Bruxelles – Tenere i campionati mondiali di sollevamento pesi a Mosca nel 2030 e riammettere la Federazione alle competizioni internazionali di hockey sul ghiaccio? Sono decisioni da “condannare fermamente in un momento in cui prosegue la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina”: parola del presidente della Commissione per la cultura, la scienza, l’istruzione e i media dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE), Mogens Jensen.
Il 25 ottobre la Federazione internazionale di sollevamento pesi (IWF) ha pubblicato un comunicato stampa in cui ha svelato i luoghi in cui si terranno i campionati mondiali nei prossimi anni e Mosca è stata scelta per il 2030. Pochi giorni dopo, il 30 ottobre, il Tribunale arbitrale dello sport (TAS), ha emesso una sentenza che consente il ritorno delle nazionali russe nelle competizioni internazionali di hockey su ghiaccio. Si tratta di due sviluppi che arrivano dopo che lo scorso luglio, il Consiglio Esecutivo del Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha revocato provvisoriamente la sospensione del Comitato Olimpico Russo (ROC) dai giochi olimpici, permettendo agli atleti russi di prendere parte alle qualificazioni per l’edizione di Los Angeles del 2028. Jensen ha condannato le due vicende recenti dichiarando che “sollevano seri interrogativi sulla responsabilità degli organismi sportivi internazionali e sul loro impegno verso i valori dello sport”.
Secondo il presidente, “lo sport non può essere considerato politicamente neutrale quando viene strumentalizzato dai governi per proiettare potere, ottenere legittimità internazionale e normalizzare un’aggressione”. In merito alla vicenda, Jensen ha spiegato che teme che “assegnando un evento di tale portata al governo di Mosca, mentre continua la sua guerra contro l’Ucraina, rischia di trasformare lo sport internazionale in uno strumento di propaganda politica e invia un messaggio inaccettabile all’Ucraina e alla comunità internazionale”.
L’anno scorso nella risoluzione 2608, dal titolo “Il movimento olimpico e il mantenimento della pace: la neutralità dello sport è al servizio dei valori sportivi?“, l’APCE aveva già chiarito che “l’autonomia e la neutralità dello sport non possono essere utilizzate come scusa per il silenzio o l’inazione di fronte a gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale”. Ciò “non significa che i singoli atleti debbano essere automaticamente ritenuti responsabili delle azioni dei propri governi”, ha evidenziato Jensen. Tuttavia, tale principio non deve “essere sfruttato per giustificare il ritorno incondizionato delle nazionali russe o l’assegnazione di prestigiose competizioni internazionali alla Russia, finché perdura la sua aggressione”, ha osservato. Sono dunque alle “federazioni sportive internazionali” quelle che “hanno la responsabilità di agire in modo coerente e trasparente, garantendo che le decisioni sulla partecipazione e sull’organizzazione di grandi eventi rispettino i diritti umani e i valori fondamentali dello sport”, ha concluso.

![[foto: P. Pérez/Wikimedia Commons]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/07/Venezia_2008_Biennale-350x250.jpg)









