Bruxelles – Una base industriale solida è il fondamento di un’Europa sovrana, ma oggi è sempre più a rischio. È l’allarme lanciato oggi, 5 novembre, a Berlino da Confindustria, dalla tedesca BDI e dalla francese MEDEF, riunite nel Trilateral Business Forum con un documento intitolato “Come salvare l’industria europea”. Le tre organizzazioni, in raccordo con BusinessEurope, chiedono un’azione urgente per “invertire il processo di deindustrializzazione”. A pesare sono tensioni geopolitiche, sovraccapacità globali, costo dell’energia, dipendenze strategiche e finanze pubbliche sotto pressione.
Sul fronte commerciale le imprese chiedono una politica più assertiva. Gli incentivi vanno concentrati nei settori in cui l’Europa può mantenere la leadership tecnologica, mentre gli strumenti di difesa commerciale vanno rafforzati ed estesi oltre l’acciaio, contro sovraccapacità e pratiche sleali. Con la Cina si chiede una reciprocità sostanziale, anche con requisiti sugli investimenti: quota minima di lavoratori UE, componentistica europea e conservazione dei dati.
Il capitolo investimenti parte da un dato: servono fino a 1.200 miliardi di euro in più ogni anno per competitività, decarbonizzazione e resilienza, e il ritmo attuale è insufficiente. Il prossimo Quadro finanziario pluriennale dovrà quindi tutelare la spesa per la competitività, garantendo risorse stabili al Fondo europeo per la Competitività, a Horizon Europe e alla Politica di Coesione, con accesso rapido e assegnazione per merito. Il rafforzamento della capacità d’investimento dell’UE, avvertono, non deve tradursi in nuovi oneri fiscali per le imprese. Ai governi si chiede disciplina di bilancio e piani credibili a medio termine, privilegiando la spesa strategica.
Sulle tecnologie, la sovranità digitale passa da risorse adeguate, regole proporzionate e infrastrutture abilitanti. L’Europa deve puntare sui propri punti di forza, in particolare il quantistico e l’IA fisica.
Largo spazio è dedicato all’energia, fattore decisivo per le scelte di investimento. Si chiedono prezzi stabili e allineati a quelli dei partner internazionali, un approccio neutro sul piano tecnologico e il mantenimento di minore tassazione dell’elettricità, compensazione dei costi indiretti dell’ETS e sgravi sulle tariffe di rete, soprattutto per i consumatori energivori. Servono poi investimenti tempestivi nelle reti nazionali e transfrontaliere, anche con più fondi del Connecting Europe Facility.
Le imprese accolgono con favore le conclusioni del Consiglio europeo di ottobre sui costi energetici e la proroga del METSAF, il quadro temporaneo per gli aiuti di Stato in Medio Oriente, annunciata dalla Commissione. Per la revisione dell’ETS chiedono costi sostenibili e decisioni guidate da maturità tecnologica e sostenibilità economica, non da condizionalità sugli investimenti.

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