Bruxelles – A prescindere dagli importi, la proposta della Commissione europea per il prossimo bilancio settennale dell’UE (MFF 2028-2034) “non riesce a sfruttare diversi modi di renderlo più trasparente per i cittadini e di rafforzare l’obbligo di rendiconto in merito alla sua gestione”. Lo denuncia la Corte dei conti europea, in un rapporto dedicato al prossimo strumento finanziario in fase di negoziato politico. La speciale relazione è un atto di accusa nei confronti dell’esecutivo comunitario, considerato responsabile di aver deliberatamente messo sul tavolo una proposta carente in materia di controlli.
Nello specifico, la Corte dei conti ricorda come già a giugno 2025, con apposita relazione, la Commissione von der leyen era stata invitata a proporre una versione nuova del bilancio pluriennale che “non dovrebbe andare a scapito dell’obbligo di rendiconto nell’uso dei fondi dell’UE”. Invece, così non è non è stato. “Nel momento in cui i decisori dell’UE negoziano la forma e l’entità definitive del bilancio 2028-2034, la Corte avverte che le proposte non tengono conto di importanti preoccupazioni già sollevate in passato. I timori restano particolarmente forti circa il finanziamento non collegato ai costi“.
Detto in altri termini, quando si parla di bilancio pluriennale dell’Unione europea “abbiamo bisogno di un bilancio che mostri chiaramente quanto abbia da offrire l’UE, che assicuri una gestione efficace del denaro e che rafforzi la rendicontabilità e la trasparenza“, sottolinea Jan Gregor, il Membro della Corte dei conti europea responsabile del documento di analisi. Una sottolineatura, la sua, che dimostra due cose: innanzitutto che questa gestione efficace non c’è nella proposta oggetto di negoziato, e in secondo luogo che il team von der Leyen, in sostanza, tira dritto di fronte ai rilievi dei revisori di Lussemburgo.
La Corte dei Conti UE contro il bilancio 2028-2034: “Rischi per la sana gestione delle risorse”
Tra le criticità rilevate dalla Corte dei conti europea il fatto che “la Commissione ha perso l’opportunità di definire il ‘valore aggiunto UE’ nella normativa, cosa che avrebbe consentito di ottenere un bilancio più mirato e dal maggiore impatto”. Per di più, il quadro di performance proposto “continua a dar priorità agli indicatori di realizzazione, senza indicatori di risultato e di impatto sufficienti“.
Ancora, continua la relazione, per quanto riguarda il finanziamento non collegato ai costi, il nuovo modello di spesa ricalca quello del fondo dell’UE per la ripresa post-COVID-19, “mantenendo alcune importanti lacune metodologiche”. Nello specifico, “l’accento continua ad esser posto sui progressi nell’attuazione invece che sui risultati”. Insomma, un approccio burocratico. Quanto alle condizioni di pagamento, queste “dovrebbero essere chiare e comprendere il rispetto della normativa dell’UE e nazionale”. I finanziamenti, poi, “dovrebbero essere pienamente tracciabili”.
Le critiche che arrivano da Lussemburgo non sono finite, perché si entra anche nel merito di uno degli elementi principali di riforma del MFF 2028-2034, ovvero il piano unico nazionale. Per quel che riguarda il coordinamento annuale delle politiche economiche degli Stati membri, per la Corte dei conti dell’UE “riunire la programmazione in un unico piano nazionale per ciascuno Stato membro potrebbe lasciare un minor potere decisionale alle regioni“, come denunciato peraltro dal Comitato europeo delle regioni e dalle regioni stesse. Inoltre, “non vi è sufficiente chiarezza circa le modalità con le quali le riforme sono valutate e le risorse sono ad esse assegnate”.
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