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    Home » Politica » Quale strada per i giovani europei?

    Quale strada per i giovani europei?

    Gli esempi virtuosi vengono forniti dai paesi del Nord Europa, come Olanda e Svezia

    Federico D'Addato</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/https://twitter.com/fededaddato" target="_blank">https://twitter.com/fededaddato</a> di Federico D'Addato https://twitter.com/fededaddato
    13 Dicembre 2021
    in Politica
    giovani in europa

    La condizione giovanile tra i paesi europei è particolarmente eterogenea.

    Se infatti da un lato vediamo come alcuni Stati membri definiscano chiaramente la struttura delle proprie Politiche Giovanili ed in breve tempo la “linea verde”, formata ed efficace, entra nel mondo del lavoro, in altri casi la politica insegue altri criteri, tralasciando un’intera generazione che potrebbe diventare la classe dirigente del domani.

    L’Unione Europea va strutturando in misura sempre maggiore questo tema, attraverso programmi di studio, come l’Erasmus, formazione professionale, come il trainesheep, che consentono al giovane europeo opportunità importanti, dal lato accademico, formativo, ma anche per una crescita personale.

    Da non sottovalutare infine la volontà riguardo la creazione di una maggiore fra cittadini degli stati membri e lo sviluppo di un sentimento comunitario.

    Stando ai dati Eurostat riguardo i NEET, i giovani tra i 15 e i 24 anni che non studiano, non frequentano corsi di formazione e non lavorano, l’Italia è tra i primi posti della classifica.

    Un primato triste alimentato da vari fattori come: l’inadeguatezza in molti casi del sistema scolastico, difficoltà ambientali, contesti sociali, carenza di qualità nei centri formativi, mancanza di piani di sviluppo del capitale umano dovuto a burocrazia e politica.

    Gli esempi virtuosi vengono forniti dai paesi del Nord Europa, come Olanda e Svezia.

    Il caso italiano, come riportano i dati di un sondaggio della Confcommercio, evidenziano come nel ventennio 2000-2019 il tasso di occupazione sia calato per oltre due milioni di cittadini con un’età compresa tra i 15 e i 34 anni e più di 400mila invece i “cervelli in fuga”, ovvero individui in età lavorativa che lasciano il proprio Paese a causa di mancanza di opportunità e corrono all’estero.

    Il “caso giovani” Svedese

    Riguardo l’esempio Svedese, il primo punto è l’istruzione, il settore scolastico è uno dei più finanziati dallo stato e la Svezia, più di altri, investe nella scuola con due punti percentuali di PIL in più rispetto alla media europea.

    Risulta infatti evidente, stando all’OCSE, come il livello medio dello studente svedese sia superiore, anche grazie ad una particolare rilevanza sull’aggiornamento costante anche per gli adulti, i quali ricevono un sussidio durante la formazione.

    Basato su attitudini e competenze, il sistema formativo comprende 16 programmi tra i quali 2 per la preparazione universitaria e 14 per la formazione professionale, infatti il tasso di abbandono è molto basso (8% contro il 13% italiano).

    L’ente nazionale per la formazione professionale poi, attraverso i centri dislocati nel territorio, offre addestramento professionale a disoccupati per il reinserimento nel mercato del lavoro.

    Il caso Francese

    Si necessita far notare il sistema francese che, in poco tempo, ha radicalmente cambiato pelle, tanto che questa fase è stata definita da Joseph C. Sternberg: “La giovinezza francese”.

    Inizialmente, tuttavia, nonostante Macron avesse solo 39 anni quando si è insediato all’Eliseo, la percezione della fascia giovanile aveva preferito candidati diversi, come Mélenchone e LePen.

    Nel post-pandemia il presidente francese dichiara la nascita di un: “dispositivo di esonero dei contributi per i giovani” ovvero uno sconto sui contributi dell’80% per un lasso compreso tra 1-2 anni.

    Calando in questo modo il costo del lavoro per le aziende nei confronti degli under 25, la domanda sarà maggiore, portando una riduzione del tasso di disoccupazione.

    A ciò si aggiunge una forma di assistenza precisa, nei confronti dei già citati NEET il governo finanzierà un programma di crescita professionale o culturale, con un assegno di una somma pari a 500 euro per un massimo di 12 mesi a chi seguirà corsi di formazione di almeno 15-20 ore settimanali.

    Ad oggi è presto per valutare se queste decisioni avranno un risvolto positivo, ma la strada intrapresa sembra virtuosa.

    Il “caso giovani” Italiano

    Tornando in casa nostra, la condizione è brutalmente tragica.

    Non solo si è vista una riduzione drastica del lavoro indipendente, ma anche le imprese giovanili sono calate di 156mila unità.

    Il record europeo dei NEET include 2 milioni di unità è un macigno che grava sull’economia e sull’intero sistema-Paese.

    Tra i fattori, l’invecchiamento demografico, il calo della natalità, un sistema pensionistico attualmente gravoso, burocrazia, microcriminalità e evidenti lacune in ambito tecnico-politico, risultano fondamentali per questi tristi risvolti.

    Basti notare come solo in un secondo momento, e solo grazie agli appelli di associazioni e società civile, ad oggi nel PNRR esistono dettami legati ad un “Pilastro Giovani” in Italia, il quale non è stato considerato in un primo momento.

    Oltretutto, questa “lost generation”, come scrive il Financial Times, vede per la prima volta la riduzione o una mancata crescita dello stipendio medio rispetto a quelle precedenti.

    Una citazione fornita da Alcide De Gasperi recitava: “Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione”. Ad oggi, francamente, non ci sono statisti all’orizzonte.

    Tags: appellogiovanidisoccupazione giovanilefranciaitaliaMacronministero politiche giovanilisvezia

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