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    Home » Economia » Stabilimenti balneari, legge sulla concorrenza in stallo. Faro dell’UE sulla riforma

    Stabilimenti balneari, legge sulla concorrenza in stallo. Faro dell’UE sulla riforma

    Decine di emendamenti mettono a rischio il testo del governo e insistono per annacquare le norme sulla libera concorrenza. Il Commissario Breton avverte che la legislazione italiana non può ignorare la direttiva Bolkestein e chiede tempi rapidi per la riforma. Anche le spiagge portoghesi finiscono sotto procedura d'infrazione

    Nicola Corda</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@NicolaCorda" target="_blank">@NicolaCorda</a> di Nicola Corda @NicolaCorda
    19 Aprile 2022
    in Economia
    balneari

    Roma – Sulla riforma delle concessioni balneari, il faro della Commissione europea resta acceso. Attenzione massima proprio mentre il testo del governo è all’esame del Senato e dove le forze politiche della maggioranza stanno faticando per trovare un’intesa che questa sera (martedì 19) sarà nuovamente sul tavolo di un vertice. Se non saranno possibili ulteriori scappatoie sulla messa a gara delle concessioni, con un’ormai consolidata giurisprudenza che sancisce il rispetto della direttiva Bolkestein, i nodi principali riguardano le corsie preferenziali per i concessionari storici e gli eventuali risarcimenti per chi perde i diritti.

    Si tratta di aspetti chiave che insistono sui principi della concorrenza su cui Bruxelles appena una settimana fa ha avvertito il Portogallo con l’apertura di una procedura d’infrazione. La legislazione portoghese che conferisce ai titolari di concessioni balneari esistenti, un diritto di preferenza nelle procedure di gara, secondo Bruxelles non risulta compatibile con la direttiva sui servizi o con la libertà di stabilimento ai sensi dei Trattati. Tale trattamento preferenziale a favore degli “operatori storici” dissuaderebbe le imprese situate in altri Stati membri dal fornire servizi balneari in Portogallo.

    Nulla di nuovo per le cronache italiane, abituate a queste osservazioni che però ora suonano come l’ennesimo avvertimento. Le spiagge del Portogallo e quelle spagnole sono state citate spesso come esempio per dimostrare una disparità di trattamento tra gli Stati membri, smontata ora dalla procedura aperta contro Lisbona.

    Che il faro UE sui litorali italiani resti ben acceso è stato confermato pochi giorni fa dal commissario per il Mercato interno e i servizi Thierry Breton. Rispondendo a un’interrogazione dell’eurodeputata della Lega Rosanna Conte, ha spiegato che “non è più sostenibile la reiterata proroga prevista dalle leggi italiane, perché ne compromette la certezza del diritto in un settore importante per l’economia, con le stesse concessioni balneari messe costantemente a rischio di impugnazione.

    Breton chiede che la riforma italiana sia approvata quanto prima per “consentire a tutti gli operatori, comprese le numerose piccole e medie imprese del settore, di svolgere le attività e di pianificare gli investimenti senza l’incertezza e i rischi di lunghi contenziosi”. La sostanza è chiara: il limbo legislativo danneggia prima di tutto i titolari delle concessioni in balia di ricorsi e ordinanze locali che puntualmente vengono strapazzati dagli organi della giustizia amministrativa.

    Se poi qualcuno ha fatto recapitare a Bruxelles qualche esempio degli emendamenti presentati in Senato, gli allarmi della Commissione sono ben giustificati. Da tutti i partiti, dalla Lega, Forza Italia, ma anche Movimento 5 stelle e PD, con la minoranza di Fratelli d’Italia, sono sistematici i tentativi per trasformare le gare pubbliche in procedure di finta concorrenza, impedire la partecipazione di imprese straniere o addirittura per escludere dalle gare le spiagge di alberghi e camping. Nella gran parte dei casi presi in esame le norme del governo vengono stiracchiate, lasciando inalterati i privilegi acquisiti, fino a prevede l’esclusione dalle gare per le concessioni antecedenti al 2009.

    Nella selva degli emendamenti il primo rischio è di impantanare la riforma e rinviarla ai tempi biblici della delega. Quello sui tempi è infatti il secondo allarme scattato nella Commissione che ai primi di aprile ha inviato in missione i tecnici per una verifica degli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. La legge sulla concorrenza è così finita tra gli impegni considerati più critici, nonostante le rassicurazioni di Palazzo Chigi.

    Tags: concessioni balneariconcorrenzadirettiva bolkesteinlegge sulla concorrenzapnrr poloniaportogalloRiforme PNRRspiaggestabilimenti balnearithierry breton

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