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    Home » Cronaca » L’Italia spende (poco) per combattere l’uso di droghe, e non si sa come lo fa

    L’Italia spende (poco) per combattere l’uso di droghe, e non si sa come lo fa

    L'Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (Emcdda) pubblica il rapporto annuale. In Europa aumenta disponibilità di sostanze stupefacenti, soprattutto in carcere. "Va fatto di più".

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    7 Giugno 2018
    in Cronaca
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    Bruxelles – L’Italia è insieme a Spagna e Regno Unito il Paese con il maggior numero di persone nell’Unione europea che chiede aiuto per disintossicarsi dalla cocaina. C’è un problema sociale, eppure non si capisce come il Paese spenda i soldi resi disponibili per contrastare il fenomeno dell’uso e abuso di sostanze stupefacenti di ogni tipo. Un paradosso, o forse solo un altro esempio delle cose fatte senza un buon coordinamento. L‘Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (Emcdda), nel suo rapporto annuale di fresca pubblicazione, rileva come “la maggior parte della spesa per le droghe non è identificata e deve essere dedotta usando diversi approcci”. A questo si aggiunge poi che i piano d’azione “non hanno budget associati”.

    Non si sa quanto e come l’Italia spende per contrastare il fenomeno delle droghe, dunque. Un problema, per un Paese alle prese con una vera e propria piaga sociale. Nel 2015 l’Italia ha presentato una stima pari allo 0,65 % della popolazione adulta per coloro che necessitano di trattamento per consumo di cocaina. Un dato più alto della media (0,43% in Spagna, 0,20% in Germania, tanto per citarne due). Non solo: a Spagna, Italia e Regno Unito sono riconducibili quasi i tre quarti (73 %) di tutte le richieste di trattamento specialistico per dipendenza da cocaina in Europa, e nella Penisola i dati dei centri di trattamento specializzati indicano che nel 2016 la cocaina in polvere è stata la sostanza primaria più comunemente segnalata tra i pazienti che hanno iniziato la terapia per la prima volta, seguita dall’eroina e dalla cannabis.

    “Non vuol dire un aumento nel consumo delle droghe”, chiarisce il direttore di Emcdda, Alexis Goosdeel. C’è una maggiore disponibilità di droghe in Europa, inclusa la cocaina, ma l’entrata in centri di recupero e disintossicazione non necessariamente implica un aumento nell’assunzione delle sostanze. “Semplicemente – spiega – può esserci una fascia di popolazione che solo negli ultimi anni ha deciso ad affrontare il problema”.

    Rimane il problema di come e quanto spende l’Italia. L‘Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze è in grado poter fare solo delle stime, oltretutto limitate al periodo 2009-2012. Le notizia non sono buone. Si ritiene la spesa si sia gradualmente ridotta dallo 0,25% del Pil allo 0,18% del Pil nel 2012, anno in cui la maggior parte delle spese per assistenza sociale e cure medico-sanitarie. L’Emcdda può poco. Il grosso delle azioni in campo anti-droga rimane di competenza degli Stati membri, che non sempre forniscono informazioni.

    Per l’Italia il problema sembra essere più ampio. Una delle cose che monitora l’organismo europeo è il tasso di malattie infettive contratte e trasmesse con l’utilizzo di droghe. Il rapporto rileva che “questo numero è fortemente sottostimato, poiché alcuni grandi paesi come Germania, Italia e Regno Unito non trasmettono dati nazionali completi sulla fornitura di siringhe”.

    Altro fenomeno generalmente in aumento è quello della disponibilità di droghe nelle carceri. Questo vale soprattutto per i cannabinoidi sintetici, “a causa della facilità con cui queste sostanze possono essere spacciate nelle carceri e delle difficoltà che esistono nel rilevarne il consumo”. Nel Regno Unito il consumo di cannabinoidi sintetici tra i detenuti “è particolarmente preoccupante”. Risulta che il 33 % dei detenuti ha segnalato il consumo di “Spice” nell’ultimo mese. In Italia la situazione non migliora. Nel 2016 circa un quarto dei detenuti era considerato dipendente dalla droga, una proporzione che “è rimasta stabile nel corso degli anni”.

    L’aumento di disponibilità di droghe in carcere “è motivo di preoccupazione”, ammette Goosdeel, che esorta gli Stati membri dell’Ue a “più e migliori interventi” per invertire la tendenza.

    Tags: Alexis Goosdeelcannabinoidicarcericocainadrogadroghedroghe sinteticheEmcddaitaliaOsservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenzeosservatorio europeo drogheue

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