Bruxelles – Dopo il quadro per rafforzare la resilienza climatica presentato ieri (27 ottobre), la Commissione europea torna a puntare sugli investimenti per affrontare la crisi ambientale in occasione della COP17. Questa volta l’obiettivo è mobilitare capitali privati per proteggere e ripristinare la biodiversità, attraverso nuovi strumenti finanziari capaci di affiancare le risorse pubbliche. A Yerevan, in Armenia, la commissaria europea all’Ambiente, Jessika Roswall, ha lanciato i Friends of Credits for Nature and Biodiversity (gli Amici dei crediti per la natura e la biodiversità), un’iniziativa internazionale per promuovere i cosiddetti crediti per la natura.
L’annuncio è arrivato durante la Conferenza delle Parti della Convenzione sulla diversità biologica sulla biodiversità, la conferenza delle Nazioni Unite in corso dal 19 al 30 ottobre. Al centro dei negoziati c’è l’attuazione del Quadro globale per la biodiversità di Kunming-Montreal, adottato nel 2022, che punta anche a proteggere e gestire entro il 2030 il 30 per cento delle terre, delle acque interne e delle aree costiere e marine del pianeta. La conferenza di Yerevan rappresenta inoltre il primo banco di prova del nuovo sistema globale di monitoraggio e verifica dei progressi verso gli obiettivi concordati.
L’iniziativa, guidata dai governi e aperta ad altri Paesi e organizzazioni internazionali, è stata lanciata dalla commissaria europea all’Ambiente, Jessika Roswall, insieme a Francia e Perù. Tra i primi partecipanti figurano, oltre ai promotori, Finlandia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Australia, Botswana, Canada, Cile, Indonesia, Giappone e Nuova Zelanda.
I crediti per la natura sono strumenti finanziari pensati per remunerare attività che producono benefici misurabili per gli ecosistemi, “preservando gli habitat” e “generando al contempo entrate per chi lavora per proteggerli e per gli investitori”, ha dichiarato Roswall. La commissaria ha sottolineato anche la necessità di una “cooperazione internazionale” per favorire investimenti credibili. L’obiettivo è rendere questi interventi più facilmente finanziabili, attirando imprese e investitori interessati a sostenere progetti con risultati verificabili. Potrebbero beneficiarne, per esempio, agricoltori, proprietari forestali e altri gestori del territorio impegnati nella tutela della natura.
La questione è anche finanziaria. Con i bilanci pubblici sotto pressione, la Commissione punta a coinvolgere maggiormente il settore privato, senza sostituire il finanziamento pubblico né le regole ambientali. La nuova iniziativa si inserisce nella tabella di marcia europea per i crediti per la natura, adottata nel luglio 2025, che prevede ricerca, progetti pilota e consultazioni per sviluppare strumenti affidabili.
La posta in gioco va oltre la tutela degli ecosistemi: la biodiversità contribuisce alla sicurezza alimentare e idrica, alla salute e alla capacità di affrontare gli impatti del cambiamento climatico. È lo stesso legame tra ambiente ed economia emerso ieri con il nuovo quadro europeo sulla resilienza climatica, che punta a preparare meglio infrastrutture, territori e attività produttive ai rischi climatici.
La sfida, per Bruxelles, è trasformare gli impegni ambientali in investimenti concreti, assicurando che i benefici per la natura siano reali e misurabili. Il lavoro sui crediti proseguirà anche con un evento europeo alla COP31 sul clima, previsto il 18 novembre.












