Bruxelles – “Carne” a base vegetale, farina di grillo, alghe, proteine unicellulari: i cibi innovativi, di qualunque pietanza si tratti, dividono gli europei. Uno su due non ne ha una percezione positiva, e preferisce dunque le pietanze tradizionali. Anche se scelte e orientamenti sono basati da tanto istinto e poca informazione. E’ quanto emerge dallo speciale sondaggio Eurobarometro pubblicato oggi (26 ottobre), che evidenzia poca informazione e scarso interesse per un tema che comunque alimenta il dibattito politico europeo.
I cibi innovativi sono prodotti o ingredienti alimentari sviluppati mediante tecnologie avanzate, tra cui ingredienti ottenuti tramite fermentazione, colture resistenti ai cambiamenti climatici, proteine alternative, prodotti derivati da cellule animali e prodotti ibridi. Sono tutti quei prodotti alimentari pronti all’uso e al consumo ottenuti con ingredienti naturali ma finora poco o mai utilizzati, come la farina di grillo, autorizzata dalla Commissione europea per la produzione alimentare e la vendita.
Ebbene, il 51 per cento degli europei intervistati dice di avere una percezione negativa, contro il 39 per cento che si dichiara a favore dell’innovazione a tavola. Il divario si riduce in Italia, dove i contrari sono il 50 per cento e i favorevoli il 41 per cento.
Di fronte ad una generale visione negativa per il cambio di abitudini alimentari, la presenza sul mercato di frutta e verdura capaci di resistere a intemperie e fenomeni meteorologici estremi sembra convincere di più gli europei, che si dicono favorevoli al consumo di questo tipo di prodotti clima-resistenti (50 per cento, contro il 46 per cento di contrari). Quando si chiede cosa si pensa di cibi ottenuti dalla fermentazione di micro-organismi, gli europei cambiano idea: il 46 per cento li mangerebbe, il 50 per cento no.
A preoccupare gli europei è il rischio di lungo termine per la salute (43 per cento), mentre in Italia si guarda con timore la qualità: il principale motivo di resistenza tricolore al cibo innovativo è il sentore che sia “troppo processato” a livello industriale e dunque “non naturale”.
Ma dietro questo scetticismo c’è la questione della comunicazione e della trasparenza: meno di tre europei su dieci (27 per cento) si dichiarano “pienamente informati” sulla materia, con oltre due terzi di uomini e donne di tutta l’UE (69 per cento), che pur avendone sentito parlare non ha però ritenuto di informarsi. Ad ogni modo uomini e donne d’Europa vogliono essere informati per una scelta consapevole, e la stragrande maggior parte di loro (85 per cento), chiede un’etichetta specifica per i cibi innovativi.
![[foto: Saverio de Giglio/imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/10/Imagoeconomica_2784881-750x375.jpg)







![[foto: Saverio de Giglio/imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/10/Imagoeconomica_2784881-120x86.jpg)

