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    Home » Politica » Consiglio d’Europa contro il governo belga sui centri di detenzione dei migranti

    Consiglio d’Europa contro il governo belga sui centri di detenzione dei migranti

    Il commissario per i diritti umani Mijatović ha spedito una lettera al governo

    Giulio Colazzo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@Giulio_Col96" target="_blank">@Giulio_Col96</a> di Giulio Colazzo @Giulio_Col96
    14 Giugno 2018
    in Politica

    Bruxelles – La commissaria del Consiglio d’Europa per i diritti umani Dunja Mijatović ha criticato il governo belga per “la sua autorizzazione ad allestire nuovi centri di detenzione”, vicini all’aeroporto di Bruxelles, in cui le famiglie dei migranti potranno a breve essere trattenute.

    In una lettera indirizzata il 5 giugno scorso al Segretario di Stato belga per l’asilo e l’immigrazione Theo Francken, Mijatović chiede a Francken di riconsiderare il suo progetto di allestire centri di detenzione per famiglie di migranti per famiglie perché “noi del Consiglio d’Europa prestiamo particolare attenzione alla detenzione dei bambini e riteniamo che i bambini non dovrebbero mai essere trattenuti in nome dello status di immigrati dei loro genitori”.

    “La detenzione”, ha incalzato Mijatović, “non è mai nel migliore interesse dei bambini, come sancisce la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, che stabilisce che la detenzione infantile debba essere una misura estrema da impiegare solo in casi di criminalità giovanile, dunque non applicabile alle procedure di immigrazione”.

    La commissaria del Consiglio d’Europa ha anche sottolineato che tutte le misure in materia di politica migratoria debbano osservare le norme di diritto internazionale, compresa la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia. Infine Mijatović ha sollecitato il governo belga a continuare a rappresentare un modello sui diritti dei migranti, invece che insistere su una linea che va a detrimento dei diritti dei bambini.

    La risposta a Mijatović del Segretario di Stato belga per l’asilo e l’immigrazione è arrivata, e si conferma l’apertura di centri di detenzione per famiglie di migranti nell’estate 2018, ma specifica che questi centri saranno destinati solo a migranti irregolari che rifiutano apertamente di ritornare al loro paese d’origine. “La detenzione delle famiglie e dei bambini è una misura estrema nella procedura di rimpatrio, ma limitata nel tempo e conscia delle necessità e dei diritti dei bambini”, ha affermato Francken.

    Inoltre Francken ha evidenziato che la legge belga che consente di trattenere famiglie di migranti irregolari in centri di detenzione rispetta la legislazione dell’Ue in materia di immigrazione quando, prima di imporre tale misura coercitiva, si tenta di adottare un approccio meno repressivo. “In Belgio infatti, in una prima fase, le famiglie di migranti irregolari ricevono un obbligo di espatrio entro 30 giorni, con tutte le informazioni necessarie per organizzare una partenza volontaria”, ha proseguito Francken, “se questa misura non dà l’effetto sperato, l’Ufficio immigrazione mette a disposizione un treno e supporto finanziario alla famiglia”. “Se tutte queste misure non coercitive non funzionano, le famiglie possono essere trasferite in un centro di residenza aperto, e se scappano da lì possono essere trattenute in un centro di detenzione”, ha anche detto il Segretario di Stato belga.

    Theo Francken ha concluso la sua lettera di risposta a Dunja Mijatović affermando che la Corte europea dei diritti dell’uomo non si oppone alla detenzione di bambini quando le misure di detenzione rispettano gli articoli 3, 5 e 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e l’articolo 37 della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia. “Peraltro altri Stati membri dell’Ue violano regolarmente le libertà e i diritti dei bambini di famiglie di migranti irregolari, come testimoniato dal Framework legale e politico sulla detenzione di bambini immigrati pubblicato nel giugno 2017”, ha concluso Francken.

    Tags: bambinibelgiocentri di detenzioneconsiglio d'europaDunja MijatovićimmigrtatimigrantiminorionuTheo Francken

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