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    Home » Politica » Von der Leyen dovrà conquistarsi la fiducia del Parlamento. E non sarà una passeggiata

    Von der Leyen dovrà conquistarsi la fiducia del Parlamento. E non sarà una passeggiata

    Tutti i gruppi hanno espresso la loro insoddisfazione per il metodo di scelta di VDL in un dibattito molto polemico, dove gli unici a impegnarli per lei sono stati i popolari e i liberali. E non tutti

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    4 Luglio 2019
    in Politica
    Ursula von der Leyen con Manfred Weber durante la sua visita lampo a Strasburgo ieri sera

    Ursula von der Leyen con Manfred Weber durante la sua visita lampo a Strasburgo ieri sera

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    dall’inviato

    Strasburgo – Il Parlamento europeo si è mostrato agli occhi dei suoi cittadini-elettori diviso come non mai, e difficilmente offrirà spettacoli e dinamiche diverse al prossimo voto ‘di peso’. Il nuovo presidente, David Sassoli, l’ha spuntata con 345 voti, undici voti in più rispetto alla maggioranza dei voti validi espressi, ma ben 31 in meno rispetto alla maggioranza assoluta minima dell’Aula (376 seggi sui 751 complessivi). Numeri che dimostrano gli equilibri tutt’altro che stabili di un’Eurocamera minata, che non promette bene. Popolari, socialisti e liberali contano su 444 deputati, ben oltre la maggioranza assoluta di 376 voti, ma quanti ce ne saranno per Ursula von der Leyden?

    Tra due settimane si replica. Il 16 luglio bisognerà votare sulla candidata alla presidenza della Commissione europea (chiamata VDL un po’ dar tutti, oramai) e vedere se potrà approdare alla testa della Commissione europea, come indicato dai governi. Anche in questo caso si rischia di avere un’Aula profondamente divisa. Due gli scenari possibili: esito positivo (il più probabile nonostante tutto), ma risicato ed espressione di una crisi istituzionale profonda, o esito negativo, e crisi politica vera.

    A margine di un polemico dibattito in Aula, nel quale tutti i gruppi hanno attaccato con più o meno decisione il metodo scelto dal Consiglio europeo, persone bene informate non nascondono che si va verso una maggioranza diversa da quella che portato all’elezione di Sassoli alla testa del Parlamento Ue. Su von der Leyen sembrano convergere, così almeno è stato annunciato, i voti dei popolari (PPE) e dei liberali (RE). I primi peraltro potrebbero non votare tutti a favore, qualche forte malumore interno per l’abbandono del sistema dello spitzenkandidat e del candidato Manfred Weber c’è ancora (in particolare tra i parlamentari tedeschi, che ritengono si siano violate le regole della democrazia, e la nazionalità della candidata, nella loro rigidità, non basta ad ammorbidire la situazione) e astensioni potrebbero non mancare. Indice comunque di crisi nella principale forza dell’emiciclo.

    I socialisti sono divisi. Guidati dai socialdemocratici tedeschi, alcuni deputati del gruppo S&D potrebbero sfilarsi, e garantire meno voti del previsto. Dato per scontato il voto contrario dei Verdi, che già hanno detto di non accettare il pacchetto delle nomine per le più alte cariche comunitarie partorito dai capi di Stato e di governo. Un pacchetto che lascia i Greens esclusi da ogni posizione di rilievo e molto arrabbiati per essere stati ignorati nella loro posizione a favore del sistema dello spitzenkandidat.

    Calcoli grezzi alla mano, PPE più RE più metà dei socialisti uguale 367 seggi, meno della maggioranza assoluta dell’Aula. Conteranno i voti validi espressi. Ma i conti rischiano pericolosamente di non tornare.

    Potrebbe essere il gruppo dei conservatori (ECR) a fare da stampella a PPE e RE. E’ convinzione che voti arriveranno dal gruppo in cui siedono i polacchi di PiS, il partito al comando nel Paese dell’est, contento per la mancata vittoria del socialdemocratico Frans Timmermans, che ha portato avanti la procedura d’infrazione contro Varsavia per le politiche lesive dello Stato di diritto.

    Comunque vada sarà dunque un insuccesso, con una maggioranza eurpeista a quattro che si sfalda prima ancora di iniziare a lavorare. Anche un via libera alla prima donna della storia alla guida dell’esecutivo comunitario, rischia di fornire un voto minoritario. Non un buon biglietto da visita. Anche per evitare questo il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha rivolto oggi un accorato appello al coinvolgimento dei verdi “nei meccanismi decisionali”. Posizione che però lui non ha difeso con decisione nel negoziato.

    C’è di più. I sovranisti continuano a reclamare incarichi di peso in seno al Parlamento. Hanno perso la vicepresidenza, ora puntano ad almeno due commissioni parlamentari (Agricoltura e Giuridica). Le forze pro-europeiste intendono formare un cordone sanitario e sottrarle entrambe al gruppo Identità e democrazia (ID), e allora anche qui due scenari si aprono. Il primo, più probabile, che sia dia ai conservatori una delle due commissioni reclamate da ID in cambio di un sostegno a von der Leyen. Il secondo meno probabile ma comunque da non escludere, data la situazione, che addirittura possano volerci di voti dei sovranisti per eleggere von der Leyden. Uno scenario apocalittico per il PPE, che in caso dovrebbe piegarsi ai voleri degli anti-europeisti – perché niente avviene per niente, in politica – e vedere il fallimento della politica di contenimento orchestrata sin qui.

    Tags: fiduciaparlamento europeoursula von der leyenVDL

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