Roma – L’Italia si piazza al quarto posto per competitività tra le dodici economie più popolose dell’UE, a pari merito con la Germania e dietro a Svezia, Spagna e Francia. È il risultato del primo “Rapporto sulla Competitività del Paese”, presentato ieri, 4 novembre, a Roma, a Palazzo Wedekind, dall’Istituto per la Competitività (I-Com). Lo studio nasce dai lavori dell’Intergruppo parlamentare per la Competitività, forum trasversale istituito nel 2025, di cui I-Com è partner tecnico-scientifico.
L’analisi mette a confronto i dodici Paesi in otto settori strategici: telecomunicazioni e infrastrutture digitali, IA, energia, spazio, difesa, tecnologie pulite per l’elettrificazione, automotive e scienze della vita. Ogni comparto è valutato con otto indicatori, sei comuni e due specifici, che alimentano un nuovo Indice di Competitività I-Com.
L’Italia ottiene i risultati migliori nelle telecomunicazioni, seconda a pari merito con i Paesi Bassi e dietro alla sola Polonia, e nello spazio e nell’automotive, entrambi al terzo posto. Seguono scienze della vita (quinta) e IA (sesta), mentre energia e tecnologie pulite sono settime. Chiude la difesa, all’ottavo posto.
A sostenere il sistema sono il capitale umano, che colloca il Paese nella metà alta della classifica in tutti i settori, e la produttività corretta per il costo del lavoro, un dato che riflette però anche retribuzioni contenute. A frenarlo sono la complessità burocratica, che porta l’Italia all’ottavo posto complessivo, la debolezza della ricerca e sviluppo e le dipendenze internazionali, con importazioni di telecomunicazioni oltre tre volte e mezzo superiori alle esportazioni.
Il presidente di I-Com, Stefano da Empoli, sottolinea che l’Italia dispone di “una base competitiva solida” e può confrontarsi con i partner europei. Il distacco dai Paesi di testa, aggiunge, si inserisce in una dinamica negativa dell’intera Europa già messa in luce dal Rapporto Draghi, e la competitività va quindi declinata a livello sia europeo sia nazionale. Il futuro Fondo europeo per la competitività, atteso dal 2028, premierà gli Stati più aperti all’innovazione.
Quattro le priorità indicate: semplificare le procedure autorizzative, rafforzare ricerca e capitale di rischio, garantire stabilità pluriennale alla programmazione pubblica e presidiare le fasi a maggior valore aggiunto delle filiere strategiche.


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