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    Home » Politica Estera » COVID e geopolitica, Europa sempre più sola e sotto l’assedio di Cina e Russia

    COVID e geopolitica, Europa sempre più sola e sotto l’assedio di Cina e Russia

    La pandemia usata da Mosca e Pechino per accrescere il proprio peso sullo scacchiere internazionale e la loro presenza regionale. L'UE attende l'esito delle elezioni americane, ma il futuro è pieno di incognite e non solo all'insegna del virus

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    22 Ottobre 2020
    in Politica Estera

    Bruxelles – Andrà tutto bene. Lo slogan usato nel momento peggiore della pandemia di COVID-19 rischia di tradire le attese e le promesse dell’Europa. Perché la diffusione del Coronavirus ha contribuito a rimescolare le carte sullo scacchiere internazionale, con l’Unione europea e i suoi Stati membri attaccati da Cina e Russia, desiderose di strappare influenze regionali. Sono le conseguenze geopolitiche del COVID-19, come rilevate dallo studio del direttorato generale per le Politiche esterne del Parlamento europeo su richiesta della commissione Affari esteri.

    La situazione è peggiore di quanto si creda. Le potenze straniere hanno approfittato della pandemia a proprio vantaggio. Con le relazioni transatlantiche ancora costituite da tensioni e alleanze non più salde, l’Ue si ritrova più isolata. Le alterative non sono molte: l’Unione europea può scegliere di ritagliarsi un nuovo ruolo per se stessa, può dare una svolta interna o riaccendere le relazioni transatlantiche.

    Russia, ostacolo sempre più insormontabile

    A Est i problemi risalgono almeno all’inizio del 2014, quando la Russia decise di annettere la Crimea. Da allora le relazioni con Mosca sono sempre state ridotte al minimo. Durante la pandemia le relazioni UE-Russia sono rimaste sostanzialmente le stesse, vale a dire non particolarmente buone. Da quando il COVID-19 ha preso a diffondersi, la Russia non ha perso tempo. “Non sorprende” che la Russia abbia intrapreso una campagna di disinformazione non appena si è verificata la pandemia, prendendo di mira gli Stati europei.

    La crisi bielorussa di questa estate ha apportato un ulteriore nuove elemento di ostilità alla politica anti-europea di Mosca. Il presidente russo Vladimir Putin ha messo in guardia contro le interferenze straniere, sostenendo efficacemente Alexander Lukashenko, suo alleato di lunga data al potere. Contemporaneamente si è espansa anche l’attività della Russia in Libia. Mentre gli europei erano confinati a casa, il Cremlino ha dispiegato 14 aerei da guerra (maggio), e disordini nell’area sono aumentati ulteriormente durante l’estate.

    Coronavirus, il grimaldello dell’espansionismo cinese

    Già prima dell’arrivo del virus le relazioni tra Cina e Unione europea erano un delicato equilibrio di interessi, soprattutto economici. Gli investimenti di Pechino nella sola Europa sono passati da 1 miliardo di euro nel 2008 a 35 miliardi di euro nel 2016. Numeri che hanno indotto l’UE a una linea poco decisa sul rispetto dei diritti umani, concorrenza sleale, libertà fondamentali. Questa posizione già fragile è stata resa ancor più instabile a seguito di diversi sviluppi legati alla pandemia.

    Da una parte l’atteggiamento aggressivo della Cina, che respinge con forza ogni accusa sulle responsabilità della diffusione del Coronavirus, unita alla dipendenza dalla catena di approvvigionamento esposta (in particolare per quanto riguarda le forniture mediche), ha portato a una percezione nettamente negativa della Cina in Europa, incidendo sulle scelte dei governi per ragioni di opinione pubblica.

    Dall’altra parte la Cina, avendo dovuto gestire per prima la cosa, ha potuto ergersi a principale partner internazionale nel momento del bisogno in Europa. Il risultato? Il Paese viene percepito come amico. Secondo un sondaggio, un italiano su quattro pensa che la Cina sia stata il più grande alleato durante la pandemia.

