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    Home » Economia » COVID, le imprese UE temono impatti di lunga durata. Digitalizzazione il principale

    COVID, le imprese UE temono impatti di lunga durata. Digitalizzazione il principale

    Il 72 per cento delle aziende vede la normalità spazzata via dalla crisi sanitaria, rileva la BEI. Si teme per la catena di approvvigionamento

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    27 Gennaio 2022
    in Economia

    Bruxelles – Niente sarà più come prima per il mondo delle imprese, convinte che gli effetti del COVID continueranno a farsi sentire anche quando la pandemia dovesse essere dichiarata conclusa. Nell’UE ci sono sette aziende su dieci convinte in un modo o nell’altro ci saranno impatti di lunga durata sul modo di operare e lavorare, a prescindere dal tipo di cambiamento. La normalità è considerata alterata per il 72 cento delle imprese, preoccupate soprattutto per forniture e digitalizzazione. Lo rileva la Banca europea per gli investimenti (BEI) nella relazione sull’attività 2021, che include anche la mappatura della situazione e tendenze generali per l’anno in corso.

    In termini generali la trasformazione in senso digitale e tecnologico del ‘fare impresa’ è considerata la principale eredità della crisi sanitaria. La maggioranza degli operatori non ha dubbi in tal senso. Il 55 per cento delle aziende, che siano piccole, medie o grandi, vede una crescente necessità di affidarsi allo spazio telematico, con un 45 per cento delle imprese che considera la dotazione di infrastrutture digitale un obbligo di investimento dettato dalla pandemia. Ma ci sono quasi tre imprese su dieci (28%) che temono ricadute sul sistema di approvvigionamento. Si teme in sostanza per forniture e rifornimento di materie prime, peraltro già paventata in Germania e in Italia.

    Da questo punto di vista non c’è alcuna differenza tra grandi gruppi e imprese medio-piccole. I principali cambiamenti che appaiono inevitabili e destinati a rimanere sono gli stessi: trasformazione digitale e nuovi modelli di accesso a ciò di cui c’è bisogno per poter produrre. Si teme più penuria di materiali che di personale. Quasi nessuno è disposto a credere che ci potranno essere problemi a reperire forza lavoro. I più preoccupati in tal senso sono i produttori di servizi, dove appena il 16 per cento degli intervistati, meno di due aziende su dieci, è pronta a scommettere su riduzione permanente dell’occupazione.

    C’è una parte del settore terziario che prevede di doversi ‘re-inventare’. Oltre un quarto degli operatori del settore (27 per cento) vede un futuro effetto sul mix produttivo da offrire sul mercato quale conseguenza della pandemia. Qualcosa che preoccupa anche quattro piccole e medie imprese su dieci.

    Ad ogni modo c’è un altro elemento, meno diretto ma non per questo non meno legato alla pandemia e ai suoi effetti, che il mondo delle imprese nel suo complesso considera con grande attenzione per i suoi impatti di lunga durata: regoli comuni europee. Rileva la BEI come tutti confidano nella volontà politica degli Stati membri di agire insieme, in modo coordinato e concordato, di fronte alla pandemia e la ripresa. “Con la pandemia lontana dall’essere finita, l’incertezza macroeconomica e politica rimane alta e il 73 per cento delle imprese considera ciò come ostacolo agli investimenti”.

    Tags: Banca europea per gli investimentibeiCOVIDdigitalizzazioneimpreseinnovazionematerie primepandemiapmirifornimentiripresa

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