Bruxelles – Il Brasile minaccia l’Unione europea di contromisure, se i negoziati sulle sue esportazioni di carne non producono risultati soddisfacenti? Per Bruxelles, lo Stato sudamericano “resta un partner strategico”, ma la sicurezza alimentare dei cittadini europei ha la “massima priorità”. È ciò che ha dichiarato oggi (4 settembre) il portavoce Commissione europea, Olof Gill, in merito allo stop UE sulle importazioni di carne dal Brasile, entrata in vigore ieri (3 settembre).
Ieri è entrato in vigore l’elenco dei Paesi che rispettano le norme comunitarie sugli antimicrobici, sostanze chimiche che possono essere presenti nella carne per curare o prevenire le infezioni batteriche degli animali e che provocano danni alla salute umana. Il Brazile non figura nell’elenco in quanto la carne che esporta non presenta le garanzie di conformità previste dalle regole UE. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters, il governo brasiliano ha dichiarato che potrebbe adottare “misure reciproche” contro l’Unione, qualora i negoziati per revocare il divieto non dovessero portare a “un risultato soddisfacente”. La preoccupazione sarebbe stata espressa in una dichiarazione firmata dai Ministeri dell’Agricoltura e degli Affari esteri.
La questione è stata sollevata oggi (4 settembre) nel briefing quotidiano della Commissione UE con la stampa. Gill ha ribadito che “il Brasile è un importante partner strategico per l’Unione europea con cui collaboriamo strettamente, in modo costruttivo e positivo in tutto lo spettro delle aree politiche”, ma che “c’è la questione delle norme UE in materia di sicurezza alimentare”, per cui l’Unione è alla ricerca costante di “modi per rafforzare i nostri standard sanitari e fitosanitari“. Il portavoce ha ricordato l'”impegno chiaro e di lunga data nella lotta alla resistenza antimicrobica”, come ad esempio le norme introdotte nel 2018. A tal riguardo, ha precisato che le norme entrate in vigore ieri per i Paesi terzi, nel caso dei produttori europei, si applicano dal 2022.
“Queste regole sono note da tempo e i Paesi terzi ne sono stati informati già da molti anni”, ha sottolineato il portavoce affermando che “le nostre regole sulla resistenza antimicrobica si applicano in modo equo e senza discriminazioni a tutti i produttori europei e a tutti i produttori che desiderano vendere i propri prodotti sul nostro mercato unico”. Non solo “abbiamo collaborato strettamente con tutti i Paesi terzi” e “supportato tutti i nostri partner commerciali nella transizione verso queste nuove regole, anche attraverso numerose sessioni informative che risalgono al 2019”, ha aggiunto. Pertanto, “il nostro approccio è proporzionato e non discriminatorio, e abbiamo dato ai nostri partner tempo sufficiente e tutte le informazioni necessarie per adeguarsi“. La Commissione adesso intende continuare “a lavorare a stretto contatto con le autorità brasiliane per consentire loro di garantire che la conformità ai requisiti UE sia aggiornata” e, “una volta dimostrata la conformità, le esportazioni di questi prodotti potranno riprendere”, ha concluso.
Il regolamento relativo ai medicinali veterinari – la normativa di riferimento per gli antimicrobici – è stato adottato nel 2019 ed è entrato in vigore il 28 gennaio 2022, con l’obiettivo di rafforzare la lotta dell’UE contro la resistenza antimicrobica, cioè la capacità dei microrganismi di sopravvivere o crescere in presenza di un agente antimicrobico che di norma li inibisce o li uccide. Rappresenta inoltre una delle principali minacce per la salute pubblica e lo sviluppo a livello mondiale. A luglio 2022 la Commissione e gli Stati membri hanno individuato in questo fenomeno una delle tre principali minacce per la salute.

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