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    Home » Politica Estera » L’Ue pronta a inviare un proprio contingente in Repubblica Centrafricana

    L’Ue pronta a inviare un proprio contingente in Repubblica Centrafricana

    Il 23 gennaio il Consiglio di sicurezza dell'Onu dovrebbe dare il proprio assenso a una missione di peacekeeping di sei mesi nella regione di Bangui. L'Italia non dovrebbe mandare soldati

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    18 Gennaio 2014
    in Politica Estera
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    Il 23 gennaio il Consiglio di sicurezza dell’Onu dovrebbe dare il proprio assenso a una missione di peacekeeping di sei mesi nella regione di Bangui. L’Italia non dovrebbe mandare soldati

    Il campo progughi vicino all'aeroporto della capitale Bangui - ph. UNHCR
    Il campo profughi vicino all’aeroporto della capitale Bangui – ph. UNHCR

    L’Unione europea è pronta ad inviare un proprio contingente in Repubblica centrafricana per tentare di contribuire a porre fine alle violenze interreligiose tra cristiani e musulmani che stanno infiammando il paese dallo scorso marzo. Nel Paesi sono già attive le truppe francesi, con 1.600 uomini, e un contingente dei Paesi africani, la Misca (Mission Internationale de Soutien à la Centrafrique sous conduite Africaine), composto da 4mila caschi blu africani, che saliranno entro la fine dell’anno a 6mila. E ora arriveranno anche quelle europee, ma soltanto nella zona della capitale Bangui, probabilmente solo attorno all’aeroporto, diventata il teatro di un’ondata di violenze senza precedenti dopo le dimissioni del presidente Michel Djotodia la scorsa settimana.

    Lunedì il Consiglio Affari esteri voterà il via libera politico alla missione, a quel punto l’Ue dovrà aspettare il 23 di gennaio, quando si riunirà il Consiglio di sicurezza dell’Onu per rinnovare il mandato della missione. “Il Palazzo di Vetro dovrà dare anche una base giuridica solida al nuovo intervento, e i contatti per prepararla sono già in corso”, spiega un alto funzionario europeo. Su chi parteciperà inviando militari non è ancora chiaro: “Alcuni paesi come Belgio, Svezia e Polonia hanno già dato, informalmente, la propria disponibilità, l’Italia non ancora” dice. Non parteciperà neanche la Gran Bretagna “ma non per segnare una differenza, è che non ci si può impegnare in tutti i teatri, siamo in altri e non saremo in questo”, spiega una fonte dell’Isola. L’obiettivo massimo è di raggiungere 2mila uomini tra le diverse nazioni, ma il numero potrebbe fermarsi anche sotto i mille. Tutti i Paesi comunque contribuiranno finanziariamente alle spese comuni ma non saranno tenuti a inviare soldati.

    Dopo il via libera dell’Onu si dovranno formalizzare i dettagli tecnici della missione e dare il via libera definitivo, ma non saranno necessarie altre riunioni ministeriali per ottenerlo. Il tutto avverrà in tempi veloci, il Comitato Militare dell’Ue, guidato dal francese Patrik de Rousiers, a quanto si è appreso, ha già preparato tutto il necessario perché il capo missione possa prendere le sue scelte. Entro la  fine del mese tutto potrà esser pronto, ci vorranno poi altri 30 giorni per la partenza effettiva delle truppe. L’idea, o la speranza, è di rimanere nel paese al massimo 6 mesi, il tempo necessario perché la missione a guida africana Misca diventi pienamente operativa. “L’intervento francese (e probabilmente proprio a Parigi toccherà il comando operativo della missione) ha permesso di migliorare la situazione, ma non basta per permettere lo svolgimento del processo politico”, che si dovrebbe concludere con le elezioni del prossimo anno, spiega ancora il funzionario. “Il nostro mandato – conclude – sarà solo quello di proteggere le popolazioni civili e creare un ambiente sicuro per facilitare un intervento umanitario”.

    Secondo i dati dell’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati (UNHCR), le persone rimaste senza casa o costrette a lasciare i propri villaggi sono oltre 935 mila. La cifra include coloro che erano stati costretti alla fuga dopo il colpo di stato del marzo scorso ad opera dei ribelli Seleka una coalizione eterogenea a dominanze musulmana. Un atto che ha fatto sprofondare il Paese nel caos con feroci violenze inter-tribali e inter-religiose tra cristiani e musulmani.

    Alfonso Bianchi

    Leggi anche:
    – Repubblica centrafricana, dall’Ue 50 milioni per sostenere la missione di pace

    Tags: AfricafranciaguerraMiscaonupeacekeepingRepubblica CentrafricanaUnhcr

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