Bruxelles – Qualcuno la vede alla guida del World Economic Forum già a partire dal mese prossimo. Altri ritengono che il suo ritiro a febbraio anziché a ottobre dalla guida della Banca Centrale Europea abbia lo scopo di dare all’attuale presidente francese, Emmanuel Macron, la possibilità di intervenire nella scelta del successore prima delle elezioni presidenziali, scongiurando il rischio che possa essere l’antieuropeista Marine Le Pen a farlo. Lei, Christine Lagarde, non dà precisazioni e non esprime preferenze tra le vie ipotizzate, ma, dopo aver dichiarato che una sua candidatura per l’Eliseo “non sarebbe affatto una buona idea”, oggi (29 ottobre), mette in chiaro: la scelta “nasce dal mio desiderio di avere libertà di parola, libertà di espressione e la possibilità di intervenire su questioni che esulano dalla politica monetaria“.
Nella conferenza stampa dopo il Consiglio direttivo che ha deciso di lasciare invariati i tassi, Lagarde risponde alle domande più politiche che riguardano la sua scelta e il futuro che attende lei e la BCE. Innanzitutto, ricorda le regole d’ingaggio. “In qualità di presidente della Banca centrale europea – e lo stesso vale per i miei colleghi del Comitato esecutivo e del Consiglio direttivo – siamo soggetti a vincoli precisi: abbiamo l’obbligo di mantenere la neutralità. I nostri commenti sulla situazione attuale si concentrano esclusivamente sulla politica monetaria. Siamo guidati da un unico mandato, dal quale non possiamo discostarci: è questo il prezzo da pagare per la nostra indipendenza”, spiega.
Una condizione che non può più garantire. “Oggi, guardando a diverse aree del mondo, non solo in Europa, credo che la mia voce e le mie azioni possano contribuire a sostenere principi che mi stanno molto a cuore” e “uno di questi principi è che non credo di poter restare neutrale. In questo momento, non riesco a sentirmi a mio agio in tale neutralità“, ammette. Rivendicando di avere “a cuore la verità”, la presidente dimissionaria evidenzia di vedere “spesso la verità compromessa o smentita da rappresentazioni distorte”. Perciò, “dalla posizione che ho ricoperto negli ultimi vent’anni e più, occupandomi di questioni economiche e finanziarie a livello internazionale, prima come direttore del Fondo monetario internazionale e poi come presidente della BCE, ci sono cose che posso dire. Che poi vengano ascoltate o meno, è un altro discorso. Ma sento di doverle esprimere, cosa che non posso fare nel mio ruolo attuale”, osserva.
Intanto, Lagarde assicura di essere “pienamente responsabile, concentrata” e di continuare “a lavorare senza riserve e senza scuse” fino al 7 febbraio. “Quanto alla continuità operativa, è già stato avviato un processo per individuare il mio successore” e “ci sono molti candidati eccellenti, anzi, decisamente migliori di me”, commenta. Dunque, “non preoccupatevi per la continuità delle attività” e “non temete che il processo decisionale possa restare in una sorta di limbo. Assolutamente no. L’istituzione è forte e solida come una roccia, e tale rimarrà“.
Per la successione, tra i nomi che circolano ci sono quello dello spagnolo Pablo Herna’ndez de Cos, ex governatore della Banca di Spagna ed ex membro del Consiglio direttivo della BCE, oggi alla guida della Banca dei regolamenti internazionali; quello dell’olandese Klaas Knot, ex governatore della Banca centrale dei Paesi Bassi e quello del presidente della Bundesbank tedesca, Joachim Nagel. Ma sul nome dovranno concentrarsi i leader dei Paesi dell’area euro, e trovare un accordo. In ogni caso, però, “la BCE adotta le decisioni di politica monetaria sulla base di un consenso”, afferma a Reuters Andrzej Szczepaniak, economista di Nomura. Quindi, “è improbabile che chiunque sostituisca Lagarde modifichi o cambi radicalmente il modo di operare della BCE, in particolare se il suo successore dovesse essere una delle figure indicate dai media”, spiega.



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