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    Home » Difesa e Sicurezza » ‘Essere pronti al 2030’ in difesa? Per la Corte del Conti UE sarà “difficile”

    ‘Essere pronti al 2030’ in difesa? Per la Corte del Conti UE sarà “difficile”

    A dispetto del nome scelto per il piano di rilancio del settore i revisori di Lussemburgo avvertono sull'impossibilità di tenere fede agli impegni. Pesano inflazione, dipendenze dagli USA e gestione multi-livello. I nodi debito e trasparenza

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    4 Settembre 2026
    in Difesa e Sicurezza
    La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in visita in Estonia nell'agosto 2025, davanti a un carro armato. Source: EU Commission

    La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in visita in Estonia nell'agosto 2025, davanti a un carro armato. Source: EU Commission

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    Bruxelles – “Nonostante i piani ambiziosi dell’UE e l’aumento della spesa per la difesa tra i 27 Stati membri rimane difficile raggiungere la prontezza alla difesa entro il 2030“. La Corte dei conti dell’UE irrompe nel dibattito politico su sicurezza e difesa con un rapporto che sembra rimettere tutto in discussione, e ridurre la strategia dell’UE a proclami, annunci e poco più. I dubbi nutriti dai revisori di Lussemburgo affondano le radici nella politica estera comune, per nulla veramente europee ma “caratterizzata da un assetto istituzionale complesso e da una struttura di governance multi-livello”. Questo si traduce in “notevoli sfide di coordinamento tra i diversi attori e aumenta il rischio di sovrapposizione delle responsabilità“.

    La Corte dei conti arriva dritta al punto: l’intera strategia dell’UE – Readiness 2030, ossia il piano per ‘Riarmare l’Europa’ dal nome modificato per ragioni di immagine e di opportunità politca – rischia di tradursi in uno spreco di risorse pubbliche. Proprio per la natura nazionale della difesa e una gestione ancora molto governativa, “un coordinamento insufficiente tra i vari flussi di finanziamento dell’UE, nonché tra i finanziamenti dell’UE e quelli nazionali, unitamente all’assenza di un efficace  processo di pianificazione dell’UE dall’alto verso il basso, può portare a una frammentazione degli investimenti, a duplicazioni o a persistenti carenze di capacità”.

    La Corte dei conti dell’UE ravvede poi “rischi di attuazione” derivanti da un mercato non sufficientemente sviluppato per le nuove esigenze e domande. Non possono essere esclusi “strozzature in termini di personale qualificato“, tenuto conto anche della poca vocazione dei giovani per l’industria pesante, e questo, unitamente a “strozzature in termini di materiali” e gli “elevati tassi di inflazione” generati dal caro-energia derivante dalla guerra in Iran, “rende difficile l’utilizzo dei fondi assegnati“.

    Materie prime critiche, la Corte dei conti riporta l’UE con i piedi per terra: “Obiettivi per il 2030 lontani”

    In sostanza, la strategia presentata in pompa magna dalla Commissione europea risulta frettolosa e lacunosa, poco attenta ai limiti strutturali dell’UE e della sua architettura politico-istituzionale. Per questo “è fondamentale sfruttare le nuove opportunità prestando attenzione ai rischi esistenti“, sottolinea Marek Opioła, il membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione. Che ribadisce: “Rimane difficile conseguire l’obiettivo della prontezza alla difesa entro il 2030”. Una vera e propria autonomia strategica nella difesa, rileva, potrebbe richiedere di più alla luce dei “principali vincoli presenti, come la frammentazione dei sistemi nazionali, le strozzature industriali, il lento coordinamento politico e la dipendenza dagli Stati Uniti”.

    Rendicontazione e debito, gli altri fattori critici di ‘Readiness 2030’

    Ci sono poi almeno due criticità aggiuntive nella strategia a dodici stelle per il rilancio della difesa e della sua industria: una riguarda i controlli di spesa e la trasparenza, l’altra l’indebitamento degli Stato e il conflitto dell’agenda di sicurezza con il patto di stabilità e le regole di bilancio. Per ciò che riguarda le verifiche contabili, denunciano i revisori di Lussemburgo, di per sé “i meccanismi in materia di rendicontabilità finanziaria sono complessi e variano a seconda dell’entità e dello strumento di finanziamento coinvolti”. A complicare il tutto, “l’assenza di un mandato di audit per tutti gli organismi e gli strumenti coinvolti limita la capacità della Corte dei conti europea di espletare appieno il proprio ruolo di revisore esterno”.

    Questione conti pubblici: “Il crescente ricorso alla spesa per la difesa finanziata tramite debito, ai prestiti garantiti dall’UE (attraverso il programma SAFE, ndr) e all’attivazione delle clausole di flessibilità può compromettere la sostenibilità di bilancio rallentando la riduzione del debito pubblico, aumentando le passività potenziali e aumentando la pressione sul margine di manovra del bilancio dell’UE, in assenza di accantonamenti adeguati”. L’UE rischia dunque di vanificare la riforma del Patto di stabilità e gli sforzi di correzione degli squilibri macro-economici, compromettendo ancora di più lo spazio di bilancio, spesa e manovra, dei governi nazionali.

    Tags: corte dei contidifesaReadiness 2030sicurezzaue

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