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    Home » Green Economy » Auto elettrica, nell’UE ancora ritardi e disparità sulle colonnine di ricarica

    Auto elettrica, nell’UE ancora ritardi e disparità sulle colonnine di ricarica

    La denuncia di ACEA in un nuovo studio che mette in luce ritardi e divari da colmare. "Solo pochi Paesi stanno realizzando infrastrutture"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    22 Giugno 2022
    in Green Economy
    Stazione di ricarica elettrica. L'UE mostra ritardi e divari da colmare [foto: imagoeconomica]

    Stazione di ricarica elettrica. L'UE mostra ritardi e divari da colmare [foto: imagoeconomica]

    Bruxelles – Auto elettrica, l’Unione europea presenta forti squilibri, motivo di investimenti per colmare quel divario esistente tra Stati membri che rischia di porre un serio freno allo sviluppo delle mobilità sostenibile. I numeri forniti da ACEA, l’Associazione dei costruttori europei di automobili, mostrano una cartina geografica troppo variegata. Paesi Bassi e Germania, da soli, ospitano “la metà di tutti i punti di ricarica per auto elettriche nell’UE”, con rispettivamente 90.284 e 59.410a colonnine già disponibili per l’uso. Vuol dire che il 50 per cento dei punti ricarica si trovano su un territorio pari a “meno del 10% dell’intera superficie dell’Unione”.

    Bastano questi numeri, da soli, a mostrare il “divario enorme” su cui occorre lavorare per fare delle politiche di mobilità pulita una realtà. Solo per dare un esempio del gap esistente, i Paesi Bassi, il paese con più infrastrutture, “hanno quasi 1.600 volte più punti di ricarica rispetto al paese con meno infrastrutture (Cipro, con appena 57 punti di ricarica)”. In effetti, i soli olandesi hanno “tanti caricatori quanti 23 stati membri messi insieme”. Ancora, per quanto riguarda la distribuzione delle infrastrutture, c’è una netta spaccatura tra i paesi dell’Europa centrale e orientale, da un lato, e i Paesi dell’Europa occidentale, dall’altro. Ad esempio, un paese come “la Romania, sette volte più grande dei Paesi Bassi, ha solo lo 0,4 per cento di tutti i punti di ricarica dell’Ue”.

    Progressi ci sono stati, ma l’Europa è indietro e ha ancora molto da fare. Sebbene negli ultimi cinque anni si sia registrato un forte aumento del numero di punti di ricarica nell’UE (+180 per cento), il numero totale (307.000) è molto inferiore a quanto richiesto per fare del Green Deal una storia di successo nel settore della mobilità. Per raggiungere gli obiettivi di CO2, le vendite di veicoli elettrici dovranno aumentare massicciamente in tutti i paesi dell’UE.

    Fin qui l’Unione europea non si è risparmiata. La Commissione ha promosso la creazione di consorzi per la realizzazione di batterie, e garantito risorse per la realizzazione di colonnine di ricarica, politica di cui ha beneficiato anche l’Italia. Ma è a livello nazionale che si registrano ritardi. “Mentre alcuni Paesi stanno andando avanti quando si tratta di realizzazione delle infrastrutture, la maggior parte è in ritardo”, lamenta il direttore generale di ACEA, Eric-Mark Huitema. Un chiaro invito dell’industria a fare in fretta.

    Tags: Aceaauto elettricatrasportiue

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