briefing quotidiano con la stampa in risposta al fatto che alcuni Stati membri stanno procedendo per conto proprio sulla questione. Come la Grecia, che oggi ha adottato una legge che vieta l’accesso ai social media ai minori di 15 anni e che entrerà in vigore il primo gennaio 2027.
Rispetto alle mosse di Atene, Regnier ha evidenziato che l’esecutivo comunitario è “pienamente in sintonia con gli Stati membri che desiderano intensificare la protezione dei minori nel mondo online, alla luce dei numerosi danni a cui sono esposti”. E ha ricordato che molti Paesi UE “hanno notificato alla Commissione europea le proprie bozze di legge nazionale” che vengono “valutate sulla base dei nostri criteri”, ha spiegato. Un elemento essenziale perché, pur fornendo “raccomandazioni e pareri dettagliati agli Stati membri e procedendo poi di conseguenza”, l’obiettivo “principale è evitare la frammentazione del mercato interno”, ha aggiunto Regnier.
La questione della tutela online non riguarda solamente i minori. Ieri (21 ottobre) un tribunale del New Mexico (Stati Uniti) ha condannato Meta a pagare una multa di 25 miliardi di dollari nell’ambito di una causa storica legata allo scandalo Cambridge Analytica – quando nel 2018 fu rivelato che la società di consulenza britannica aveva raccolto i dati personali di 87 milioni di account Facebook senza il loro consenso e li aveva usati per scopi di propaganda politica. Un episodio che si inserisce in un momento storico in cui l’Amministrazione Trump continua a prendere di mira il regolamento sui servizi digitali (DSA) – la legge che disciplina i servizi digitali dell’Unione europea – perchè imporrebbe “troppi obblighi” nei confronti delle piattaforme statunitensi.
In questo contesto, Regnier ha messo in risalto che la Commissione e l’UE hanno “il diritto sovrano di legiferare – il che si applica naturalmente anche al settore digitale”. E “lo facciamo sempre in modo proporzionato”. In più, “la nostra attività di regolamentazione e applicazione delle norme non si basa sulla nazionalità, ma sul problema da affrontare”. Dunque, sia il DSA che il DMA – il regolamento europeo sui mercati digitali nato per garantire mercati digitali più equi e contendibili – si applicano “alle aziende statunitensi, a quelle asiatiche, a quelle cinesi e, naturalmente, anche a quelle europee”, ha osservato. Secondo Regnier, l’indagine che la Commissione europea ha avviato nei confronti di Meta due anni fa per la violazione del DSA, ha fatto sì che si “giungesse alla stessa conclusione a cui si è arrivati dall’altra parte dell’Atlantico”. Pertanto, “se un’azienda è in grado di offrire garanzie negli Stati Uniti, ci aspettiamo che tali garanzie vengano offerte anche in Europa”, ha concluso.
Non solo il rispetto del DSA, le piattaforme online devono rispondere del loro ruolo anche in riferimento alle proteste che si sono diffuse in tutta Europa negli ultimi giorni. In questo caso, “il primo livello di responsabilità ricade sulle aziende e sulle piattaforme online”, ha chiarito Reigner, rimarcando che le piattaforme devono assicurarsi che “i loro sistemi, i loro algoritmi e i loro servizi non vengano utilizzati in modo improprio in un contesto del genere”. Il regolamento poi “fornisce agli Stati membri un vero e proprio ‘strumentario’ di cui possono avvalersi, qualora ne ravvisino la necessità; ad esempio, in virtù del DSA, le autorità incaricate dell’applicazione della legge possono inviare ordini alle piattaforme online per ottenere determinate informazioni”. In tutto questo, “il ruolo della Commissione è quello di sostenere gli Stati membri, se necessario, ed è per questo che abbiamo tenuto incontri, ad esempio, con l’autorità francese”, ha avvertito.
Per l’Unione il dialogo sul digitale non è complesso solo con gli Stati Uniti, ma anche con la Cina. La Repubblica popolare quest’estate ha istituito un gruppo internazionale di governi dedicato all’intelligenza artificiale, l’Organizzazione per la cooperazione mondiale sull’intelligenza artificiale (WAICO), dedicata alla governance globale e alla collaborazione nel campo dell’IA. I membri fondatori comprendono la Cina e vari Paesi del Sud globale (tra cui Russia, Brasile, Indonesia, Pakistan, Kazakistan, Sudafrica e altri in Asia, Africa e America Latina) e il numero di Stati partecipanti è poi cresciuto nelle settimane successive. L’Unione europea non figura in tale elenco. “Non abbiamo ricevuto nessun invito formale”, ha dichiarato il portavoce.









![Il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini [Bruxelles, 5 dicembre 2024. Foto: Emanuele Bonini per Eunews]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2024/12/salvini241205-120x86.jpeg)

![[foto: Bogdan Hoyaux. Copyright: CE - Service audiovisuel, European Union , 2026]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/10/eu-inc-120x86.jpg)