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    Home » Politica » Il blocco dei dodici sulla Conferenza sul Futuro dell’Europa: “Salvaguardare l’equilibrio istituzionale”

    Il blocco dei dodici sulla Conferenza sul Futuro dell’Europa: “Salvaguardare l’equilibrio istituzionale”

    In una lettera indirizzata al comitato esecutivo un gruppo di Stati membri stronca sul nascere l'ambizione di modifica dei trattati. Ma per il Parlamento europeo non ci sono tabù

    Gianluca Martucci</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@GianMartucci" target="_blank">@GianMartucci</a> di Gianluca Martucci @GianMartucci
    1 Aprile 2021
    in Politica
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    Bruxelles – Un documento che pesa come un macigno sulle ambizioni di gran parte del Parlamento europeo di sfruttare la Conferenza sul Futuro dell’Europa per procedere a una modifica dei trattati dell’Unione Europea.

    Per dodici Stati membri (Austria, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Slovacchia e Svezia), oltre a dotarsi “di una struttura snella, lineare e volta a evitare qualsiasi inutile burocrazia”, la Conferenza sul Futuro dell’Europa, che partirà il 9 maggio e che si propone di coinvolgere la società civile per plasmare il futuro del progetto europeo, “non deve originare nuovi obblighi di legge e non deve duplicare o interferire con il processo legislativo”. Un modo per frenare le ambizioni dell’Eurocamera di ritoccare gli atti fondamentali del diritto europeo per inaugurare un profondo cambiamento dell’UE a più di dieci anni dal Trattato di Lisbona. Il documento è stato posto all’attenzione dei ministri degli Affari europei durante la seduta del Consiglio UE del 23 marzo e presentato ai membri del comitato esecutivo della Conferenza riunitosi per la prima volta il 24 marzo.

    La questione dei risultati concreti da raggiungere a conclusione dell’evento annuale (la data di chiusura è fissata al 9 maggio 2022) è stata da sempre un punto di discordia tra gli Stati UE e il Parlamento europeo, e sebbene la modifica dei trattati non sia esplicitamente sancita (e non sia neanche esclusa) nella dichiarazione congiunta firmata dalle tre istituzioni che presiederanno la Conferenza, i promotori più tenaci dell’approccio federalista affermano tuttora che non vi siano tabù nella discussione. La stessa dichiarazione basa il dibattito sui principi dell’inclusività, dell’apertura e della trasparenza, ma allo stesso tempo rimarca l’impegno da parte delle tre istituzioni ad ascoltare “gli europei e a dare seguito alle raccomandazioni formulate dalla Conferenza”, ma sempre “nel pieno rispetto” delle loro competenze e dei principi di sussidiarietà e proporzionalità sanciti dai trattati.

    Le dodici capitali chiedono “soluzioni tangibili per le sfide che l’UE sta affrontando” e invocano politiche reali e risultati specifici alla luce delle priorità concordate nell’Agenda Strategica 2019-24 del Consiglio Europeo (tra cui ci sono la protezione dei cittadini e delle libertà, lo sviluppo di una base economica forte e vivace, la costruzione di un’Europa verde, equa, sociale e a impatto climatico zero e la promozione degli interessi e dei valori europei sulla scena mondiale).

    La posizione dei dodici però è ambigua. Un diplomatico di uno dei Paesi firmatari del documento ha dichiarato al Financial Times che tra i dodici governi non ci sono punti di incontro salvo che sul fatto che la Conferenza debba concentrarsi su “risultati politici”. Non è chiaro però in quale misura.

    “I cittadini si aspettano risultati, non dibattiti istituzionali fini a sé stessi”, ha affermato il portavoce. Questo sarebbe l’orientamento anche di alcuni Stati non firmatari del documento, come la Germania e la Francia (quest’ultima ha da sempre pressato affinché il lavori della Conferenza si concludessero durante il periodo in cui sarà alla guida del Consiglio UE, cioè il primo semestre del 2022).

    Secondo quanto riporta il giornale inglese l’auspicio formalizzato nella lettera dai governi firmatari è quello di “salvaguardare l’equilibrio interistituzionale, compresa la divisione delle competenze”, un indirizzo che andrebbe nella direzione di preservare lo status quo e che potrebbe mettere un punto alle speranze di una riforma radicale del funzionamento istituzionale dell’UE. Se dovesse prendere il sopravvento, un approccio simile manderebbe alla deriva la modifica del sistema degli Spitzenkandidaten per l’elezione del presidente della Commissione europea (che è difeso dai capi di Stato e di governo che attualmente assegna la presidenza al candidato del partito più votato alle elezioni europee) e la riforma del processo decisionale in seno al Consiglio auspicate dal Parlamento nelle prime fasi della discussione sulla Conferenza. Restano ancora alcuni nodi da sciogliere.

    Tags: cofoecomitato esecutivo cofoecommissione europeaconferenza sul futuro dell'europaconsiglio ueparlamento europeospitzenkandidaten

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