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    Home » Politica » Europee, qualcosa succede: i partiti “storici” rispondono all’attacco sovranista

    Europee, qualcosa succede: i partiti “storici” rispondono all’attacco sovranista

    Per la prima volta ci sarà una maggioranza parlamentare non dominata da socialisti e popolari, si deve configurare il nuovo equilibrio, e su questo c'è intesa

    Lena Pavese di Lena Pavese
    2 Maggio 2019
    in Politica

    Firenze – Una novità è emersa nel dibattito tra quattro dei candidati presidenti della Commissione europea: i partiti storici “reagiscono” alla montata sovranista, si distinguono tra loro, rendono chiaro che l’argine ci sarà, ma come verrà organizzato è una partita che dovrà essere giocata, non c’è più nulla di scontato.

    Il confronto tra i candidati che hanno accettato di esserci: la verde Ska Keller, il popolare Manfred Weber, il socialista Frans Timmermans e il liberale Guy Verhofstadt è stato organizzato dall’Istituto universitario europeo (EUI) nel quadro del suo annuale evento sullo Stato dell’Unione, a Firenze.

    Ne è uscita anche la notizia, che forse contiene una forzatura in chiave pre-elettorale, che il gruppo dei liberali Alde sparirà, per permettere la nascita di un nuovo gruppo “centrista”, come lo ha definito Verhofstadt, che accoglierà i liberali, gli eletti del partito di Emmanuel Macron, ma anche i britannici usciti da conservatori e laburisti, +Europa di Emma Bonino, e alcuni altri.

    “Per la prima volta dal 1979 socialisti e popolari non avranno una maggioranza, questo apre una fase del tutto nuova – dice Verhofstadt – per la prima volta avremo un vero negoziato di governo, al quale parteciperà il PPE, i socialisti, noi, e anche i Verdi”. Non si parte dall’argine ai sovranisti, non li si considera una pericolo, già sono stati digeriti e messi ai margini, nell’idea dei partiti storici (ed anche dei sondaggi, a dire il vero). Il tema è, e i partiti lo sanno, lo si è visto plasticamente stasera a Firenze, che alleanza fare, cosa metterci dentro.

    Popolari e liberali sono un fronte, l’altro sono socialisti e verdi. Bisognerà aspettare i risultati delle urne per capire quanto peseranno le diverse forze, e dunque anche le basi delle alleanze possibili. Tra Timmermans e Keller le vicinanze sono state tante, alle volte sembrava che i due faticassero a trovare qualcosa che li distinguesse, anche a causa dell’organizzazione del dibattito: tante domande, tempo uguale di risposta, neanche un minuto. I due hanno insistito sulla lotta all’evasione fiscale, sull’economia “sostenibile” (lui) e “verde” (lei), anche sull’esercito europeo hanno dimostrato di essere molto scettici entrambi, che sono anche d’accordo nella necessità di un nuovo referendum sulla Brexit.

    Su maggiori poteri per il Parlamento europeo hanno invece insistito Weber e Verhofstadt (ma Keller e Timmerman non hanno potuto sostenere di non essere d’accordo), come a dire il vero aveva fatto in mattinata anche il ministro degli Esteri Enzo Moavero aprendo i lavori dello State of the Union. Sulla Difesa il centrodestra punta su grandi progetti, come un FBI europeo proposto da Weber, nel centro sinistra si tenta un maggiore realismo e si afferma che la cooperazione militare è un’ambizione realistica.

    Sulle ricette economiche è rimasta una certa vaghezza, con i due del centrosinistra più concentrati su ricette sostenibili e che creino lavoro, ed i due del centrodestra più su”organizzazione del Mercato unico.

    Tags: candidaticommissione europeadibattitoeuifirenzefrans timmermansGuy Verhofstadtmanfred weberpresidentiSka Keller

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