Bruxelles – Trovare un accordo politico, almeno parziale, sulla futura Politica agricola comune (PAC) post-2027, senza affrontare le questioni finanziarie e orizzontali, che restano al centro dei negoziati sul prossimo bilancio a lungo termine dell’Unione europea. È questo l’obiettivo della riunione del Consiglio Agrifish, iniziata oggi (26 ottobre) a Lussemburgo, dove i ministri dell’Agricoltura dei Ventisette discuteranno il regolamento che definirà il futuro della Politica agricola europea. Sul tavolo anche le questioni commerciali e le possibilità di pesca nel Mar Baltico per il 2027. “Sono fiducioso che oggi riusciremo a raggiungere un orientamento generale parziale”, ha dichiarato il ministro irlandese dell’Agricoltura, Martin Heydon, che presiede la riunione nell’ambito della presidenza di turno irlandese del Consiglio UE. “Abbiamo bisogno di una PAC dotata di finanziamenti adeguati, che sia praticabile e flessibile per gli agricoltori europei”, ha aggiunto, indicando il finanziamento della politica agricola come una delle priorità della presidenza. I lavori proseguiranno anche domani.
Ma se la presidenza irlandese si dice fiduciosa in un accordo di massima, l’Italia è tornata a puntualizzare le sue istanze e linee rosse. Tra i punti sollevati e contestati da Roma c’è la condizionalità sociale, ovvero il legame tra l’erogazione degli aiuti europei e il rispetto delle norme sul lavoro. “L’eliminazione delle norme che subordinano la concessione degli aiuti della politica agricola comune alla tutela del lavoro agricolo per noi non è accettabile”, ha affermato il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, intervenendo al Consiglio. “Il rispetto delle leggi sul lavoro deve essere un prerequisito per l’accesso a qualsiasi tipo di sostegno pubblico”, ha sottolineato il ministro, definendo la “questione fondamentale sia sul piano etico e sociale sia per la competitività delle imprese europee”. In questo contesto, “ho raccolto da questo punto di vista l’appello dei sindacati italiani ed europei e intendiamo sostenere questo tipo di impostazione”, ha spiegato il ministro. “Chiederemo che in tutti gli accordi commerciali verso i Paesi terzi venga preteso il rispetto del lavoro e dei lavoratori e che si contrasti lo sfruttamento degli stessi in altre aree del mondo che avvantaggiano i nostri competitor e danneggiano ovviamente i nostri imprenditori e i nostri operatori”, ha evidenziato. Secondo Lollobrigida, il rispetto di standard comuni contribuisce a differenziare il modello produttivo europeo da quello dei Paesi terzi. L’Italia chiede inoltre che questi principi siano considerati anche negli accordi commerciali con i partner extra-UE, per evitare una concorrenza basata su regole differenti. “Sfruttare un lavoratore in Europa o nel resto del mondo, a nostro avviso, è scorretto, sbagliato e da contrastare in ogni modo”, ha commentato.
L’altro nodo riguarda gli strumenti di gestione del rischio per le imprese agricole, esposte a calamità naturali e crisi di mercato. Lollobrigida ha contestato l’assenza, nella proposta in discussione, del meccanismo che consente di destinare il 3 per cento dei pagamenti diretti a un fondo nazionale di mutualizzazione, attivabile in caso di eventi catastrofici come siccità, alluvioni e gelate. Si tratta di uno strumento facoltativo già previsto nel Piano strategico 2023-2027 – strumento unico di programmazione che unisce i fondi europei del FEAGA e del FEASR – di cui Roma chiede la conferma.
Il ministro ha infine sollecitato finanziamenti adeguati per la Unity Safety Net, il fondo di crisi da 6,3 miliardi dalla Commissione europea destinato a intervenire nelle situazioni di crisi commerciale o climatica. “L’Italia ha difeso i fondi per l’Agricoltura, ora l’Europa deve dare risposte alle difficoltà che affrontano ogni giorno i nostri agricoltori”, ha concluso.









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