    Balcani occidentali, terreno di scontro per l’influenza sulla regione

    A proposito di Serbia, è proprio nella regione dei Balcani occidentali che il COVID ha riacceso la politica per l’egemonia. Qui Russia e Cina hanno sfruttato la pandemia per espandere la loro presenza. Pechino e Mosca hanno unito alcuni aiuti alla Serbia e alla parte serba della Bosnia-Erzegovina con forti campagne di disinformazione, volte a screditare l’UE. Un sondaggio di marzo ha mostrato che il 39,9% dei serbi pensa che la maggior parte degli aiuti COVID-19 provenga da Pechino, seguito dal 17,6% che pensa provenga dall’UE e dal 14,6% che pensa provenga dalla Russia. In questo l’UE ha però delle responsabilità. Sebbene l’UE sia di gran lunga il principale partner della regione, non solo in termini di aiuti ma anche di scambi che ammontano a 43 miliardi di EUR all’anno, “la sua comunicazione avrebbe potuto essere migliore”.

    Stati Uniti, sempre più un ex partner?

    Quanto agli Stati Uniti, la pandemia non ha offerto l’occasione per rivedere le cause profonde delle tensioni preesistenti. Di conseguenza, le relazioni si sono sviluppate lungo le linee dei tempi precedenti. Molto dipenderà dall’esito delle elezioni di novembre. Per l’UE l’auspicio è una vittoria del candidato democratico, che potrebbe imprimere una nuova svolta.

    Incertezze e possibili scenari

    L’Europa è già state messa alla prova. Nuovi attori si affacciano in Africa (Libia), la crisi del Nagorno-Karabakh si è accesa in questi mesi spesi a contenere il virus, e l’UE non sembra in grado di gestire il conflitto.

    Il commissario per l’Economia, Paolo Gentiloni, ha messo in guardia. “Potremmo avere un mondo post-COVID con più tensioni commerciali e meno multilateralismo. Il coordinamento globale non è semplice in questo momento”.

    Il futuro per l’Europa si snoda lungo tre diverse opzioni. La prima, quella di una “distanza strategica”. Cercare cioè di barcamenarsi con i diversi player, mantenendo le relazioni necessarie per le catene di approvvigionamento. L’Europa, in fin dei conti, resta dipendente dal resto del mondo da un punto di vista energetico (Russia), materie prime (Russia e Cina), commerciale (Cina, Russia, Stati Uniti). L’equidistanza tra i diversi player globali potrebbe garantire una ‘sopravvivenza’ relativamente tranquilla, per quanto incerta.

    L’altra alternativa è l’auto-isolamento. Non potendo contare più sull’esterno l’UE dovrebbe sviluppare al massimo il mercato unico. Il commercio intra-europeo è aumentato costantemente nel decennio precedente, e ora si attesta a più o meno il 60%. L’Europa, fatta eccezione per l’energia, potrebbe provvedere a se stessa. E anche la dipendenza energetica potrebbe ridursi grazie ai progressi compiuti in termini di efficienza energetica ed energie rinnovabili, grazie anche alle politiche per la ripresa messe in campo quest’anno. In politica estera però l’UE rischia di perdere terreno, a meno di imprimere una vera svolta in questo ambito.

    “Solo quando i cittadini e i decisori europei vedranno allo stesso modo quale ruolo l’Europa deve svolgere in un mondo che sarà irreversibilmente antagonista, è possibile valutare e assegnare obiettivi, procedure, strumenti e meccanismi”. L’auto-isolamento di un mondo in lockdown può essere un’opportunità per rilanciare l’Europa delle difesa, considerando che per la Francia la NATO versa in uno stato di morte cerebrale.

    Ultima scelta, puntare sulle relazioni trans-atlantiche

    Molto dipenderà dagli esiti elettorali statunitensi, ma comunque non senza un prezzo da dover pagare. In caso di rielezione di Donald Trump “non è prevedibile che le relazioni transatlantiche sviluppino un tono decisamente diverso” da quello attuale. In caso di elezione del candidato democratico Joe Biden, “ci sono segnali che ci si potrebbe aspettare rapporti più costruttivi” su cui costruire nuove relazioni. Per gli autori dello studio, comunque, “in entrambi i casi l’Europa e i suoi funzionari dovranno impegnarsi in un più ampio dibattito sul suo ruolo nel mondo, sui mezzi a sua disposizione, alla luce dei rapporti mutevoli”

    Tags: BielorussiacinacommerciocoronavirusCovid 19energiaGeopoliticaNagorno-Karabakhparlamento europeorelazioni transatlanticherussiastati unitiueue-cinaUe-RussiaUe-Stati UnitiVladimir Putinwestern balkans

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