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    Home » Economia » Banca Etica denuncia: Fermare la finanza sostenibile significa frenare il Green Deal

    Banca Etica denuncia: Fermare la finanza sostenibile significa frenare il Green Deal

    Si blocca a un passo dal traguardo la normativa europea per definire gli investimenti "verdi". Andrea Baranes: "E' questo settore che poi dà forma allo sviluppo dell'economia, spero che i governi UE si ricredano"

    Lorenzo Robustelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LRobustelli" target="_blank">@LRobustelli</a> di Lorenzo Robustelli @LRobustelli
    10 Ottobre 2019
    in Economia

    Bruxelles – Greta, gli impegni internazionali, il Green Deal promosso e promesso dalla nuova Commissione europea, l’entusiasmo “istituzionale” mostrato per una svolta “verde” nella crescita cadono alla prima opposizione dei governi europei?  Il 25 settembre i governi europei hanno approvato a maggioranza l’introduzione di un sistema di regole di classificazione (la cosiddetta “tassonomia”) delle attività e degli investimenti finanziari che rispettano un set  di requisiti di sostenibilità ambientale, ma hanno anche deciso di posticipare di due anni e mezzo alla fine del 2022 – dalla data inizialmente prevista dalla Commissione per il primo luglio 2020 – l’applicazione di questa classificazione dei prodotti finanziari sostenibili. Colpa del carbone e del nucleare, a quanto pare.

    “Alcuni governi, a quanto ho sentito, avrebbero chiesto di far rientrare nella definizione di investimenti sostenibili anche quelli nel nucleare nel carbone ‘pulito’, per questo tutto sembra fermarsi, una brutta battuta d’arresto, e se poi questi finanziamenti diventassero davvero accettabili allora avremmo un indebolimento sostanziale di tutta la normativa”. E’ deluso, anche un po’ arrabbiato, Andrea Baranes, vice presidente di Banca Etica, che da anni segue a Bruxelles il lavoro verso la definizione comune, la cosiddetta “tassonomia” di cosa sono gli investimenti etici.

    Andrea Baranes

    Eunews – Insomma, dopo anni di lavoro tutto sembra fermarsi proprio sul traguardo, quando sembrava fatta…

    Baranes – “C’è una responsabilità di singoli governi in questo rinvio. Già quando si era partiti, anni fa, tentando una definizione di tutta la finanza sostenibile, accettammo di limitare il lavoro solo ad ambiente e clima, perché ci spiegarono che c’era il consenso sufficiente a raggiungere un traguardo, che invece non avremmo potuto raggiungere se avessimo voluto regolare anche materie come i derivati o i paradisi fiscali. Era molti limitativo, la finanza, è evidente, non è solo questo, ma noi banche etiche europee accettammo, pensando ‘almeno questo si fa’. Non potremmo invece accettare una diluizione tale da rendere la normativa in buona parte inutile”.

    E. – Ma è possibile che un lavoro che andava avanti da anni, sul quale si era creato in apparenza un ampio consenso, si fermi proprio alla fine, a un passo dal traguardo. Non ci sarà stata invece una malafede da parte di qualcuno?

    B. – “Il dubbio c’è. Il lavoro è stato bloccato, lo ripeto, da governi che si sono piegati a meri interessi di bottega sul nucleare e il carbone. Ma se ognuno pensa solo a curare il proprio giardino si fermerà tutto il processo, e noi non vogliamo invece arrenderci, continueremo con il nostro lavoro di advocacy, seguiremo passo  passo quel che succederà, ma resta il punto fermo che carbone e nucleare non sono sostenibili. Ancora non è detto che sia finita così. Anche perché fermare la finanza etica in buona misura vuol dire disarmare e fermare il Green Deal, sul quale la nuova Commissione europea ha centrato il proprio programma di lavoro”.

    E. – Di cosa avete bisogno per rafforzare la vostra posizione?

    B. – “Che si arrivi alla piena consapevolezza di quanto il settore della finanza sia influente, determinante nello sviluppo economico. Ne determina i percorsi, ma ancora non tutti coloro che vogliono proteggere l’ambiente se ne rendono conto. Spesso ci si sofferma ad analizzare come produce una singola azienda, il che è giusto, figuriamoci, ma non basta, è solo la fine del percorso, che è indicato dal sistema finanziario più che da quello industriale. Non sono solo le scelte di finanza pubblica a indirizzare gli investimenti, ma anche di quella privata, dove deve poter agire il singolo cittadino/investitore per dire la sua su come vengono utilizzati i suoi risparmi”.

    Tags: ambienteAndrea Baranesbanca eticaclimagreen dealsostenibilitàTassonomiaunione europea

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