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    Home » Editoriali » Il dopo Draghi fa tremare Bruxelles

    Il dopo Draghi fa tremare Bruxelles

    Lorenzo Robustelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LRobustelli" target="_blank">@LRobustelli</a> di Lorenzo Robustelli @LRobustelli
    22 Luglio 2022
    in Editoriali
    Mario Draghi, Ursula von der Leyen

    Mario Draghi, Ursula von der Leyen

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    Se Roma è nella bufera, Bruxelles trema. E’ sempre stato così, per le crisi politiche in Italia e nei Paesi chiave dell’Unione, ma questa volta c’è qualche preoccupazione in più. Se, come ci spiegava un membro di un gabinetto di vertice della Commissione europea “che ci sia una crisi di governo in Italia, in sé, non ci sorprende più di tanto, ci siano abituati da decenni”, ora, di fronte al più grande intervento finanziario mai organizzato dall’Unione europea e disegnato proprio attorno alle esigenze dell’Italia “siamo davvero preoccupati, e tanto”. Perché il piano Next Generation Eu, all’interno del quale è il Pnnr italiano, riguarda tutta l’Unione ma non può funzionare senza l’Italia, alla quale sono andate ben la metà delle risorse messe a disposizione dei 27.

    Il pacchetto di interventi è stato pensato per dare a Roma la possibilità di agganciarsi al carro delle economie più forti dell’Unione, ammodernando il suo sistema produttivo in chiave sostenibile. Non è un progetto come tanti altri, e parole come “rivoluzionario”, “storico”, “epocale” si sono sprecate per descriverne l’importanza. All’inizio il piano era stato affidato nelle mani del governo Pd/5 Stelle ma poi, con grande sollievo, chiaramente percepito qui a Bruxelles, era passato alle cure di Mario Draghi, considerato in Europa e nel Mondo una delle persone più esperte e affidabili. Insomma, a Bruxelles ci si sentiva relativamente tranquilli che questa volta l’Italia avrebbe in primo luogo speso i soldi (cosa che non avviene regolarmente con i fondi Ue) e che li avrebbe spesi bene, sostenendo con la sua crescita quella del resto dell’Unione.

    Nel frattempo era arrivata la pandemia, e poi la guerra, e il comportamento lineare, chiaramente europeista, del governo Draghi ha permesso all’Italia di giocare un ruolo da protagonista negli ultimi mesi, che sempre più avrebbe potuto crescere viste le incertezze del governo tedesco e le obiettive difficoltà parlamentari di quello francese.

    Eppure, come ha sintetizzato senza celare la rabbia il commissario all’Economia Paolo Gentiloni, “il balletto degli irresponsabili contro Draghi può provocare una tempesta perfetta“. L’ex presidente del Consiglio ha poi invitato a “voler bene all’Italia” nei “mesi difficili” che arriveranno, con i timori all’orizzonte per l’attuazione del Piano nazionale per la ripresa e la resilienza (Pnrr) e gli investimenti necessari per la transizione verde. Essendo italiano Gentiloni ha potuto dirlo, il bon ton brussellese impedisce ai commissari di esprimere giudizi su Paesi che non siano il loro, ma il sentimento espresso è con ogni probabilità condiviso da molti.

    Anche per l’incertezza di quel che seguirà. L’Unione europea un po’ per interesse, un po’ perché ama evitare i rischi, ama la stabilità, la continuità. Così come ha apprezzato che Giuseppe Conte, anche se non particolarmente stimato, rimanesse alla guida anche nel secondo governo della legislatura che sta per chiudersi, così ha imparato che storicamente, seppur con alcuni forti strattoni, di solito i governi italiani che si sono succeduti hanno conservato un atteggiamento per lo meno tendenzialmente collaborativo ed europeista.

    Ora invece l’Italia pare muoversi verso qualcosa di radicalmente nuovo, con la possibilità di avere una presidente del Consiglio strettissimamente legata al premier ungherese Victor Orban, la bestia nera per l’Unione, quello che mette regolarmente i bastoni tra le ruote dei meccanismi dell’Ue, quello che ammicca a Vladimir Putin. Giorgia Meloni da mesi gira l’Europa (è la leader dei Conservatori europei) spiegando la sua idea sul futuro del 27, che è pieno di paletti e di punti ancora non espressi. Domande sulla posizione della leader di Fratelli d’Italia se le pongono anche oltre oceano, con il Wall Street Journal che ricorda come “non ha sempre espresso sostegno alla tradizionale partnership transatlantica dell’Italia con gli Stati Uniti, ma di recente ha cambiato atteggiamento, anche sostenendo l’invio di armi in Ucraina”.

    Per Bruxelles sarebbe un vero salto nel buio, e non può non tremare.

    Tags: bruxellesCrisigovernomario draghi

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